NATSUO KIRINO.
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Pioggia sul viso.
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Parte 1.
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Traduzione dal giapponese di: Gianluca Coci.
Titolo originale: Rain on my face.
2015 Neri Pozza Editore, Vicenza.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Dalle finestre del suo appartamento all'undicesimo piano, Murano Miro osserva la foschia che avvolge i grattacieli e i locali a luci rosse di Tokyo. Trentadue anni, senza un filo di trucco, il volto pallido e i capelli corti, Miro si spoglia, fa una doccia, beve un caff bollente, ma la sensazione che quella nebbia umida e fastidiosa non sia solo fuori, ma anche dentro di s, non l'abbandona. Forse  colpa della pioggia incessante o dell'incubo in cui le  apparso in sogno il fantasma del marito. Oppure della telefonata notturna a cui non ha risposto.
Quando il campanello suona e sulla porta appaiono Naruse - l'amante della sua cara amica scrittrice Yoko - e uno sconosciuto ripugnante, vestito con camicia di seta blu elettrico, pantaloni turchesi e Rolex d'oro con diamanti, Miro apprende finalmente a cosa attribuire la sua sgradevole sensazione: Yoko ha rubato cento milioni di yen a un pericoloso boss della yakuza e poi  scappata!
La giovane donna non si  ancora ripresa dallo shock di quella notizia, che i due uomini la trascinano ai piani alti di un grattacielo di Shinjuku, dove il boss Uesugi le concede una settimana di tempo per recuperare i soldi o dimostrare la propria estraneit ai fatti. Scortata da Naruse e dal giovane yakuza Kimishima, Miro intraprende una disperata corsa contro il tempo. Cerca tracce dell'amica nel suo appartamento, interroga editori, familiari, amici, e persino Fujimura e Yukari, gli assistenti di Yoko. Tutti, per, si dicono all'oscuro dei fatti. Anche se  convinta che qualcuno di loro stia mentendo, in mano non ha nessuna prova, nessuna pista - niente di niente.
Quando il celebre musicista Kawazoe Katsura le racconta che Yoko si trovava in Germania per scrivere un reportage sulle discriminazioni razziali dei giapponesi a Berlino e l, travestita da prostituta, ha assistito all'assassinio di un pericoloso capo neonazista, i dubbi e le domande di Miro, anzich dileguarsi, aumentano. Chi ha rubato i soldi? Dov' ora Yoko? E per quale motivo frequentava assiduamente locali di bondage e sadomaso?
Dopo lo strepitoso successo de Le quattro casalinghe di Tokyo, Natsuo Kirino torna con un noir adrenalinico che riunisce tutti gli ingredienti che l'hanno fatta conoscere e amare nel mondo: il sesso, gli intrighi di potere, i desideri pi inconfessabili degli uomini e gli estremi della psiche umana che si affacciano sull'orrore
(The Washington Post).
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L'AUTRICE.
Natsuo Kirino, nata nel 1951, ha scritto ventuno romanzi, quattro raccolte di racconti e una di saggi. Ha vinto sette premi letterari in Giappone, tra cui il prestigioso premio dell'Associazione giapponese degli autori di romanzi polizieschi con Le quattro casalinghe di Tokyo (Neri Pozza 2003) e il Premio Izumi Kyoka per la Letteratura con Grotesque (Neri Pozza 2008, BEAT 2012). Pubblicate in ventotto paesi, molte delle sue opere sono state trasposte sul grande schermo. Le quattro casalinghe di Tokyo, la sua prima opera tradotta all'estero,  stata nominata per il prestigioso Edgar Award. Vive a Tokyo.
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Pioggia sul viso.
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Avvertenza
Per la trascrizione dei termini giapponesi  stato adottato il sistema Hepburn, secondo il quale le vocali sono pronunciate come in italiano e le consonanti come in inglese. Si noti inoltre che:
ch  un'affricata come la c nell'italiano cera
g  sempre velare come in gatto
h  sempre aspirata
s  sorda come in sandalo
sh  una fricativa come sc nell'italiano scena
w si pronuncia come una u molto rapida
y  consonantico e si pronuncia come la i italiana
Il segno diacritico sulle vocali indica l'allungamento delle medesime.
Secondo l'uso giapponese, il cognome precede sempre il nome (fa qui eccezione il nome dell'autrice).
Tutti i termini giapponesi sono resi al maschile in italiano.
Per alcuni termini giapponesi si rimanda al Glossario a fine volume.

1.

Stavo facendo un brutto sogno.
Ero sola a bordo di un minibus diretto chiss dove, seduta su uno dei sedili posteriori. Avevo la sensazione di essere nel mezzo di un viaggio, senza una meta precisa.
Triste, avvilita, dirigo lo sguardo oltre il finestrino: un'enorme discarica a cielo aperto invade il mio campo visivo. Sacchi bianchi e blu ricoprono una vasta area desolata, terra e polvere turbinano nell'aria. Qua e l torreggiano cumuli di immondizie, dove spiccano sacchetti di plastica gonfiati dal vento simili a palloncini, che sembrano respirare e dimenarsi come fossero vivi.
Fuori c' il sole e a quanto pare fa molto caldo, eppure ho un freddo cane. Le bocchette poste nella parte superiore del minibus sparano un'aria gelida e maleodorante di muffa. Ho i brividi e la pelle d'oca in ogni parte del corpo.
Intanto mi accorgo che il panorama non mi  nuovo. Sono a Giacarta, da qualche parte in periferia. Ma che diavolo ci faccio a Giacarta? mi chiedo. In quell'istante preciso l'autista, con gli occhiali scuri, si volta indietro e indica qualcosa. Il minibus si ferma a una specie di incrocio, ruoto di scatto il capo da un lato e, oltre il finestrino, scorgo una sagoma umana che si avvicina. Si tratta di un uomo. Indossa una camicia bianca, tiene gli occhi serrati stretti e allunga una lattina vuota nella mia direzione. Ha tutta l'aria di essere un mendicante cieco,  a meno di mezzo metro da me. Senza volerlo, mi metto a fissare le sue palpebre chiuse e vedo sgorgare una lacrima, che gli scorre piano sulla guancia lasciando una scia. Un attimo dopo mi rendo conto che quell'uomo non  un indonesiano, ma mio marito Hiroo!
All'improvviso mi sento pervadere da un sentimento complesso e oscuro, un misto di profonda malinconia, dolore, rimorso e odio. Hiroo  morto qui, a Giacarta, penso in quel momento. Non appartiene pi a questo mondo, eppure continua a farmi soffrire. Le lacrime tracimano l'una dopo l'altra dai suoi occhi chiusi, mentre tende verso di me la mano tremante in cui stringe la lattina vuota.
I morti fanno parte di noi?  giusto continuare ad amarli? Mentre sono l a chiedermelo, senza pensarci abbasso il finestrino e faccio per stringere la mano di Hiroo, ma alle mie spalle sento i clacson strombazzare impazziti. Dobbiamo andare, signora! mi urla l'autista, sollecitato da quel fragore assordante che non accenna a smettere.
Aspetti, la prego!.
In quell'istante riaprii gli occhi. Dopotutto era un incubo. Eppure il batticuore non accennava ad acquietarsi, forse perch i clacson continuavano a suonare. I clacson?... Mi ci volle qualche secondo per rendermi conto che si trattava del telefono che squillava. Mi girai istintivamente verso la sedia che tenevo accanto al letto al posto del comodino e diedi un'occhiata all'orologio: quasi le tre del mattino. A mano a mano che il battito cardiaco rallentava, il sudore stillava sempre pi copioso da ogni poro. E intanto il telefono seguitava a squillare.
Non avevo nessuna voglia di rispondere, soprattutto adesso che mi ero messa a ripensare al sogno e alle lacrime che fluivano sulle guance di Hiroo scurite dal sole. Da quando mi era giunta la notizia della sua morte, avevo deciso di non rispondere mai pi al telefono in piena notte. Rimasi immobile a letto e finalmente, dopo una ventina di squilli e un ultimo mezzo trillo strozzato, l'apparecchio cess di suonare. Mi pentii amaramente di non aver inserito la segreteria telefonica. Sollevai adagio la schiena e poggiai lentamente i piedi nudi sul parquet. Mi sembr quasi di restare incollata al pavimento, tanto erano umide e appiccicose quelle assi di legno. Fuori pioveva a dirotto. Quest'anno la stagione delle piogge era pi lunga del solito e l'acqua veniva gi in gran quantit quasi ogni giorno. Mi avvicinai al telefono, inserii la segreteria abbassando il volume e me ne tornai a letto.
Tempo nemmeno un'ora, mentre sonnecchiavo, l'apparecchio riprese a suonare. Dopo un paio di squilli, udii il clic prolungato della segreteria che si attivava e dava inizio alla registrazione. Non mi interessava ascoltare subito il messaggio: di qualunque cosa si trattasse, poteva attendere fino all'indomani mattina, a maggior ragione se era una brutta notizia. Senza indugiare oltre, serrai forte le palpebre e mi riaddormentai.
Mi risvegliai come al solito dopo le dieci. Aveva smesso di piovere. Dal balcone sentivo provenire il fitto chiacchiericcio in lingua tagalog delle quattro ragazze filippine che abitavano nell'appartamento accanto. Molto probabilmente stavano battibeccando sull'opportunit di stendere il bucato all'aperto nonostante il tempo avverso.
Mi alzai dal letto, tirai su la tapparella e aprii la portafinestra scorrevole che dava sul balconcino. Quando provai ad affacciarmi, riuscii a distinguere a malapena il profilo di Shinjuku e dei suoi grattacieli avvolti in una densa foschia bianca fin quasi all'altezza del suolo. La visibilit era cos scarsa che avevo difficolt persino a leggere la grande insegna del club a luci rosse Himeyuri, affissa ai primi piani dell'edificio a fianco. A differenza degli altri giorni, si percepiva distintamente il tanfo dell'umidit e dei gas di scarico, nonostante abitassi all'undicesimo piano.
Ciao, Miro-chan! mi sentii dire all'improvviso. Mi voltai verso il pannello divisorio che separava il mio balcone da quello dell'alloggio a fianco e scorsi una delle mie vicine fare capolino e agitare la mano in segno di saluto. Teneva i capelli raccolti sulla nuca e aveva un viso molto bello dalla carnagione bruna, con due occhi tondi e sorridenti. Si trattava di Cynthia, la pi giovane delle quattro filippine. Dopo un attimo di esitazione, ricambiai il saluto facendole anch'io ciao con la mano. Era davvero carina e sempre allegra; anche quando la incrociavo per strada, sembrava una di quelle cagnoline molto dolci. Come va, tutto bene? mi chiese subito a seguire.
S, tutto bene stavo per dirle, sennonch mi ricordai della telefonata notturna e dell'incubo e ricacciai in gola le parole, limitandomi a fare di nuovo ciao con la mano e a ritornare dentro. Mi avvicinai immediatamente al telefono, posto in un angolo della scrivania, e schiacciai il tasto per ascoltare la segreteria. Volevo sapere in fretta chi mi aveva chiamata e per quale motivo. Poteva essere mio padre, il quale viveva da solo in Hokkaido. Anche se era alquanto improbabile che insistesse a far squillare il telefono cos a lungo nella notte, senza contare che, seppure gli fosse accaduto qualcosa, difficilmente avrebbe pensato di fare affidamento su di me.
Al messaggio preregistrato segu solo un silenzio di alcuni secondi. Chiunque fosse stato a chiamarmi, era rimasto muto, senza dire nulla, malgrado avesse perseverato a lungo in attesa che rispondessi. In piedi accanto al telefono, mi misi a riflettere a braccia conserte. Forse si trattava di un ubriaco, o magari di qualcuno che aveva chiamato con l'intenzione di farmi uno scherzo e aveva rinunciato quando aveva sentito la segreteria telefonica. L'ipotesi pi probabile, considerato che fino a sei mesi prima nel mio stesso appartamento ci abitava mio padre, era che fosse qualcuno che lo cercava per una questione urgente e aveva riagganciato quando aveva ascoltato il messaggio con la mia voce. Doveva essere per forza cos, non c'erano altre spiegazioni. Oltretutto sulla cassetta delle lettere era ancora affissa la targhetta con il nome della sua ditta. Eppure non riuscivo a sentirmi tranquilla, avevo come un brutto presentimento. Non poteva che essere colpa di quel maledetto sogno. Mi sembrava di sentire ancora sulla pelle il flusso di aria fetida del condizionatore del minibus. Provai a sfregarmi forte le guance nel tentativo di liberarmi in fretta di quella sensazione ruvida e sgradevole. Ma ben presto mi resi conto che c'era ben poco da fare, quello strano malessere non voleva proprio abbandonarmi. Forse perch sotto c'era una tristezza profonda, incrollabile.
Volevo recuperare a tutti i costi il buonumore. Accesi la radio: Robert Palmer in un pezzo di Marvin Gaye. Mentre canticchiavo il ritornello, mi tolsi la T-shirt e i pantaloncini e li gettai nella lavatrice insieme agli asciugamani. Quindi mi infilai nella doccia. Desideravo far scivolare via dal corpo ogni traccia di tensione. Feci lo shampoo, mi passai delicatamente il balsamo tra i capelli e mi asciugai con il mio asciugamano preferito, grande e soffice. Dopo aver eliminato le ultime gocce d'acqua dalla pelle, mi massaggiai il corpo con il gel idratante e applicai una noce di mousse sui capelli. Infine, nell'attimo in cui indossai la solita T-shirt, mi liberai degli ultimi frammenti di ansia e mi sentii rianimata e tranquilla.
Mentre raccoglievo con l'apposito misurino il caff da macinare, il telefono prese a squillare. Assurdo, proprio adesso che cominciavo a sentirmi meglio. D'istinto gettai uno sguardo all'orologio: era quasi mezzogiorno.
Pronto? Sono Murano, chi parla?.
Ah... parlo con la signora Murano?... La signora Murano Miro che abita a Shinjuku, giusto?.
Era la voce bassa e profonda di un uomo. Suonava molto esitante, quasi non avesse la certezza di aver chiamato me.
S, sono io, ma lei chi ?.
Le chiedo scusa, mi chiamo Naruse mi rispose, stavolta in tono disteso. Forse avr sentito parlare di me da Yoko, voglio dire dalla signora Uno Masako... Sono Naruse, quello di Naruse Motors.
Ah, s, credo di aver capito.
Si trattava del tipo con cui stava da qualche anno la mia amica Usagawa Yoko, scrittrice di libri su temi di attualit. Il suo vero nome era Uno Masako, Usagawa Yoko era uno pseudonimo, ma suonava molto meno comune e di gran lunga pi intrigante, tanto che da un certo momento in poi io e le altre nostre amiche avevamo iniziato a chiamarla spontaneamente Yoko, dimenticandoci di Masako.
Ho sentito parlare abbastanza spesso di lei aggiunsi subito dopo. Piacere di conoscerla.
Sentendomi pronunciare quelle parole di pura cortesia, Naruse fece altrettanto. La sua voce e il modo di esprimersi erano schietti e diretti, ma rivelavano al contempo una certa urgenza.
Difatti, superati i convenevoli, mi chiese: In realt la chiamavo perch Yoko non  in casa. Non  che per caso  venuta da lei?.
No, qui non c'....
Ne  sicura? insistette lui, chiaramente turbato.
Certo che ne sono sicura! risposi alzando mio malgrado la voce, lasciando trapelare il mio malcontento per il fatto che si dubitasse di me.
Mi perdoni, sono stato sgarbato si scus Naruse.
Si figuri, non importa. Piuttosto,  successo qualcosa?.
Non lo so, oggi io e Yoko dovevamo vederci per una questione importante, ma a casa non c', non riesco a mettermi in contatto con lei.
Ah....
Non  che a lei aveva detto qualcosa?.
Qualcosa? In che senso?.
Voglio dire qualcosa che stava facendo in questo periodo, qualcosa su se stessa....
Yoko mi dice sempre un sacco di cose, siamo amiche, ma se lei non cerca di essere un po' pi preciso....
Naruse insisteva, era agitato, ma non potevo certo raccontargli tutto ci che ci eravamo dette io e Yoko negli ultimi tempi, mi ci sarebbero volute delle ore.
Non lo so, non le ha detto per esempio se aveva intenzione di andare da qualche parte?.
No, mi pare di no... Forse, tra una cosa e l'altra, mi avr pure detto che le sarebbe piaciuto fare un viaggio o qualcosa del genere, ma non ne sono sicura.
S, anche un viaggio, qualsiasi cosa... Non ricorda se le ha detto che voleva andare in qualche posto in particolare?.
Naruse continuava a pormi la stessa domanda, il suo tono di voce si faceva via via pi convulso e ostinato. Allora cominciai a sentirmi a disagio e preferii non dirgli niente, pensando che altrimenti avrei rischiato di tradire la mia amica.
Non mi viene in mente nulla, mi dispiace.
Va bene, la ringrazio ugualmente e le chiedo scusa per averla disturbata replic in tono sommesso, senza insistere oltre. Poi, constatando che non avevo nient'altro da dirgli e prima di interrompere la comunicazione, mi chiese il mio indirizzo preciso e mi disse che mi avrebbe ritelefonato.
Confusa, con il ricevitore stretto in una mano, mi venne subito in mente che poteva essere stata Yoko a chiamarmi nel cuore della notte. Pi che un pensiero convinto, era una semplice intuizione, molto simile a un presentimento. Non avevo mai creduto nel sesto senso e in cose del genere, ma in quel momento non ne ero pi tanto sicura. Forse Yoko era disperata e voleva comunicarmi qualcosa. Perch non avevo risposto? Rimpiansi fin quasi alle lacrime di aver lasciato che il telefono squillasse a oltranza e di aver inserito la segreteria telefonica.
Incapace di tranquillizzarmi, aprii il giornale sul tavolo e versai il caff bollente nella tazza. Come da mia abitudine, guardai innanzitutto la pagina delle previsioni del tempo e lessi che nel pomeriggio le probabilit di pioggia erano del settanta per cento. Era gi la met di luglio, ma il fronte delle piogge stagionali stentava ad avanzare e si estendeva ancora dai mari meridionali fino a buona parte dello Honshu.
Sollevai lo sguardo e osservai il cielo plumbeo di Shinjuku attraverso la finestra. Dove poteva essere andata Yoko con quel brutto tempo? No, non sar andata da nessuna parte, non si tratter di nulla di grave, mi risposi da sola, con ottimismo. Forse avevano semplicemente litigato e lei era andata in bestia e aveva voluto dare una lezione a Naruse facendolo preoccupare. Yoko era follemente innamorata di lui. Ogni volta che ne parlava, le brillavano gli occhi e mostrava una passione e una devozione impossibili da nascondere.
Il caff era amaro e rovente, per poco non mi scottavo la lingua. Posai la tazza sul tavolo e diressi lo sguardo verso il telefono. Non riuscivo a togliermi dalla testa la conversazione con Naruse e il tono teso e preoccupato della sua voce. Misi da parte il giornale e mi sforzai di ripensare agli ultimi incontri con Yoko alla ricerca di qualche elemento significativo.
In realt ci eravamo sentite al telefono tre o quattro giorni prima, di pomeriggio. Era stata lei a chiamarmi e mi aveva parlato nel consueto tono schietto e diretto. Yoko era una persona molto pragmatica e, soprattutto quando c'era in ballo qualcosa di concreto, veniva subito al sodo senza perdersi in inutili preamboli. Mi aveva telefonato dal suo ufficio, come capitava spesso.
Ehi, sono io, sei libera marted sera della settimana prossima? aveva esordito, parlando a raffica.
S, certo, sono libera tutti i giorni avevo risposto, pensando tra me e me che Yoko era sempre la stessa e non cambiava mai.
Che ne dici di venire con me a uno show di Kawazoe Katsura, a Roppongi?.
Kawazoe Katsura? E chi diavolo ?.
Ma come, non ti ricordi? Kawazoe, quel mio amico che suona il violino e scrive romanzi che si ispirano all'estetismo. Siamo andate gi una volta a una sua performance, un po' di tempo fa.
Ah, s risposi in tono scialbo. Avevo trovato lui e la sua esibizione poco interessanti, non mi erano rimasti per nulla impressi.
C' una cosa che mi intriga parecchio, voglio assolutamente parlartene mi disse con una certa irruenza. Ora ti mando il volantino dello spettacolo via fax, dammi la linea, okay?.
S, va bene.
Allora ciao, a marted.
Basta, non c'era altro. Riflettendoci su, forse era un po' meno vivace del solito, ma non al punto da farmi sospettare che ci fosse qualcosa che non andasse, anche perch al telefono non  facile intuire i sentimenti della persona all'altro capo della linea. Aprii il cassetto della scrivania e tirai fuori il fax che Yoko mi aveva inviato. In alto, in grande, c'era scritto: Black Night Show - Eros e disciplina e sotto era raffigurata una donna in costume sadomaso di pelle nera che si strizzava i capezzoli con tanto di piercing. Yoko andava matta per quel genere di eventi.
A un tratto suon il campanello. Il palazzo in cui abitavo non era dotato di portone automatico e di particolari sistemi di sorveglianza, chiunque poteva presentarsi senza problemi alla porta di casa tua a qualsiasi ora del giorno e della notte. Avendo indosso solo la mia T-shirt di un paio di misure pi grande, mi infilai in fretta e furia dei jeans e mi avvicinai alla porta d'ingresso.
Chi ?.
Naruse.
Aspetti un attimo, per favore.
Si era preso la briga di venire di persona! Ero allibita.
Mi perdoni per essere piombato qui senza preavviso mi disse non appena aprii la porta, guardandomi negli occhi e facendo un lieve inchino. Alto, ben piazzato e spalle larghe, indossava una polo nera e dei jeans blu indaco. Quei pantaloni, nuovi e per nulla stinti, gli stavano benissimo e accentuavano il suo aspetto virile. Aveva braccia muscolose e abbronzate e portava al polso un vistoso orologio subacqueo. Una volta, parlando di lui, Yoko mi aveva rivelato la sua et: aveva quarantadue o quarantatr anni, ma sembrava molto pi giovane.
Ero rimasta senza parole anche perch non mi aspettavo che Naruse fosse cos, me l'ero immaginato completamente diverso. Stando alle parole della mia amica, era un abile venditore di auto straniere usate che conosceva molto bene i trucchi del mestiere e non disdegnava di ricorrere ad azioni alquanto discutibili. Ad esempio, se gli portavano una macchina per una piccola riparazione, tipo una luce all'interno dell'abitacolo che non si accendeva o il pulsante del climatizzatore che non faceva contatto, era capace di tenersela l per un bel po'. Al cliente, come pretesto, diceva che era in attesa di un pezzo di ricambio, oppure che aveva molto lavoro e c'era da aspettare il proprio turno. E addirittura poteva capitare che, quando finalmente la macchina era pronta, il contachilometri segnasse un centinaio di chilometri in pi. Secondo me ha dato la mia macchina a qualcuno come auto di cortesia mi aveva detto una volta Yoko. Oppure, peggio ancora, i tizi che lavorano con lui l'avranno usata per andarsene in giro chiss dove. Ecco perch ero convinta che il famoso Naruse fosse uno di quei tipi infidi dal fisico esile e dai modi melliflui che indossano il classico abito firmato di manifattura italiana. E invece l'uomo che si era presentato inaspettatamente alla mia porta era l'esatto opposto: ben piantato, virile e, almeno a giudicare dalla prima impressione, sincero e gentile.
Il suo sguardo, per, era penetrante e soprattutto molto sveglio, ben oltre la media. Dopo avermi salutato, diresse gli occhi verso il basso per verificare l'eventuale presenza delle scarpe di Yoko e poi li rialz e guard alle mie spalle, facendo una rapida e attenta panoramica del mio modesto bilocale. Si capiva chiaramente che non era disposto a lasciarsi sfuggire nemmeno il pi piccolo dettaglio riguardo alla sua donna.
Yoko non c' gli dissi.
Lo vedo mi rispose lui ridacchiando e senza guardarmi negli occhi. Mi fece paura, era evidente che non credeva alle mie parole.
Posso entrare? mi chiese, cominciando gi a slacciarsi gli stivaletti.
Prego... Tanto sarebbe entrato lo stesso, o sbaglio?.
A braccia incrociate e con le spalle appoggiate al muro, disgustata, gli lanciai un'occhiata sprezzante. Mi diede un fastidio enorme vedere un uomo pressoch sconosciuto entrare cos in casa mia, con una tale arroganza.
Uhm si limit a ribattere, continuando a sciogliere i lacci delle scarpe. Tutt'a un tratto vidi la porta spalancarsi e un altro tizio venire dentro. Parecchio pi giovane di Naruse e con i capelli corti e ricci da yakuza, non si degn neppure di guardarmi o di rivolgermi un saluto. Stringeva in pugno il cellulare e camminava tutto impettito, con fare intimidatorio. Senza volerlo, il mio sguardo fu catturato dal suo abbigliamento a dir poco sgargiante: camicia di seta in fantasia astratta blu elettrico e verde smeraldo, pantaloni turchesi, scarpe slip-on blu scuro di cuoio morbido, catena d'oro a maglie molto spesse e braccialetto abbinato. E per finire, al polso, un Rolex d'oro con diamanti. Se, come sembrava, quei vestiti erano roba griffata tipo Versace, il tizio aveva addosso la bellezza di tre o quattro milioni di yen. Non era esattamente il look di una persona che svolgeva una professione come tutte le altre, questo era poco ma sicuro. In quel momento mi vennero in mente alcuni uomini che in passato frequentavano l'ufficio di mio padre. Gente che di primo acchito dava l'impressione di essere per bene e a modo, ma che in realt non lo era affatto.
Ah,  questa la tipa? disse il tizio in tono ostile e storpiando le parole, dopo avermi dato un'occhiata e spostando lo sguardo verso Naruse. La sua voce tradiva un lieve accento del Nord del Kanto.
Kimishima, tu aspettami qui gli fece Naruse senza minimamente scomporsi, indicando la zona in prossimit dell'ingresso e avviandosi di sua iniziativa verso l'interno dell'appartamento. Non appena feci per seguirlo, Kimishima mi afferr per un braccio.
Che cazzo fai? Lasciami! urlai dibattendomi. Al che lui, stupito per la mia reazione furiosa, moll immediatamente la presa. Poi, forse perch seccato per essersi lasciato cogliere di sorpresa, fece schioccare la lingua e sput accanto ai miei stivaletti, posti nella piccola zona d'ingresso. Kimishima sembrava un bambino cresciuto solo fisicamente, era ripugnante, da dare la nausea. Fortuna che almeno non aveva sputato dove camminavo a piedi nudi.
Murano-san, venga qui, per favore mi chiam Naruse. Nella speranza di trovare Yoko, aveva dato un'occhiata dappertutto, perfino nella stanza da bagno, nel vano separato con il water e sotto il letto. Senza aprire bocca, dopo aver ricambiato lo sguardo ostile di Kimishima, mi diressi a passo lento nel piccolo soggiorno.
Mi scusi tanto mi fece Naruse notando la mia espressione inviperita, abbozzando per la prima volta un sorriso.
Si risparmi le scuse replicai, sedendomi pesantemente su una sedia. Piuttosto, non le sembra il caso di spiegarmi cosa sta succedendo?.
Non c' granch da spiegare,  tutto molto semplice. E comunque non sono riuscito a scoprire ancora niente mi rispose visibilmente spazientito, storcendo la bocca e stringendosi nelle spalle. Poi volse lo sguardo verso il pothos avvizzito abbandonato in un angolo del balcone e aggiunse: Yoko  sparita portandosi dietro una grossa somma di denaro.
Non  possibile! gridai spalancando gli occhi, incapace di trattenermi. Yoko non farebbe mai una cosa del genere.
 quello che credevo anch'io fino a poco fa replic Naruse riportando lo sguardo nella mia direzione e sorridendo con fare stanco. Ma le assicuro che  cos. Se ne  andata chiss dove con i cento milioni di yen che le avevo affidato.
Nel sentir pronunciare quella cifra, fui sopraffatta dalla gravit della cosa. Adesso capivo perch Naruse e Kimishima si erano precipitati da me di punto in bianco. Al contempo ero convinta che dovesse esserci un errore. Delle mie amiche, Yoko era di gran lunga la pi intelligente e giudiziosa, mi sembrava assolutamente impossibile che avesse potuto fare una cosa tanto stupida come scappare con tutti quei soldi.
Lanciai un'occhiata a Naruse, il quale continuava a osservarmi con aria preoccupata, come se stesse riflettendo su qualcosa. Molto probabilmente stava pensando anche lui la stessa cosa, dopotutto stava insieme a Yoko da un bel pezzo e doveva conoscerla bene.
E dove potrebbe essere andata? provai a chiedergli.
Se lo sapessi, non sarei venuto qui da lei rispose afferrando una sedia e mettendosi anche lui a sedere, come fosse a casa sua. Seduti al tavolo da pranzo, l'una di fronte all'altro, finalmente avemmo modo di guardarci per bene in faccia. Naruse aveva gli zigomi sporgenti e uno sguardo acuto e penetrante. Era senza dubbio un bell'uomo, anche la forma del suo cranio era pressoch perfetta. Gli occhi iniettati di sangue e cerchiati dalla stanchezza rivelavano per un evidente logoramento fisico e mentale.
Ma perch ha affidato a Yoko tutti quei soldi? mugugnai, quasi stessi parlando tra me e me.
Erano soldi miei... o meglio, pi che soldi miei... Non  una cosa facile da spiegare ribatt lui, interrompendosi per un attimo mentre tirava fuori dalla tasca un pacchetto di Marlboro Lights e si accendeva una sigaretta con un Bic nero. Gli passai un piattino di vetro che usavo a mo' di posacenere e mi ringrazi con un cenno del capo. Quei soldi prosegu li avevo presi in prestito appena ieri, sabato, rivolgendomi alla societ di cui fa parte la mia concessionaria, Naruse Motors. Ma ieri stesso sono dovuto andare a Ito per un piccolo torneo di golf organizzato con i miei clienti abituali e nel frattempo, non avendo altra scelta, ho affidato il denaro a Yoko, dicendole che sarei stato via solo per una notte e che sarei tornato questa sera. Sennonch stamattina a Ito c' stato un vero diluvio e il torneo  stato rinviato, per cui sono rientrato a Tokyo prima del previsto. E quando sono andato da Yoko, qualche ora fa, lei era sparita insieme ai soldi.
Perch non li ha lasciati a casa sua?.
Prima di rispondere, Naruse mi guard negli occhi e assunse un'aria tra il rassegnato e il divertito, come a dirmi: Lo sai bene perch.
Ormai  oltre un anno che non vivo pi a casa mia replic, mantenendo la stessa espressione.
Gi, lo sapevo benissimo. Yoko mi aveva raccontato per filo e per segno che Naruse, sposato e con famiglia, era in rotta totale con la moglie.
Questa storia non mi quadra, Yoko non  il tipo di persona che farebbe una cosa del genere. Non  che per caso c' sotto qualcosa di losco? Potrebbe essere rimasta coinvolta in qualche affare sporco.
Assolutamente no. Insieme ai soldi, sono spariti anche il suo passaporto, la valigia e altri oggetti personali. Se non vuole credermi, venga con me e se ne accerti lei stessa.
Naruse pronunci l'ultima frase con chiaro disprezzo, storcendo di nuovo la bocca in una smorfia. Poteva dire e fare ci che voleva, tanto non avrei mai dato credito alle sue parole. Per doveva essere successo qualcosa di serio, forse Yoko era nei guai. Convinta di ci, afferrai la mia tazza e presi un sorso di caff. Si era raffreddato, era imbevibile.
Perch si  rivolto proprio a me?.
Quando mi sono reso conto che Yoko se n'era andata, mi  preso il panico. Ho cominciato a rovistare dappertutto nella speranza di trovare una traccia, poi ho pensato che forse, prima di uscire, poteva aver telefonato a qualcuno. E infatti, quando ho provato a verificare l'ultimo numero selezionato, mi sono accorto che aveva chiamato qui da lei. In ogni caso, a parte questo, mi sarei messo lo stesso in contatto con lei, visto che  la sua migliore amica.
Ah, capisco replicai annuendo pi volte col capo. Ora era chiaro perch mi aveva telefonato e mi aveva posto tutte quelle domande. In effetti stanotte, verso le tre, ho ricevuto una telefonata. Ma non ho risposto. Poi ho inserito la segreteria telefonica e, mentre ero nel dormiveglia, ho sentito il telefono squillare di nuovo. Per non hanno lasciato nessun messaggio, hanno riattaccato dopo qualche secondo di silenzio. S,  vero, io e Yoko siamo buone amiche, ma non parliamo quasi mai di cose importanti e personali.
Ah, s, certo ribatt Naruse in tono poco convinto. A proposito, la macchina?.
Quale macchina?.
Yoko non le ha prestato la sua BMW?.
Ah, gi,  vero risposi un po' confusa, ricordandomene giusto in quel momento. Per, adesso che mi ci fa pensare, in questi giorni non l'ho usata e non so nemmeno se sia ancora qui.
Dove la tiene parcheggiata? mi chiese lui, alzandosi in piedi.
Se c', dovrebbe essere nel parcheggio qua dietro. Di tanto in tanto Yoko mi prestava la macchina ma, essendo in possesso di una seconda chiave, a volte capitava che venisse a riprendersela in piena notte senza dirmi niente.
Venga, scendiamo gi insieme.
Neanche per idea, io non c'entro niente con questa storia.
Naruse mi si avvicin e mi afferr per un braccio. Incapace di opporre resistenza, fui costretta ad alzarmi.
Dove andate? chiese Kimishima, scattando in piedi come una molla e facendo per unirsi a noi. In quel frattempo se n'era rimasto seduto in silenzio sul gradino che separava la piccola zona d'ingresso dal resto dell'abitazione.
 meglio che tu resti qui gli fece Naruse, fermandolo con un cenno della mano, Yoko potrebbe farsi viva con una telefonata.
D'accordo replic Kimishima, sporgendo il mento nella nostra direzione e fissandomi minaccioso con i suoi occhi privi di luce. Quando gli passai accanto, un profumo molto forte mi penetr nelle narici: lo riconobbi subito, goste di Chanel.
Naruse si chin e cominci ad allacciarsi con calma gli stivaletti. Per essere un uomo che viveva da solo, era decisamente curato e ben vestito, le sue scarpe e gli indumenti erano perfetti. Forse anche la sua concessionaria era pulita e sistemata, doveva essere un tipo che teneva molto all'ordine.
Mi infilai in fretta e furia un paio di sandali di gomma e mi appoggiai alla parete, osservando con freddezza i gesti precisi e accurati di Naruse.
Su, andiamo mi sollecit non appena ebbe finito di allacciarsi gli stivaletti, prendendomi di nuovo per un braccio e aprendo la porta. Fuori, sul pianerottolo, ci imbattemmo in Cynthia e in un'altra delle ragazze filippine, Julie, le quali mi rivolsero subito uno sguardo preoccupato. Indossavano entrambe dei leggings corti neri e una T-shirt colorata e se ne stavano immobili a braccia conserte. Nell'attimo in cui Cynthia dischiuse le labbra per dirmi qualcosa, Kimishima fece capolino dalla porta del mio appartamento e la fulmin con gli occhi, impedendole di parlare. Le due ragazze contrassero i muscoli delle braccia e indietreggiarono: avevano compreso a prima vista che si trattava di uno yakuza.
Va tutto bene, non c' problema dissi loro, sorridendo. Al che Julie tir Cynthia per la mano e la riport con s nel loro alloggio.
Naruse entr nell'ascensore, che intanto era arrivato al piano, e mi chiese: Le sue vicine?.
S risposi seccamente.
Che cosa fa nella vita? mi domand subito dopo, schiacciando il pulsante del piano terra e guardandomi negli occhi.
Yoko non gliel'ha detto?.
No. Mi lanci uno sguardo fuggevole da capo a piedi, senza troppo interesse. Non dovevo essere granch attraente con indosso la maglietta vecchia e consunta di mio marito e i jeans scoloriti. Ero una donna di trentadue anni senza un filo di trucco, avevo il volto pallido e afflitto e i capelli corti e bagnati attaccati alla fronte. Le rughe agli angoli degli occhi, che ultimamente avevano cominciato a farsi notare, dovevano essere pi evidenti del solito. Quale potrebbe essere il suo lavoro? Non riesco a immaginarmelo prosegu Naruse. Per caso fa anche lei la scrittrice?.
No, no, al momento non faccio niente.
E prima?.
Lavoravo presso un'agenzia pubblicitaria.
Come mai ha smesso?.
Notando che tardavo a rispondere, non insistette oltre. Forse si era reso conto di avermi fatto troppe domande e se n'era pentito. Deve essere bello godersi la vita senza lavorare si limit a commentare in tono scherzoso. Per i soldi servono lo stesso... e ce ne vogliono anche parecchi.
Non nel mio caso. So essere oculata e non me la spasso come forse crede lei.
Ah, meglio cos replic ridacchiando. Per la prima volta mi guard intensamente, in un modo che lasciava trapelare una certa curiosit.
Non appena l'ascensore raggiunse il piano terra e le porte si aprirono, due ragazzini si catapultarono dentro alla svelta. Naruse, uscendo, chiese loro a che piano fossero diretti e schiacci il pulsante corrispondente.
Non immaginavo che a Shinjuku Nichome abitassero anche dei bambini mi disse.  incredibile.
E sono bambini molto bravi e in gamba, gliel'assicuro. Peccato che a volte da queste parti arrivi gente dalla quale  meglio non imparare niente ribattei in tono serio.
Si riferisce a Kimishima? Lo so, mi deve scusare disse, abbozzando un sorriso stentato.  un teppista da quattro soldi, non ci faccia caso.
Non riuscivo a capire perch Naruse fosse venuto in compagnia di un giovane yakuza, ma preferii restare in silenzio e non chiedergli nulla. Dopo aver superato l'androne del palazzo, si ferm per un attimo e indic le cassette metalliche della posta.
Agenzia investigativa Murazen... lesse ad alta voce. Il numero dell'appartamento corrisponde al suo, giusto?.
Di sicuro, prima di salire da me, aveva dato un'occhiata anche all'interno della cassetta, per cui mi rassegnai a dirgli la verit.
S, giusto. Prima che venissi ad abitarci io, qui c'era mio padre, era il suo ufficio. Adesso vive in Hokkaido,  in pensione.
Faceva il detective, eh? Un lavoro per niente comune.
Non sar un lavoro comune, ma lei deve essere abituato ad averci parecchio a che fare.
Assolutamente no, guardi che si sbaglia replic in tono offeso.
Davvero?.
In ogni caso lei non c'entra niente, non fa la detective, giusto? Perch non l'ha tolta la targhetta, secondo lei  normale lasciarla l?.
Normale o no, saranno fatti miei, non crede?.
Certo, per carit, ma non continuano ad arrivarle un sacco di telefonate?.
S, ma non m'importa.
La mia voce aveva acquisito un tono via via pi frettoloso e tediato, e Naruse aveva reagito mostrando un'espressione perplessa. Non avevo mai dato troppo peso al mio lavoro e a cose futili come la targhetta con il nome sulla cassetta della posta. Me ne infischiavo di ci che gli altri pensavano di me. Addirittura, in certi momenti, preferivo essere considerata odiosa e antipatica.
Nel frattempo il cielo si era ulteriormente rannuvolato, adesso aveva assunto tonalit grigio scure e lasciava filtrare pochissima luce. Le prime grosse e pesanti gocce di pioggia cadevano chiazzando l'asfalto qua e l e mi punzecchiavano le braccia nude. Il colore minaccioso del cielo lasciava intendere che a breve sarebbe scoppiato un temporale, ed era facile immaginare che entro una decina di minuti al massimo sarebbe venuta gi una vera e propria bomba d'acqua. Faceva un caldo umido terribile, era il classico tempo che ti mette addosso un'uggia pazzesca e ti fa sentire fiacco fin dentro le ossa. L'aria era soffocante e puzzava, come tutte le domeniche mattina in quella stagione a Shinjuku Nichome. Da chiss dove proveniva un tanfo insopportabile di rifiuti organici.
Senza aprire bocca, ci dirigemmo verso il retro del palazzo. Il parcheggio era situato in uno spazio angusto tra il muretto che cingeva l'edificio e le costruzioni adiacenti. I posti auto a disposizione erano solo dieci ed era una vera impresa riuscire a prenderne uno in affitto. Nel mio caso si era trattato di un autentico miracolo, visto che avevo preso il posto di un tipo che si era dato alla fuga nottetempo abbastanza di recente.
Eccola,  l dissi ad alta voce quando scorsi la macchina di Yoko, indicandola e tirando un sospiro di sollievo. La BMW 320i cabrio rosso fiammante era posteggiata come al solito accanto alla Mercedes AMG nera del gestore di un gay bar che abitava al secondo piano, orientata leggermente verso destra. Era un mio vizio girare sempre a destra.
Mi dia le chiavi, per favore.
Eccole.
Naruse fece un giro completo intorno all'auto e controll scrupolosamente le condizioni della carrozzeria. Poi apr la portiera del lato guida e diede un'occhiata attenta anche all'interno. Sembr alquanto infastidito dalle custodie dei miei CD sparpagliate sul sedile del passeggero, difatti le raccolse nervosamente e le pose sul sedile posteriore, dopo averle accatastate l'una sull'altra con una precisione maniacale. Si mise a ispezionare ogni possibile posto, rapidamente ma con incredibile meticolosit, dal cruscotto ai tasconi e a tutti i vani portaoggetti, persino sotto i tappetini e negli interstizi dei sedili. Si vedeva lontano un miglio che era un abile ed esperto venditore di auto usate. Per non riuscivo a capire cosa stesse cercando con tanto accanimento, era strano.
Infine apr il bagagliaio e guard per bene al suo interno. C'erano la ruota di scorta e un set di attrezzi mai utilizzato, un paio di ballerine nere di vernice che appartenevano a Yoko e un ombrello di plastica trasparente. Tempo mezzo minuto e richiuse il portello con una sola mano, producendo un rumore breve e secco.
Quando l'ha usata l'ultima volta? mi chiese in tono inquieto, voltandosi di colpo nella mia direzione.
Circa una settimana fa. Sono andata qui vicino, a Ikebukuro. Da allora non l'ho pi presa e non sono nemmeno passata a darci un'occhiata.
Mmh si limit a mugugnare, annuendo col capo e abbassandosi al suolo per toccare con la punta dell'indice la macchia d'olio nera in prossimit delle ruote anteriori. Era completamente secca, lasciata con ogni probabilit dalla Renault 5 GT Turbo del mio predecessore.
Aveva fatto benzina? C' ancora tutta?.
S, dovrebbe esserci quasi il pieno.
Naruse inser la chiave nel cruscotto e la gir senza avviare il motore. Insieme dirigemmo gli occhi verso la lancetta del carburante e la vedemmo salire lentamente fino a indicare il pieno. A quanto pareva, Yoko non aveva fatto uso della macchina.
Da quand' che gliel'ha prestata?.
Pi o meno dall'inizio di aprile. In quel periodo Yoko era andata a Berlino per lavoro, per un paio di settimane, no? Al ritorno mi disse che non ne aveva particolare bisogno e che potevo continuare a usarla liberamente. Le risposi che non era il caso e che si trattava di un'auto troppo costosa e di valore, ma lei insistette che non dovevo preoccuparmi e che non aveva pi molta voglia di andarsene in giro in macchina.
Chiss come mai, eh?.
Gi, chi lo sa? replicai inclinando dubbiosamente il capo da un lato.
A pensarci bene, al ritorno dalla Germania, Yoko era un po' cambiata. Sembrava ossessionata dal lavoro, non si fermava mai, e a differenza di prima non mi telefonava quasi pi per lamentarsi e mettermi al corrente dei suoi problemi professionali.
Credo che Yoko sia un po' cambiata dopo essere stata a Berlino provai a dire.
Davvero? Non me ne sono accorto, non ho notato nulla di strano replic Naruse in tono incerto, esibendo un'espressione disorientata, mentre attraverso il finestrino fum cercava di dare un'occhiata al contachilometri della Mercedes posteggiata l a fianco. Anche nel suo sguardo calcolatore, oltre che nel modo di fare, era evidente lo spirito del venditore di auto usate scaltro e competente.
Potrebbe essere andata di nuovo a Berlino affermai.
Portandosi dietro tutti quei soldi? ribatt Naruse con enfasi, a sottolineare quanto ritenesse imperdonabile il comportamento di Yoko. Mentre pronunciava quella frase, gli si corrug paurosamente la fronte, era tesissimo.
Anche se cos fosse, potrebbe sempre considerarlo una sorta di prestito, no? Dopotutto voi due.... Mi interruppi giusto in tempo, stavo per dire: siete amanti.
Non erano soldi miei! reag lui urlando e assumendo un'espressione contrariata.
S, questo l'ho capito.
No, non credo.  un casino, sono nei guai! Lei non pu capire,  come se fossi stato finanziato da una grossa societ... Sono riuscito a tirare avanti grazie al denaro che questa societ ha deciso di investire nella mia ditta. I soldi non erano miei, appartenevano a loro!  assurdo, devo ritrovarli a tutti i costi.
S, ma se appartenevano a loro, a questa societ, come la chiama lei, perch i soldi erano in suo possesso? Poco fa mi ha detto che glieli avevano concessi in prestito ieri, sbaglio?.
S, esatto, il presidente della societ si era da poco procurato quella somma grazie a un buon affare. Poi, siccome io ero nei guai e rischiavo di chiudere, ha voluto prestarmeli.
Un buon affare? A cosa si riferisce esattamente?.
 una cosa troppo complicata mi disse, scrollando le spalle. Dalla sua risposta, cos come dall'espressione che gli era appena affiorata in viso, era facile arguire che non avesse alcuna voglia di fornirmi spiegazioni. Molto probabilmente si trattava di soldi sporchi.
Quel tipo, Kimishima, lavora per questa... societ, vero?.
S! mi rispose con occhi iniettati di rabbia. Aveva cambiato faccia, adesso sembrava quasi che stesse chiedendo aiuto. Finalmente cominciavo a vederci pi chiaro. Era ovvio che si fosse precipitato da me, ero una delle sue poche speranze, se non l'unica. Mi scusi se insisto prosegu, dopo essersi calmato un po', ma  proprio sicura che Yoko non l'ha contattata?.
Certo che ne sono sicura, gliel'ho gi detto risposi guardandolo negli occhi e scuotendo leggermente il capo.
Non  che le ha lasciato qualcosa?.
Niente, a parte questa lussuosa macchina.
Devo crederle? mi domand sottovoce, chiaramente in difficolt.
Faccia come vuole. Io non c'entro niente, questa  una questione che riguarda solo lei e Yoko.
Su questo ho i miei dubbi replic lui, indicando col mento la Mercedes 600 SEL bianca che si era appena fermata davanti al palazzo. Ci rimasi di stucco quando mi voltai e vidi scendere dalla macchina Kobayashi Yukari e un tizio sconosciuto che la teneva stretta per un braccio.
Kobayashi Yukari lavorava per Yoko come segreteria, era una ragazza giovane. Nel vedermi si liber dalla presa dell'uomo e corse verso di me urlando il mio nome, il viso pallido e sconvolto: Miro! Miro!.
Yukari, che cosa  successo?.
Ho ricevuto una telefonata da quel tipo, voleva per forza avere notizie della signora Usagawa. Diceva che era scomparsa. Io gli ho risposto che non ne sapevo niente, e allora dopo un po' si  presentato da me e mi ha trascinata qui....
Non preoccuparti, tu non c'entri niente, cerca di stare calma.
S, per... obiett lei con voce esitante, avvicinandosi al mio orecchio e guardando Naruse di sottecchi, questa  gente della yakuza, non so se mi crederanno....
Yukari, tu non sai nulla di tutta questa storia, non hai niente da temere, te lo ripeto. Senza accorgermene, avevo alzato la voce. Ormai avevo i nervi a fior di pelle. Mi pentii di nuovo amaramente di non aver risposto a quella telefonata in piena notte, convinta pi che mai che doveva essere stata Yoko a chiamarmi. In ogni caso, potevano insistere quanto volevano, tanto non sapevo assolutamente nulla.
Naruse, il capo ci sta aspettando, dobbiamo sbrigarci disse ad alta voce il tizio della Mercedes. A differenza di Kimishima, indossava un completo scuro elegante e non aveva affatto l'aria di essere l'ultimo degli scagnozzi. Naruse assent con un cenno del capo e diresse lo sguardo dalla mia parte.
Murano-san mi disse, lei e Yukari verrete con noi.
Nemmeno per sogno! Non so nulla, gliel'ho gi detto! protestai urlando, senza nascondere la mia indignazione.
Se non verr a spiegare tutto di persona ribatt lui, mutando espressione e assumendo un tono intimidatorio, penseranno che ha qualcosa da nascondere e allora s che saranno guai. Non dimentichi che ci sono le prove che Yoko, prima di andarsene, ha chiamato a casa sua. Questa notte potrebbe essere successo di tutto. Se lei davvero non c'entra nulla, ce lo dimostri.
Era una minaccia bella e buona. Io e Naruse ci guardammo in cagnesco per alcuni secondi. Frattanto Yukari, tremante di paura, mi si avvicin di nuovo e mi disse in tono supplichevole, chinando il capo: Per favore, facciamo come dicono, andiamo con loro. Rosa dalla rabbia, stringendo forte i pugni e mordendomi le labbra, continuavo a fissare Naruse, il quale a un certo punto distolse lo sguardo.
In poche parole esplosi, non potendone pi, sta dicendo che non mi crede? Lei pensa che io e Yoko ci siamo messe d'accordo e le abbiamo fregato i soldi?.
Non ho detto questo e non voglio neanche pensarci rispose lui in tono dolente, ma lasciando comunque trapelare una buona dose di dubbio. Stavolta fui io ad avvicinarmi a Yukari, che intanto si era riportata di fianco al tizio in abito scuro e se ne stava impalata senza sapere cosa fare.
Andiamo le dissi, e facciamo in modo che questa faccenda si concluda il pi presto possibile.
S, speriamo rispose lei con un filo di voce, sollevando il suo sguardo terrorizzato in direzione di Naruse.

2.

Senza nemmeno avere la possibilit di tornare su per cambiarmi, fui costretta a salire a bordo dell'enorme Mercedes bianca insieme a Yukari. All'interno dell'abitacolo si tremava dal freddo: dalle bocchette del climatizzatore usciva un'aria gelida. C'era un odore forte e nauseabondo di deodorante per auto.
Io e Yukari eravamo sedute dietro. Il tizio in abito scuro era alla guida, Naruse al suo fianco. Ci immettemmo sull'Omekaido e iniziammo a procedere in direzione di Nishi Shinjuku, ma ben presto restammo imbrigliati nel traffico della domenica. Si avanzava poco pi che a passo d'uomo.
Non mi sento bene si lament di punto in bianco Yukari, contraendo il volto in una smorfia di sofferenza e stringendo il manico della borsa Louis Vuitton che teneva sulle ginocchia. Forse soffriva il mal d'auto, o magari era semplicemente colpa della tensione.
Che succede? chiese Naruse, voltandosi indietro.
Lei non sta bene, deve scendere risposi al posto di Yukari, senza minimamente scompormi.
Mi dispiace, non  possibile.
Yukari sta male, forse deve vomitare! E anch'io ho bisogno di scendere subito da questa macchina!.
A un tratto mi era venuta voglia di scappare. Pronunciai quelle parole istintivamente, mentre guardavo la fila ininterrotta di macchine parcheggiate davanti ai grandi magazzini Isetan. Le vetrine erano tappezzate di cartelli rossi con la scritta saldi e le persone si riversavano dentro a fiumi, varcando la soglia dell'ingresso principale come risucchiate da una forza irresistibile. Come c'era da aspettarsi, Naruse scosse il capo con decisione. E Yukari, dopo aver emesso un sospiro rassegnato, sussurr: Chiss dove sar finita la signora Usagawa....
Yoko detestava essere chiamata signora Usagawa, le suonava provinciale, obsoleto e molto poco artistico. Gliel'ho detto mille volte di non chiamarmi cos si era lamentata una volta con me. Quella ragazza ha la testa dura, forse ci gode a ripetere di continuo signora qui e signora l.
Kobayashi Yukari si era insinuata nella vita e nel lavoro di Yoko all'incirca un anno prima. Veniva da una piccola cittadina del Tohoku ed era una sua grande fan. Le aveva scritto una marea di lettere, esprimendole tutta la sua ammirazione e affermando che sognava di diventare anche lei una scrittrice di libri di attualit. Alla fine Yoko, per gentilezza, le aveva inviato una risposta, e lei, da un giorno all'altro, si era presentata alla porta del suo ufficio a Tokyo e l'aveva supplicata piangendo di prenderla come allieva. Yoko, che in fondo era una donna di buon cuore, le aveva permesso di restare affidandole il compito di rispondere al telefono, anche se in realt non ne aveva un gran bisogno.
Yoko prediligeva come sue assistenti e segretarie giovani donne ambiziose e dal carattere forte, in particolare ragazze che venissero da lontano e avessero voglia di farsi strada nella capitale. Ne aveva assunte molte di persone del genere, l'una dopo l'altra, solo che a un certo punto aveva sentito il bisogno di essere pi libera e di lavorare da sola e le aveva indirizzate verso altri impieghi. Yukari era arrivata al momento giusto, in un periodo in cui Yoko era rimasta a corto di aiutanti, ma era assai diversa dalle ragazze che l'avevano preceduta.
Yukari scrive abbastanza bene aveva commentato Yoko una delle volte in cui mi aveva parlato di lei, ma le mancano troppe cose per diventare una scrittrice. Innanzitutto  poco duttile, manca di tempestivit e non d mai prova di presenza di spirito. Non  capace di entrare nell'ordine di idee che se una cosa non va bene in un certo modo  possibile ripensarla e rifarla in un'altra maniera. E non sa nemmeno imparare dai suoi errori e dire a se stessa qualcosa tipo: Okay,  andata male, ma almeno ho capito dove ho sbagliato e la prossima volta sapr fare meglio. Insomma, te lo ripeto, manca di flessibilit e di quel particolare dinamismo indispensabile per sfondare. Non sto dicendo che non abbia volont a sufficienza, non mi fraintendere. Quando ci si mette, una cosa riesce a portarla avanti anche abbastanza bene, solo che non ha quelle doti e quelle capacit che servono per scrivere. Non  da tutti fare lo scrittore, questo si sa. E poi non riesci mai a capire cosa le passi per la testa. A volte mi chiedo se tutta l'ammirazione che diceva di nutrire nei miei confronti non fosse solo un pretesto. Forse mi ha sfruttata per guadagnarsi un punto d'appoggio a Tokyo, con l'idea di farsi bella e accalappiare qualche tizio pieno di soldi.
Le critiche di Yoko nei confronti di Yukari si erano fatte via via pi aspre e impietose, soprattutto negli ultimi tempi. Forse il suo atteggiamento dipendeva anche dall'improvviso aumento della mole di lavoro e dallo scarso aiuto che la ragazza poteva assicurarle. Avere a che fare con una persona che non riteneva all'altezza le causava probabilmente ulteriore stress e impazienza.
Mentre riflettevo su queste cose, provai a dirigere lo sguardo verso Yukari, seduta al mio fianco a denti stretti e col viso esangue. Indossava una minigonna rosa shocking e una maglietta nera scolorita che dava l'impressione di non essere molto pulita. Aveva sempre questo look un po' stonato, con qualcosa puntualmente fuori posto, graziosa e chic solo a met. E ci contribuiva certamente a mettere in evidenza la sua giovane et, di poco superiore ai vent'anni. Per era molto bella, anche senza trucco, con una carnagione vellutata e le guance talmente lisce da farti venire voglia di toccarle. Poverina, molto probabilmente non meritava che Yoko avesse una cos scarsa opinione di lei dal punto di vista lavorativo e la trattasse con tanta durezza.
Siamo arrivati annunci di colpo Naruse, girandosi indietro e facendo un sorriso a Yukari. Avevamo raggiunto l'estremit di Nishi Shinjuku e stavamo entrando nel parcheggio sotterraneo di un grande edificio automatizzato di recente costruzione. Era uno splendido e lussuoso palazzo, famoso in tutta la zona per essere rimasto a corto di inquilini a causa del costo elevato degli affitti e della crisi economica galoppante.
Il parcheggio sotterraneo era immenso e semideserto, sarebbe stato possibile svolgervi una manifestazione sportiva o un evento simile. Era impensabile che fosse cos vuoto solo perch era domenica. Il tipo in abito scuro al volante posteggi la Mercedes giusto di fronte all'ascensore con una manovra da manuale, in un posto dove campeggiava la scritta Riservato.
Questo parcheggio  gigantesco, forse anche troppo dissi con un certo sarcasmo e con una chiara nota di disgusto. Al che il tizio alla guida si gir per la prima volta indietro. Non disse nulla, mi lanci solo un'occhiata astiosa, come fanno gli impiegati di banca quando si sforzano, in tono garbato, di consigliare un nuovo tipo di conto corrente a una persona anziana un po' cocciuta.
Naruse scese dalla macchina in silenzio, visibilmente accigliato; evidentemente la situazione lo rendeva molto teso e inquieto. Yukari, terrorizzata dal tizio in abito scuro, mi stava incollata al fianco, quasi volesse prendermi la mano: sembrava un gattino tremante e impaurito. Quanto a me, pi che a causa del famigerato boss che ci apprestavamo a incontrare, ero preoccupata al pensiero che Kimishima fosse rimasto da solo nel mio appartamento. Ero nervosa, in ansia, al punto da sentirmi un macigno sullo stomaco. Me lo immaginavo l, con quella faccia da serpente a rigirarsi le mie cose tra le mani e a infastidire Cynthia e le altre ragazze. A irritarmi pi di ogni altra cosa era l'ipotesi che Yoko potesse farsi viva durante la mia assenza e che quella canaglia le rispondesse al telefono.
Non appena misi piede nell'ascensore di vetro, marmo e acciaio, nuovo di zecca al punto da luccicare, e mi vidi riflessa su una delle pareti con indosso i miei indumenti eccessivamente casual, mi sentii indifesa e impotente. In quell'attimo pensai che bastava davvero poco per scoraggiare una persona e farla sentire una pura nullit. Ero stata sorpresa in casa mia dopo aver fatto la doccia, mentre stavo tentando di rilassarmi, ero stata costretta a salire in una macchina sconosciuta e infine condotta a forza in quel posto. In quell'ascensore di lusso, nel ventre di quell'edificio avveniristico, mi sentivo completamente nuda e deprivata della corazza che ero solita indossare tutti i giorni.
Sull'apposito pannello accanto alla pulsantiera dell'ascensore, negli spazi corrispondenti al diciottesimo e al diciannovesimo piano, c'era scritto: Cedar Corporation. Tutto il resto era vuoto, nemmeno un solo nome a riempire il grigio argento dell'acciaio.
Giungemmo al diciannovesimo piano. Le porte automatiche si spalancarono direttamente sull'ampia e sontuosa hall di un ufficio. Il pavimento era ricoperto da una moquette marrone scuro, alla quale si abbinavano perfettamente gli elementi di arredo di un colore bruno dorato. Era tutto molto appariscente, ma senza scadere nel kitsch. Sembrava quasi l'atrio di un albergo a cinque stelle di citt. A giudicare dall'aspetto di Kimishima, avevo immaginato che mi sarei ritrovata nella sede di un clan yakuza con tanto di antichi kimono e altri oggetti vistosi in bella mostra. Nel constatare che non si trattava di un posto del genere, provai perfino una leggera delusione. Eppure l'odore di nuovo e di cemento fresco che aleggiava tutt'intorno mi trasmetteva chiss perch una sensazione di losco e sospetto.
Buongiorno signori, benvenuti ci accolse profondendosi in un rispettoso inchino una giovane donna ordinata e di bell'aspetto con indosso un tailleur verde, in tutto e per tutto simile alle signorine in guanti bianchi che accolgono i clienti negli ascensori dei grandi magazzini di lusso. Senza volerlo, io e Yukari ci voltammo l'una verso l'altra e ci guardammo negli occhi. Prego, da questa parte prosegu la donna in tailleur facendoci strada.
Ci condusse nel cuore dell'ufficio, in fondo, davanti a una grande porta a doppio battente in legno di cipresso giapponese. Dicendo: Permesso, apr entrambe le ante e con un gesto elegante della mano ci invit a entrare. In prossimit di una grande vetrata, posizionata obliquamente, c'era una di quelle scrivanie enormi che si vedono spesso negli uffici americani, dove stava seduto un uomo attempato con lo sguardo rivolto nella nostra direzione. Una volta dentro, l'uomo della Mercedes in abito scuro and a sistemarsi accanto alla scrivania, rimanendo in piedi con le gambe leggermente divaricate e le mani dietro la schiena.
Il tizio anziano, il boss, indirizz il suo sguardo sorridente e serafico verso Naruse. Aveva i capelli grigi e un aspetto molto elegante. Anche il suo abbigliamento era davvero eccellente e raffinato: abito di ottimo taglio grigio antracite e cravatta verde oliva a disegni Paisley di un arancione molto tenue. Sembrava un altolocato uomo d'affari europeo. Anche se immaginare un tipo del genere, in tutto e per tutto simile a un personaggio da film, in un edificio gigantesco e mezzo vuoto, faceva pensare piuttosto a una specie di farsa.
Mi dispiace moltissimo per quello che  successo, sono veramente desolato esord Naruse in tono afflitto.
Niente, niente rispose il boss, alzando una mano come per tranquillizzarlo - aveva una vocina sorprendentemente stridula. Piuttosto, come vanno gli affari?.
Molto male, purtroppo. Le vendite sono in netto calo replic Naruse in totale schiettezza. I due sembravano conoscersi da parecchio, erano piuttosto in confidenza.
 la crisi, si sa, c' poco da fare comment il boss, abbozzando un mezzo sorriso e distendendo il viso in un'espressione pacata. Anche per noi sono finiti i tempi d'oro in cui si era pronti a offrire in dono una bella Mercedes. Prima si stava molto meglio, quella s che era un'epoca da sogno!.
Entrambi si misero a ridere. Poi Naruse incroci le braccia e divaric leggermente le gambe, assumendo una posizione rilassata.
E la signora? chiese il boss spostando lo sguardo nella mia direzione.
Lei  Murano Miro rispose prontamente Naruse, l'amica di Yoko di cui le ho parlato.
Ah, dunque  lei Murano Miro, eh? Mi scusi tanto per averla costretta a venire qui di domenica. Rimasi in silenzio e chinai lievemente il capo. Allora, ha ricevuto qualche telefonata dalla nostra cara Yoko?.
No.
Mmh mugugn il boss sorridendomi con gentilezza. Non mi credeva, glielo si leggeva in faccia, dal modo in cui aveva irrigidito le mascelle e aveva affilato lo sguardo. Subito dopo si lanci in un lungo discorso, parlando in modo familiare e con una certa vivacit.
Sa dove l'ho conosciuto questo signore? mi disse, indicando Naruse. Dietro le sbarre, un bel po' di tempo fa. S, ha capito bene, in un penitenziario di Tokyo, alla vecchia prigione di Sugamo. Come lei sapr, il carcere di Sugamo  stato smantellato parecchi anni fa, e infatti adesso il penitenziario  stato trasferito a Kosuge, ma noi siamo stati tra i suoi ultimi ospiti. Io ero finito dentro per estorsione, lui per aver partecipato al movimento studentesco. Quando arriv, tutti dicevano che era un ragazzo intelligentissimo, faceva parte del famoso comitato di lotta dell'universit di Tokyo. Certo, aveva sale in zucca da vendere, ma non si trattava del solito sapientone capace solo di parlare. Era uno tosto, aveva fegato e molte altre qualit. Mi piacque subito e lo presi in simpatia. Era un giovane dal futuro brillante, un probabile laureato di una delle migliori universit del Giappone, e in teoria non aveva nulla a che spartire con uno come me. Per eravamo finiti nella stessa prigione, a stretto contatto, e andavamo molto d'accordo. Quando usc, dopo quasi due anni, le cose non andarono esattamente come previsto: fu costretto ad abbandonare gli studi e non riusciva a trovare lavoro a causa della fedina penale sporca. I suoi genitori, come era ovvio che fosse, erano disperati e lui non ne poteva pi di restare a casa con loro. Quando dopo qualche tempo provai a contattarlo, venni a sapere che si era messo a lavoricchiare come manovale nei cantieri stradali per non morire di fame. Allora gli proposi di lavorare per me e gli offrii la possibilit di farsi strada nel settore della compravendita di auto usate. E devo dire che non  andata male, almeno fino a poco fa....
Si trattava suppergi della stessa storia che mi aveva raccontato Yoko, ma con una piccola grande variante: la societ alle spalle di Naruse Motors era tutt'altro che un'azienda ordinaria. Era un dettaglio a dir poco essenziale, del quale evidentemente Yoko non era al corrente. Il boss, parlando di quella vecchia faccenda e aggiungendo l'appunto finale, aveva sicuramente voluto esprimere una sottile reprimenda nei confronti di Naruse, reo di aver commesso un'autentica sciocchezza.
Diressi lo sguardo verso Naruse. Se ne stava zitto e muto, gli occhi rivolti oltre la grande vetrata. Provai a guardare anch'io nella medesima direzione: il cielo aveva lo stesso colore livido di prima. Anzi no, a ben vedere, verso ovest, le nuvole erano diventate ancora pi scure, quasi nere. Stava per scatenarsi un temporale, era solo una questione di minuti, forse di secondi.
Intanto Yukari continuava a tenere lo sguardo fisso su Naruse e le labbra semiaperte, terrorizzata, totalmente incapace di comprendere le parole del boss e ci che stava accadendo. Quando gli aveva sentito pronunciare l'espressione: fedina penale sporca, aveva sussultato e si era portata istintivamente la mano alla bocca.
Si dimostr molto capace fin da subito, aveva stoffa e un ottimo fiuto anche negli affari prosegu il boss dopo una breve pausa, indicando con gli occhi Naruse. Che si tratti del movimento studentesco o di qualunque altra cosa, se uno  in grado di comandare e farsi rispettare, allora pu fare tutto, su questo non ci sono dubbi.
Uesugi-san, basta con questa storia, la prego intervenne alla fine Naruse. Al che il boss, Uesugi, lasci trapelare un sorrisetto ironico e beffardo.
Mi accorsi chiaramente che Naruse era tesissimo, teneva i pugni cos stretti che le nocche gli erano diventate tutte bianche. Nel frattempo il tizio in abito scuro si era chinato all'altezza dell'orecchio di Uesugi e gli aveva bisbigliato qualcosa.
E la signorina? chiese di colpo il boss volgendo lo sguardo verso Yukari e squadrandola da capo a piedi. La poveretta si strinse nelle spalle e si fece piccola piccola, addirittura inizi a tremare. Le dispiacerebbe dirmi il suo nome?.
Kobayashi... Yukari rispose lei con una vocina pi acuta del solito.
Cara Yukari, si tranquillizzi, non c' bisogno di aver paura. Lei deve fare una sola cosa: se Yoko si metter in contatto con lei, dovr subito comunicarcelo, d'accordo?.
S-s....
Bene, perfetto. Dovr andare ogni giorno in ufficio e attendere la telefonata di Yoko, prima o poi si far viva. Sono stato abbastanza chiaro?.
S, s.
Tutti i giorni, mi raccomando.
Va bene... Anche la domenica?.
Oggi direi di s. Le altre domeniche potr farne anche a meno rispose Uesugi sorridendole con dolcezza, come se si trattasse di una sua nipote. Adesso pu andare.
Yukari tir un profondo sospiro di sollievo e smise di tremare. Dopo che il boss si fu pronunziato, l'uomo in abito scuro le si avvicin e l'accompagn fuori.
Prego, accomodatevi disse poi rivolgendosi a me e a Naruse, indicando il divano e le poltrone di pelle color ocra di probabile manifattura italiana. Sul tavolino di vetro, tirato a lucido e senza neanche l'ombra di un'impronta, c'era un vassoio contenente un posacenere e un portasigari di onice e un accendino. Quando mi sedetti, Uesugi pos lo sguardo sui miei miseri sandali di gomma e rimase per un attimo interdetto.
Naruse disse, hai fatto venire qui la signora in questo stato, senza darle nemmeno il tempo di cambiarsi?. Poi si rivolse a me e aggiunse: Mi scusi tanto, immagino si stesse rilassando in tutta tranquillit, visto che oggi  domenica.
Non fa niente, l'importante  che ci sbrighiamo, comincio a essere stufa.
Ma che bel caratterino. Lei  la figlia di Murazen, o sbaglio?.
Nel sentirgli pronunciare improvvisamente il nome di mio padre, rimasi a bocca aperta.
Conosce mio padre?.
Mi ha riferito tutto Kimishima al telefono.  venuto a casa sua poco fa.
Ah, s, quel ragazzo elegante e dai modi raffinati....
Uesugi mi guard negli occhi ed esib un ampio sorriso, mettendo in mostra i suoi denti perfettamente allineati, forse posticci.
 ancora immaturo, gli sto facendo fare un po' di pratica. Per le assicuro che  un bravo ragazzo,  molto tenace e ha tante buone qualit.
Scommetto che lo ha ingaggiato per far s che i suoi clienti duri di comprendonio capiscano subito di che pasta  fatta la Cedar Corporation.
Stavolta, incapace di trattenersi, Uesugi scoppi in una sonora risata. Anche Naruse si mise a ridere, mentre si infilava una sigaretta tra le labbra.
Eppure ci sono persone che non capiscono lo stesso... O forse fanno finta di non capire afferm Uesugi assumendo un'aria seria e guardandomi fisso negli occhi. A ogni modo, quando mi  stato riferito che sulla sua cassetta della posta a Shinjuku Nichome c' scritto Murazen, ho subito dedotto che lei dovesse essere la figlia di Murano Zenzo.
Murano Zenzo? esclam Naruse voltandosi dalla mia parte e sollevando le sopracciglia in un'espressione interrogativa.
S, proprio cos rispose Uesugi. Era un investigatore privato abbastanza noto nel nostro giro. Aveva a che fare soprattutto con gente legata al nostro ambiente.
S, per mio padre non  un farabutto e uno yakuza! avrei voluto aggiungere. Lui era un professionista serio, si metteva al servizio di chi lo assumeva. Purtroppo, avendo cominciato a lavorare per quella gente, non gli erano pi arrivate richieste da altri clienti. Era entrato nel giro e non era pi riuscito a uscirne, ma non certo per colpa sua. Non ne voleva mai parlare, ma avevo capito benissimo che soffriva da cani. E infatti alla fine aveva deciso di ritirarsi e di andarsene lontano, in Hokkaido.
Anche lei fa la detective? mi chiese Uesugi con aria scaltra.
No, in realt non lavoro, non faccio niente.
Come mai? mi domand, stavolta guardandomi con occhi perplessi.
Volevo provare a vivere per circa un anno senza fare nulla in particolare.
E da dove li prende i soldi per tirare avanti?.
Sto dando fondo ai miei risparmi, per caso  vietato?.
Nient'affatto, per carit.  bello godersi la vita finch si  giovani, eh?.
Subito dopo aver pronunciato quelle parole, Uesugi si fece una mezza risata, sforzandosi di apparire franco e gentile. Invece Naruse si accese la sua sigaretta con l'accendino che era poggiato sul tavolino e abbass gli occhi. Adesso la sua barba di alcuni giorni spiccava molto pi di prima. Mi sembr quasi di sentire il viso mal rasato e ruvido di un uomo strusciare fastidiosamente contro la mia pelle morbida e non potei fare a meno di distogliere lo sguardo.
Prima che lavoro faceva? mi chiese Uesugi, ponendomi l'ennesima domanda con fare petulante.
Perch vuole saperlo?.
Niente, stavo pensando di proporle di lavorare per noi, visto che  la figlia di Murazen. Il nostro ufficio  vicino a casa sua, potrebbe venirci anche in bicicletta. Allora, vuole dirmi di cosa si occupava? mi domand, sorridendo a tutta bocca e mostrando di nuovo i suoi denti perfetti.
Marketing. Lavoravo in un'agenzia pubblicitaria.
Marketing, eh? Ricerche di mercato e roba del genere. In fondo si trattava pur sempre di indagini, no? Buon sangue non mente!.
Uesugi sembrava molto divertito. Senza dire nulla, mi voltai verso Naruse, il quale teneva lo sguardo fisso sul boss, quasi come se cercasse di leggergli nella mente, incapace di comprendere le sue reali intenzioni.
In quel momento entr la giovane segretaria in tailleur verde e ci serv il caff. In un vassoio dorato erano state sistemate magnificamente due tazzine Limoges con brillanti decorazioni in oro zecchino, con tanto di piattini e cucchiaini abbinati. Ma quando provai a prendere il primo sorso, mi accorsi subito che si trattava di un comunissimo caff istantaneo. Ebbi la sensazione che lo avessero fatto apposta, per manifestare il loro atteggiamento nei nostri confronti. Sembrava quasi volessero farci sapere che ai loro occhi valevamo ben poco, per l'appunto come un volgare e tiepido caff istantaneo. Non a caso le tazze erano solo due, una per me e l'altra per Naruse.
A questo punto credo sia meglio smettere di fare inutili misteri, dopotutto lei  la figlia di Murazen mi disse Uesugi. Tanto avr gi capito tutto, ne sono pi che certo. Dunque, noi riscuotiamo le tangenti per conto del clan Mitsuzaki. Suo padre mi conosce molto bene, provi a chiedere a lui, sono un personaggio abbastanza noto.
In poche parole stava affermando esplicitamente che apparteneva al mondo della yakuza e che la Cedar Corporation non era altro che una copertura.
Data la situazione che  venuta a crearsi prosegu, lei deve mettersi a nostra disposizione. E le consiglio di non farsi venire in mente di scappare.
Ma come si permette? Quale situazione?.
Adesso basta, mi stia bene a sentire! esplose con ira, rivelando la sua vera natura. La sua cara amica, la donna di Naruse... Usagawa Yoko, Uno Masako o come diavolo si chiama,  sparita portandosi dietro un bel malloppo. E quei soldi, come ben sa, appartenevano a noi. A quel punto fece una pausa, come se si fosse pentito di aver alzato la voce, e riprese a parlare adagio e in un tono molto gentile, quasi dovesse far comprendere qualcosa di complicato a un ragazzino poco perspicace. Riepilogando, ieri mattina, sabato, abbiamo incassato un grosso pagamento arretrato da una certa... ditta. Inutile dire che stiamo parlando di soldi che scottano, trattandosi di un'insolvenza relativa a un affare poco pulito. Ora, dal momento che da un po' di tempo gli affari di Naruse non giravano al meglio, ho pensato di dargli una mano e ho affidato a Kimishima il compito di portargli quei quattrini. Diciamo pure che era un prestito a un amico di vecchia data. Ma Naruse, dovendo andare a giocare a golf o a chiss che con i suoi clienti, ha avuto la brillante idea di affidare i soldi alla sua tipa. E questa, senza pensarci su due volte, se l' filata col malloppo. Certo che non  stata molto carina, eh? Come le ho gi spiegato, sono soldi che scottano, per cui adesso siamo in un bel guaio. Gran parte della colpa, mi sembra ovvio,  di Naruse....
Le chiedo umilmente scusa, Uesugi-san! esclam Naruse, alzandosi di scatto in piedi e chinando profondamente il capo. Allora il boss sollev la mano e gli fece cenno di rimettersi a sedere.
Stanotte Yoko si  messa in contatto con lei, giusto? mi chiese Uesugi.
No, non  cos ribattei contraddicendolo. Stanotte ho ricevuto una telefonata, ma non ho risposto e non sono in grado di dire chi fosse.
Vuole prendermi in giro? replic lui ad alta voce, di nuovo incapace di reprimere la rabbia. Di chi dovrei fidarmi? Naruse mi ha riferito l'esatto contrario!.
Le giuro che le cose sono andate esattamente come le ho detto e....
Basta, non m'importa, la cercherete insieme! url interrompendomi, dopo aver fatto schioccare sonoramente la lingua. Trovatela in fretta e riportatemi indietro i miei soldi!.
S, certo rispose all'istante Naruse.
Ma... veramente non credo di poterle essere di aiuto replicai io.
Senta, signora, non le sto chiedendo niente di impossibile mi disse Uesugi con voce calma, mettendo ancora una volta da parte la sua indignazione. Per sua informazione, i miei uomini, tutti autentici professionisti, stanno gi setacciando alberghi, stazioni ferroviarie e aeroporti. E da domani daranno un'occhiata anche alle banche. A questo genere di cose ci penseranno loro, non si preoccupi, lei e Naruse dovrete occuparvi solo di ci che i miei uomini non sono in grado di fare. Si ferm per qualche secondo e fece per deglutire un paio di volte, come se fosse stanco, poi and avanti con decisione fino alla fine. Siamo d'accordo? Vi dar un limite di tempo: una settimana, non un giorno di pi. Dovrete portarmi i soldi e quella donna entro sabato prossimo, altrimenti saranno guai. Naruse, soprattutto tu, mi hai capito bene? Spero tanto che non ti sia messo d'accordo con la tua tipa e stiate pensando di fregarmi.
Uesugi fiss negli occhi prima Naruse e poi me, a turno, con un'espressione terrificante. Era abbastanza evidente che non si fidava di nessuno di noi due.
Non farei mai una cosa del genere, Uesugi-san rispose Naruse con voce cupa e lagnosa.
Ci lasciarono andare via da soli a piedi, niente Mercedes, niente autista. Io e Naruse, ai margini di Nishi Shinjuku, restammo immobili sotto la pioggia in attesa di un taxi. Entro sabato prossimo, entro sabato prossimo: le parole di Uesugi mi vorticavano incessantemente nella testa. Fuori, all'aria aperta, mi affiorarono alla mente alcune storie di sanguinose vendette che mi aveva raccontato mio padre, lui che era abituato a frequentare gli ambienti della malavita organizzata. Mi vennero i brividi lungo la schiena e cominciai a tremare tutta. Non riuscivo a credere di essere rimasta coinvolta in quella faccenda, io che non c'entravo niente.
Posso prendere il taxi insieme a lei? chiesi a Naruse, stringendomi nelle spalle e sforzandomi di nascondere la mia vulnerabilit. Sono uscita senza soldi.
Certo, non c' problema. E poi  meglio che venga un attimo da lei, dobbiamo approfittarne per metterci d'accordo.
Metterci d'accordo? A proposito di cosa?.
Ma come? Dobbiamo cercare Yoko, non l'ha capito?.
Io non c'entro niente, non saprei cosa fare e da dove cominciare.
E come avrebbe intenzione di cavarsela? Sentiamo.
Niente, stavo pensando di andarmene per un po' da mio padre.
Senza rendermene conto, mi ero lasciata scappare ci che avevo in mente.
Non faccia scherzi, Murano-san mi disse afferrandomi forte per un braccio. Le conviene collaborare, cos che, se anche dovesse andar male, Uesugi potr almeno apprezzare la nostra buona volont. Nel caso non se ne fosse accorta, quell'uomo  incazzato nero. Forse si accontenter di farmi chiudere bottega e dopo, quando sar passato un po' di tempo, mi perdoner. Ma dobbiamo fare esattamente ci che ci ha chiesto.
Lei  sempre cos ottimista, Naruse-san?.
In quel momento non potei fare a meno di concludere che la gente, al di l di quello che dice e vuole far credere, pensa sempre e soltanto al denaro.  molto triste, ma  cos.
Adesso  inutile stare a perdere tempo, dobbiamo darci subito da fare. Tutti e due siamo convinti che una donna come Yoko non sarebbe mai stata capace di fare una cosa del genere, giusto?.
Giusto.
Bene, allora dobbiamo trovarla a tutti i costi anche per appurare la verit.
Forse ha ragione.
In quell'attimo preciso, mentre assentivo debolmente e senza eccessiva convinzione, finalmente arriv un taxi.
Quando tornammo a casa, trovammo Kimishima seduto a guardare un torneo di golf alla TV, con una tazza di caff in mano, il condizionatore acceso a palla e i piedi sul tavolino.
Togli subito quei piedi schifosi da l! gli urlai, nera di rabbia.
Ehi, che hai da sbraitare? replic lui, guardandomi con disprezzo. I miei piedi sono pulitissimi!.
Kimishima, per favore! lo rimprover Naruse, al che il bastardo abbass controvoglia i piedi sul pavimento ed emise un'esclamazione di puro disgusto. Ero furibonda, mi sentivo come un'insegnante della scuola media alle prime armi incapace di mettere in riga i suoi alunni.
A proposito, Naruse disse Kimishima, con una faccia simile a quella di un bambino delle elementari che ha preso un bel voto e si sforza di nascondere l'euforia,  arrivata una telefonata un po' strana.
Cio?.
A un certo punto il telefono ha squillato, per ho pensato che non era il caso che rispondessi io. Allora ho sollevato il ricevitore e sono rimasto in silenzio, in attesa che chi era all'altro capo della linea parlasse. Ma non hanno detto niente e hanno messo gi quasi subito.
Non hai sentito nessun rumore particolare?.
Mah, probabilmente chiamavano da un telefono pubblico.
Peccato, avrei voluto rispondere io. Nel caso si fosse trattato di Yoko, per prima cosa mi sarei scusata con lei. Se avessi risposto alla sua telefonata notturna, molto probabilmente le cose si sarebbero evolute in maniera diversa.
Forse era Yoko comment Naruse dopo averci pensato su per qualche secondo. Avresti fatto meglio a inserire la segreteria telefonica.
S, dopo ci ho pensato anch'io, ho sbagliato.
Ormai  andata cos. Per forse  il caso che tu resti qui di guardia per due o tre giorni, notte compresa.
D'accordo, per me va bene.
Va bene un corno! intervenni protestando energicamente. Quello in casa mia non ci resta!. Il solo pensiero di Kimishima accampato nel mio appartamento giorno e notte mi dava la nausea.
Murano-san mi fece Naruse, lei andr in albergo, cos potr stare pi tranquilla. Poi ci metteremo subito alla ricerca di Yoko, non c' un attimo da perdere.
Io non mi tiro indietro, ma in albergo non ci vado, da qui non mi muovo.
Non faccia cos, Yoko potrebbe chiamare in qualsiasi momento, qualcuno deve stare qui giorno e notte e non allontanarsi neanche per un attimo. E se restassimo con lei sia io che Kimishima?.
Neanche per sogno!.
Era fin troppo chiaro: non si fidavano di me e volevano tenermi sotto controllo. Non potevo n scappare, n dimostrare la mia totale estraneit ai fatti. Ovviamente desideravo aiutare Yoko, ma la situazione non lasciava ben sperare e adesso dovevo pensare prima di tutto a me stessa e ai miei problemi.
Murano-san, lei mi sta mettendo in difficolt, lo sa? borbott Naruse in tono spazientito.
Guarda, ho trovato questo,  stato inviato da Usagawa Yoko, qui in alto c' scritto il suo nome disse a un tratto Kimishima, allungando a Naruse il fax del volantino dello spettacolo di Kawazoe Katsura che avevo ricevuto da Yoko.
Che roba ? esclam Naruse mentre lo leggeva. Ah, s, Kawazoe....
A giudicare dal modo in cui profer quelle parole e storse il naso, compresi al volo che la passione di Yoko per quel tipo di eventi non gli andasse molto a genio.
Yoko era diventata una scrittrice piuttosto famosa grazie a un libro pubblicato all'incirca due anni prima e intitolato: Il corpo sottomesso. A fare sensazione e a determinare il successo del libro aveva contribuito la copertina, che ritraeva la stessa autrice con un look in stile bondage. Inutile dire che il contenuto era decisamente estremo. Sintetizzando, si trattava di una sorta di reportage sul mondo del fetish e del sadomaso, dove si descriveva la passione crescente di alcune giovani donne per l'abbigliamento e gli accessori bondage da mistress e da slave, per il piercing in ogni sua possibile declinazione e per altre cose del genere. Yoko, abituata a frequentare i club SM e a esibirsi lei stessa, aveva basato molte pagine del libro sulla sua esperienza personale, suscitando per questo l'attenzione di alcuni critici, i quali si erano entusiasmati al punto da affermare che fosse legittimo parlare di un nuovo genere letterario. In seguito alla pubblicazione del Corpo sottomesso, Yoko si era assicurata molte conoscenze in quel mondo oscuro e in particolare aveva stretto una profonda amicizia con Kawazoe Katsura, il quale aveva molto apprezzato il libro.
Il successo di Yoko dipendeva d'altra parte dalla sua passione e dalla dedizione totale verso le cose di cui scriveva. Era coinvolta in tutto e per tutto, pericolosamente. Ad aprile, per esempio, si era recata nell'ex Berlino Est con i capelli tinti di biondo allo scopo di scrivere un nuovo reportage. Non mi aveva detto granch, ma sapevo che voleva studiare la reazione della gente del posto alla vista di una donna asiatica dal look molto sexy.
Murano-san mi chiam Naruse, interrompendo il mio flusso di pensieri e riportandomi alla realt, il fax  arrivato nella data che  segnata qui, giusto?.
S, giusto risposi, guardando la data stampata sul fax che Naruse stava indicando con la punta dell'indice.
Quindi, almeno fino a qualche giorno fa, Yoko aveva intenzione di andare in questo posto.
Credo di s.
Poi ha visto la grana e deve aver cambiato idea si inser Kimishima col solito fare insolente. Al che Naruse gli lanci un'occhiataccia e lui si immuson e distolse lo sguardo.
Andiamoci insieme mi disse Naruse. Quand' lo spettacolo?.
Dopodomani sera risposi, gettando uno sguardo al volantino.
Tutt'a un tratto sentii sopraggiungere la stanchezza e feci uno sbadiglio. Volevo restare sola, ma Naruse e Kimishima non sembravano affatto intenzionati a togliere il disturbo. E in albergo non avevo nessuna voglia di andarci.
Murano-san mi chiese Naruse con una certa prepotenza, posso fermarmi anch'io qui per due o tre notti?.
Ma... non c' posto, non saprei dove farla dormire.
Non si preoccupi, mi accontenter del divano disse, indicando il divano di pelle nera accostato alla parete e invaso da libri, riviste e altri oggetti. Me lo aveva lasciato mio padre, che vi faceva accomodare i clienti; la parte dove evidentemente ci si sedeva con maggiore frequenza si era irruvidita ed era piena di sottili crepe. Io lo usavo pi che altro per poggiarvi le riviste e i giornali, visto che ogniqualvolta mi ci sedevo sopra mi si strappavano puntualmente i collant.
Va bene, faccia come vuole risposi dopo averci pensato su per un po'. In fondo avrei potuto chiedere a Cynthia e le altre di ospitarmi. La sola idea di stare in albergo e dover uscire tutti i giorni mi mandava in tilt.
Kimishima, scusa se te lo chiedo gli disse Naruse, ma dovresti restare qui un altro po'.
Perch?.
Io e Murano-san dobbiamo uscire. Mi raccomando, fa' attenzione al telefono e, se necessario, inserisci la segreteria.
Uhm, capito rispose Kimishima in tono scostante, infiacchendosi come un bambino assonnato.
E dove saremmo diretti? chiesi a Naruse, sorpresa.
In vari posti, abbiamo diverse faccende da sbrigare. Prima di tutto faremo visita alla madre di Yoko, poi sar lei stessa a decidere dove sar meglio dirigerci. Dalla madre di Yoko ci andremo direttamente, senza telefonare. Lei la conosce bene, no?.
A dire il vero, non pi di tanto risposi in tutta sincerit. Io e Yoko eravamo state compagne di classe al liceo, ma all'epoca non ci frequentavamo granch. Eravamo diventate amiche solo in seguito, in fondo non molto tempo addietro. Io e sua madre ci conosciamo pi che altro di vista.
Perch non ci va lei da solo? mi venne spontaneo proporre. Non mi sentivo assolutamente in vena di uscire, perch era chiaro che Naruse sospettava di me e anche perch la stanchezza aveva preso ormai il sopravvento. Priva di forze, mi sedetti per terra.
Dobbiamo darci da fare,  possibile che non lo capisca? Parliamoci chiaro, lei  la miglior amica di Yoko e al momento non ha modo di dimostrare la sua estraneit alla faccenda. Solo ritrovandola potr fare chiarezza sulla sua posizione.
Va bene, ho capito. Posso almeno cambiarmi? gli chiesi con voce stanca, barcollando paurosamente mentre mi rimettevo in piedi. Di colpo il mio stomaco prese a brontolare, avevo una fame tremenda.
Vuole mangiare qualcosa? Praticamente ha saltato il pranzo mi domand Naruse con insospettata premura, dirigendo subito lo sguardo verso Kimishima e dicendogli di andare a comprare qualcosa. Trascinandosi di malavoglia verso l'ingresso, Kimishima afferr il mio ombrello senza chiedermi il permesso e apr la porta. Non appena se ne fu andato, Naruse, evidentemente pure lui esausto e affamato, si lasci cadere sulla sedia dove fino a pochi istanti prima era stato seduto il giovane yakuza.
La televisione, lasciata accesa, cominci a trasmettere il telegiornale. Sullo schermo apparvero le tragiche immagini della carcassa di un aereo precipitato in Nepal.
Alla dogana dell'aeroporto disse Naruse tenendo gli occhi incollati al teleschermo, come se si fosse ricordato improvvisamente di qualcosa, a meno che non si sia sospettati di un reato o qualcosa del genere, non si viene sottoposti a controlli particolari, giusto?.
S,  ovvio.
Se lei fosse al posto di Yoko, che cosa farebbe? mi chiese a bruciapelo dopo aver spento il televisore con il telecomando, appoggiando i gomiti sul tavolo e scrutandomi in viso.
Se fossi al posto di Yoko... risposi, prendendomi un po' di tempo prima di esprimermi, credo che non tenterei di andare subito all'estero. Se da un momento all'altro mi capitasse tra le mani una grossa somma di denaro, penserei prima di tutto a nasconderla in un posto sicuro. Poi, cercando di mantenere i nervi saldi, aspetterei che le acque si siano calmate e mi rifugerei in un paese straniero. Non correrei il rischio di lasciare il Giappone portandomi dietro tutti quei soldi, prima li depositerei da qualche parte, per esempio in una banca.
Bravissima, risposta esatta replic Naruse annuendo pi volte col capo. Le banche giapponesi non accettano tanto facilmente il versamento di una forte somma di denaro, ma forse nel caso di una banca straniera le cose funzionano diversamente.
S, per c' da dire che oggi  domenica... Chiss dove sar Yoko in questo momento e che cosa star pensando di fare.
Gi,  vero si limit ad affermare Naruse, portandosi le mani alle tempie e massaggiandole con lenti movimenti circolari.
Naruse-san, posso farle una domanda?.
S, prego mi rispose voltandosi dalla mia parte. Le occhiaie gli si erano ulteriormente scurite, sembrava che gli occhi gli si fossero incavati da un momento all'altro.
Come andavano ultimamente le cose tra lei e Yoko?.
Non troppo bene rispose dopo averci riflettuto alla ricerca delle parole giuste, in un tono tutto sommato franco.
Come mai?.
Le ragioni sono tante, non  facile riassumerle in due parole. Diciamo che, nel bene e nel male, Yoko  una persona insaziabile e molto ambiziosa, le piace puntare in alto. Il successo sembra non bastarle mai, pretende sempre di pi,  una che desidera guadagnarsi una posizione di spicco nella vita. Molto probabilmente non le andavo pi tanto a genio, forse sentiva il bisogno di un uomo affermato e con una posizione sociale di alto livello.
Quello lo sapevo anch'io. Yoko puntava sempre al massimo, era fatta cos. Non conoscevo nessun'altra donna che prestasse tanta attenzione alla posizione sociale e che desiderasse arrrivare sempre pi in alto. Non era capace di adeguarsi alle proprie tasche, insisteva nel voler mantenere un tenore di vita ai limiti delle sue possibilit, facendo i salti mortali pur di riuscirci. Non a caso aveva l'ufficio in una delle zone pi lussuose della citt, a Minami Aoyama, e abitava in un palazzo signorile ed elegante a Nishi Azabu. Ripeteva spesso che  importante farsi notare e che la gente bada solo alle apparenze. Era il contrario di me, io avevo scelto uno stile di vita all'esatto opposto.
Tutt'a un tratto la porta d'ingresso si spalanc e Kimishima entr in silenzio. Si avvicin al tavolo e vi poggi sopra una busta di plastica di Queen's Chef. Conteneva dei tramezzini al roastbeef, insalata, frutta e dessert. Era cibo di prima qualit, del tipo che non ti saresti mai aspettato da uno come Kimishima. Nonostante il cattivo umore, mi alzai e andai a prendere una lattina di birra dal frigorifero, solo per me.

3.

Naruse era venuto da me con la sua Mercedes station wagon 300 TE nera e l'aveva lasciata nel parcheggio dei grandi magazzini Isetan. Dopo aver pagato per una sosta di circa quattro ore, mise in moto e si diresse verso l'uscita che dava su Meiji-dori.
Dovrebbe essere a K, giusto? mi chiese conferma, mentre attendeva il segnale di via dall'addetto al parcheggio. Gli feci di s con un lieve cenno del capo e lui ingran la marcia in silenzio.
La madre di Yoko, dopo che la figlia si era resa indipendente ed era andata a vivere da sola, aveva continuato a lavorare come dietista presso un asilo nido della cittadina di K, alla periferia di Tokyo. Svolgeva questa professione fin da prima che io e Yoko cominciassimo a frequentare il liceo, per cui doveva avere alle spalle suppergi trent'anni di carriera.
Per fortuna non c'era molto traffico, arrivammo a K poco dopo le quattro. Nell'arco di circa trenta minuti, mentre percorrevamo l'Omekaido in direzione ovest, la pioggia era diminuita di intensit fino a cessare del tutto. Il sole aveva iniziato a fare capolino tra le nuvole e il cielo andava progressivamente schiarendosi. Ora che di colpo la temperatura si era impennata, cominciavo a sentire caldo, tanto che non esitai ad arrotolarmi le maniche della camicetta bianca che avevo indossato prima di uscire. Naruse abbass immediatamente la temperatura del climatizzatore, senza mutare di una virgola l'espressione stanca e afflitta.
A meno che non avesse traslocato, la madre di Yoko doveva abitare in una piccola palazzina accanto a un enorme e famoso campo di allenamento da golf. Non era molto lontano da casa mia, eppure non ci ero mai stata. In ogni caso, ricordavo bene che in prossimit del grande campo di allenamento c'era effettivamente una serie di piccole palazzine.
Entro pochi minuti, davanti a noi sulla destra, apparve la sagoma imponente del campo di allenamento cinto da un'altissima rete verde. A sinistra c'era il parcheggio, a destra l'area residenziale con le palazzine di legno. Il parcheggio era ancora abbastanza vuoto, nonostante fosse domenica, forse perch il tempo si era messo al bello solo da poco. Naruse si ferm e posteggi la Mercedes senza dire una parola. La sua macchina, polverosa e cosparsa di schizzi di fango, spiccava incredibilmente in mezzo a tutte le altre auto allineate l intorno.
Naruse-san, sar meglio dire che siamo venuti da queste parti per fare due tiri a golf. Mi raccomando, dovr assecondarmi gli dissi in tono severo, non volendo far preoccupare la madre di Yoko.
Va bene, d'accordo rispose lui annuendo un po' divertito. Dopo di che indic il sedile posteriore e aggiunse, ridacchiando: Se vuole, possiamo portare con noi la sacca con le mazze.
Mi voltai indietro e vidi il borsone con le mazze da golf appoggiato orizzontalmente sul sedile. E per terra, da un lato, c'era anche un paio di scarpe apposite.
Direi di no, sembrerebbe una cosa fatta apposta. Piuttosto, forse  meglio comprare dei dolci in modo da non presentarci a mani vuote.
S, ha ragione.
Ci guardammo tutti e due intorno, ma in giro non si vedevano altro che case e palazzi di recente costruzione, non c'era nemmeno l'ombra di un negozio.
Lasciamo perdere mi corressi, andr bene anche a mani vuote. Tra l'altro non sappiamo nemmeno se riusciremo a trovarla.
Va bene, come vuole. Dunque  qui che  cresciuta Yoko? mi domand Naruse mentre osservava un bambino che stava giocando davanti all'angusto ingresso di una palazzina.
Suppongo di s. Ma non ne ho la certezza assoluta, perch al liceo io e Yoko non eravamo molto amiche. Per ricordo che mi raccontava spesso che da piccola giocava vicino a un grande campo di allenamento da golf. Senza dire nulla, Naruse sollev lo sguardo e si mise a fissare le palline bianche che colpivano qua e l l'alta rete di recinzione verde del campo. Naruse-san, lei ha figli? gli domandai.
S, una figlia.
Chiss com'era e che aspetto aveva. Approfittando di quell'attimo di pausa, provai un po' a immaginarmela. Forse assomigliava a Naruse, poich di solito si dice che le figlie femmine prendano dal padre. Se cos fosse stato, allora non doveva avere dei lineamenti particolarmente dolci e aggraziati. Forse anche Yoko aveva provato a riflettere pi di una volta sulla stessa cosa. Al solo pensarci, mi venne spontaneo chiedermi se lei e la moglie di Naruse si fossero mai incontrate o almeno sentite al telefono.

Facemmo un giro largo intorno al campo di allenamento e ci dirigemmo all'area residenziale, procedendo verso destra. A piedi era pi lontano di quanto avessi immaginato. Mentre camminavo, volsi anch'io lo sguardo alla grande rete di recinzione verde, che mi sembr molto simile a una gigantesca gabbia per uccelli. In mezzo al campo c'era una sorta di grande fontana senz'acqua dalle pareti concave, con al centro il foro di scolo dove ricadevano le palline lanciate contro la superficie in pendenza di fronte. Le palline bianche si abbattevano senza tregua contro quel declivio, simili a una pioggia ininterrotta. Era una scena che aveva il potere di ipnotizzarti, di quelle che non ti stancheresti mai di guardare. Di sera, con le luci dei riflettori accese, sarebbe stato ancora pi bello.
Finalmente raggiungemmo la schiera di palazzine. Provammo a chiedere a una signora che vedemmo uscire dalla prima casa, la quale per fortuna ci disse che la madre di Yoko abitava ancora l, al primo piano dell'ultima palazzina, nell'alloggio in fondo al ballatoio. Io e Naruse salimmo le scale adagio, l'uno dietro l'altra. In quel momento dentro di me era forte la speranza che Yoko si trovasse a casa di sua madre, sia per prendermi una bella soddisfazione nei confronti di Naruse, il quale si era dichiarato molto scettico sull'ipotesi che potesse essere l, sia perch tutto si sarebbe risolto in fretta.
Giunti davanti alla porta d'ingresso, provai a tendere l'orecchio nel tentativo di captare una voce o qualche rumore. Niente, non si udiva nulla, silenzio assoluto. Naruse, impaziente, suon il campanello una prima volta e poi anche una seconda e una terza, ma nessuno venne ad aprirci.
A quanto pare non  in casa. Vuoi vedere che... disse voltandosi verso di me, in un tono dal quale trapelava il suo sospetto che Yoko e la madre fossero fuggite insieme.
No,  impossibile. Yoko l'ha sempre definita una dipendente pubblica onesta e ligia al dovere, non andavano molto d'accordo.
In quel momento, dalla strada del campo di allenamento, vedemmo arrivare una donna sulla cinquantina intenta a spingere a mano una bicicletta nera. Feci un cenno con gli occhi a Naruse e scendemmo in fretta le scale.
Signora! la chiamai, avvicinandomi quasi correndo.
Ma tu... reag lei, lanciandomi un'occhiata perplessa e poi distendendo il viso in un sorriso, sei Miro!.
Quando sorrideva, assomigliava tremendamente a Yoko. Era bassa di statura, ben proporzionata e aveva un bel portamento. Indossava un tailleur estivo grigio dal taglio semplice e un paio di stivali. Ben ripiegato nel cestino della bicicletta c'era un impermeabile blu scuro. A confronto con i lineamenti di Yoko, appariscenti e in grado di fare subito colpo, quelli di sua madre erano molto pi delicati e regolari, ma non per questo meno belli.
S, sono io,  tanto che non ci vediamo, come sta?.
Bene, grazie. E tuo padre come sta? Tutto bene?.
L'anno scorso ha smesso di lavorare e se n' andato in Hokkaido.
Beato lui, per era ancora abbastanza giovane, no?.
Intanto la madre di Yoko salut Naruse con lo sguardo e con un cenno del capo e poi ci guard a turno, sorridendo contenta. Evidentemente aveva concluso che Naruse fosse il mio fidanzato o qualcosa del genere.
Mi sono trovata a passare di qui per caso e mi sono ricordata di lei le dissi. A proposito, Masako come sta?.
Veramente pensavo che voi due vi sentiste con una certa frequenza.  un bel po' che non la vedo, ultimamente non mi ha fatto nemmeno una telefonata.
Sar pi occupata del solito, ha sempre un sacco di lavoro. Anch'io non la vedo e non la sento da un pezzo. Lei quando l'ha incontrata l'ultima volta? le chiesi, sforzandomi di suonare il pi naturale possibile.
Dunque... rispose pensandoci su, qualche tempo fa  stata in Germania, no? Al ritorno, dopo qualche giorno,  passata di qui e mi ha portato un regalino. Poi l'ho sentita al telefono, ma una sola volta, non di pi. Che tristezza, e pensare che abitiamo tutte e due a Tokyo. Quella ragazza non cambier mai, non sa stare con i piedi per terra.
Dopo aver pronunciato quell'ultima frase, si mise a ridere. Yoko non sa stare con i piedi per terra? pensai tra me e me. No, non direi proprio, mi risposi da sola, ci sa stare eccome, solo che stavolta deve aver trovato un buon motivo per spiccare il volo alla grande.
Che vergogna prosegu, da quando ha scritto il suo primo libro, vestita in quel modo assurdo e parlando di fruste, candele e tutta quella roba, non posso nemmeno camminare in pace qua intorno.
Davvero? Per si tratta di una bella professione, sua figlia  una scrittrice.
Mah... Io sono una dipendente pubblica e ti assicuro che per me non  facile.
S, la capisco risposi sorridendo, tanto per farla contenta. Poi lei prese a raccontarmi con dovizia di dettagli una lunga serie di storie spiacevoli e sarcastiche che le erano state dette da giovani maestre d'asilo, impiegate di vari centri di assistenza sociale e altre persone con le quali aveva a che fare per motivi di lavoro. Senza farsi notare, a un certo punto Naruse mi fece un cenno con gli occhi e mi lasci capire che non era il caso di stare l a perdere tempo.
Signora, passer a trovarla di nuovo con pi calma dissi alla madre di Yoko, approfittando di una sua pausa. E mi saluti tanto Masako, quando avr modo di sentirla.
Ma no, aspettate, venite su almeno per un t.
La ringrazio, ma dobbiamo andare, sar per la prossima volta.
D'accordo, come vuoi tu.
Io e Naruse la salutammo e ci avviammo verso il parcheggio. Neanche il tempo di fare tre o quattro metri, mi sentii chiamare dalla sua voce.
Miro-chan!.
S? le risposi, voltandomi indietro. E lei, guardandomi negli occhi con dolcezza e piena comprensione, mi fece: Sono molto felice che tu ti sia ripresa. Stammi bene, arrivederci.
Mi resi subito conto che il suo giudizio scaturiva da un equivoco: non c'erano dubbi, doveva aver concluso che io e Naruse stessimo insieme. Quella donna, pur non avendo la pi pallida idea del guaio in cui la figlia si era cacciata, era al corrente della tragedia che mi aveva colpita e non aveva esitato a usare parole gentili nei miei confronti, anche se per lei ero poco pi che un'estranea.
Grazie, arrivederla le risposi a stento, il cuore stretto in una morsa di dolore.
Dopo qualche minuto, giunti alla macchina, trassi un sospiro profondo e dissi a Naruse: Niente da fare, peccato. Per potevamo almeno provare a entrare e dare un'occhiata in casa.
Avremmo perso solo tempo, Yoko non  qui replic assumendo uno sguardo meditabondo, mentre osservava da lontano quell'area residenziale tipica della periferia di Tokyo.
Ha ragione. Yoko  molto diversa da sua madre e non le sarebbe mai venuto in mente di rifugiarsi da lei, rischiando di dover subire il terzo grado. Quella donna  una persona molto seria e inflessibile, ci ha detto sicuramente la verit. Sono anch'io certa che con lei Yoko non si  fatta viva, n di persona n telefonicamente.
Per in qualcosa si assomigliano, non trova? mi chiese Naruse, mentre metteva in moto la Mercedes con un gesto consumato.
S risposi, sforzandomi di pensare in che cosa Yoko e sua madre potessero essere simili. Forse avevano in comune quella particolare gentilezza d'animo di cui non ci si accorge di primo acchito, ma che  l in fondo al cuore, pura e genuina. E finch riflettevo, ci lasciammo alle spalle il posto dove Yoko aveva trascorso la sua infanzia e la sua giovinezza, quando si chiamava semplicemente Uno Masako.
Yoko era cresciuta con sua madre, io con mio padre: eravamo agli antipodi anche in questo.
I suoi genitori divorziarono quando lei aveva solo tre anni e il padre si costru entro breve una nuova famiglia. Aveva due fratellastri, ma a un certo punto non aveva pi avuto loro notizie e aveva preferito recidere ogni legame. Lei e sua madre vivevano da sole in quell'appartamento di periferia. Aveva frequentato un asilo diverso da quello dove lavorava la madre. Mia mamma mi spieg una volta,  una donna molto severa e intransigente. Diceva spesso che non bisognava mai confondere gli affari pubblici con quelli privati.  per questo che non ha voluto mandarmi all'asilo dove lavorava e ha preferito farmi frequentare un'altra scuola. Roba da matti, eh? Per la serie: come complicarsi la vita da soli. Era costretta ad accompagnarmi e venirmi a prendere tutti i giorni. Senza contare che ci ero rimasta malissimo ed ero sempre triste. A che pro fare una cosa del genere? Non serviva a nulla, non ne ricavava alcun vantaggio, anzi era soprattutto lei a rimetterci.
Quando mi parlava di sua madre, da persona razionale e scaltra qual era, Yoko non riusciva mai a nascondere la rabbia e l'avversione nei confronti del suo modo di pensare. Ma al contempo era evidente che le volesse molto bene e provasse per lei un affetto non comune. Il loro era un rapporto di amore e odio nel quale, a seconda delle circostanze, prevaleva l'uno o l'altro sentimento. In ogni caso, che si trattasse di amore o di odio, il loro legame era forte e indissolubile, e io a volte provavo persino una certa invidia.
Mia madre si era ammalata ed era morta quando frequentavo la scuola media, cos ero rimasta sola con mio padre. Lui faceva l'investigatore privato e se la passava abbastanza bene, tanto che poteva permettersi di pagare baby-sitter, insegnanti privati, collaboratrici domestiche e altre persone nella speranza di rendermi la vita migliore, oltre che un ufficio nella zona centrale di Shinjuku. Tuttavia, a parte questo, non ha mai fatto nient'altro per me. Dopo la morte di mia madre, non mi sono mai dovuta preoccupare di fare la spesa e le faccende domestiche, ma sono stata costretta a inventarmi da sola dei modi per fronteggiare il dolore e colmare il vuoto che mi portavo dentro. Spesso mi immergevo nella lettura di un libro, oppure passavo interi pomeriggi al cinema. Poi al liceo ho conosciuto Hiroo, il quale pi tardi sarebbe diventato mio marito, e la cosa mi  stato di grande aiuto, per non dire che mi ha cambiato la vita. Col senno di poi, a distanza di molti anni, mi sono resa conto che forse mio padre era troppo impegnato a combattere contro il suo dolore per occuparsi di me in maniera pi attiva.
Quanto a me e a Yoko, pur essendo compagne di classe al liceo, non ci conoscevamo quasi per nulla e a stento ci salutavamo. D'altronde io facevo parte del gruppo delle ragazze che sarebbero andate all'universit, mentre lei apparteneva alla minoranza destinata a cercarsi subito un lavoro. Per questo motivo, soprattutto durante l'ultimo anno, partecipavamo spesso a lezioni diverse. Dopo il diploma, venni a sapere che aveva trovato un impiego presso un istituto di credito. Poi la persi completamente di vista e non seppi pi nulla di lei, anche perch ero talmente presa dal mio Hiroo da non avere tempo per nessun altro.
Ci rincontrammo per puro caso a distanza di alcuni anni. Mi ero laureata e lavoravo in una grande agenzia pubblicitaria a Ginza. Ero occupatissima, avevo sempre molto da fare e trascorrevo buona parte del mio tempo in ufficio. Un giorno, durante la pausa pranzo, andai a comprarmi il bento in un grande magazzino dei dintorni. Mentre mi aggiravo per i corridoi labirintici del reparto alimentari, al piano sotterrano, di colpo sentii chiamare il mio nome a gran voce.
Murano-san! Murano-san!.
Mi voltai di scatto e, dietro il bancone dello stand di una nota azienda alimentare che vendeva tenpura, scorsi una commessa in grembiule bianco sorridermi gioiosamente. Era Yoko!
Uno-san? le chiesi allibita.
S, sono io!  una vita che non ci vediamo! esclam, continuando a sorridermi tutta contenta, tanto da mostrare i suoi bei denti bianchi.
Non sapevo che lavorassi qui le dissi. Ero stata parecchie volte al piano sotterraneo di quel grande magazzino, ma non mi ero mai accorta di lei.
Ho iniziato da poco, questa settimana, ma si tratta solo di un part-time. Il lavoro all'istituto di credito l'ho lasciato da un pezzo.
Ah, ho capito.
Ai miei occhi di principiante - ero da poco entrata nel mondo del lavoro - Yoko, ben truccata e capace di servire i clienti con straordinaria prontezza, appariva come una donna adulta e matura.
E tu che cosa fai di bello? mi domand.
Quando le comunicai il nome della ditta, le brillarono gli occhi e mi disse di getto: Ah, che coincidenza, ma lo sai che sto provando a lavorare anche come redattrice pubblicitaria e a scrivere qualche articoletto come freelance? Se ti capita qualcosa di interessante, fammi sapere.
Va bene, certo le risposi, sopraffatta dalla sua esuberanza. Era una vera forza della natura, sprigionava energia da tutti i pori e aveva una fiducia in se stessa davvero incredibile, come se fosse sicura che prima o poi sarebbe riuscita a fare grandi cose.
To', prendi questo mi disse sottovoce, allungandomi di nascosto una busta di plastica con dentro un tendon e del kakiage.
Ma no, perch?.
Dai, dai, non fare complimenti.
Mi sorrise affettuosamente e agit la mano per salutarmi. Io ricambiai il saluto e andai via con il sorriso sulle labbra, provando una gioia inaspettata. Dopo qualche tempo mi recai di nuovo allo stesso stand, pi di una volta, ma di Yoko non c'era traccia. Ero preoccupata, mi chiedevo che fine avesse fatto. Finch un giorno mi imbattei nuovamente in lei in un posto dove non mi sarei mai aspettata di rivederla: nella sala riunioni del mio ufficio!
Quando entrai e la vidi, rimasi letteralmente senza parole. Era seduta con disinvoltura in uno dei posti solitamente riservati ai nostri interlocutori di lavoro.
Sono Usagawa, piacere di conoscerla mi disse scherzosamente, porgendomi il suo biglietto da visita. C'era scritto: Usagawa Yoko - scrittrice/copywriter freelance, e non Uno Masako, il suo vero nome.
Indossava un tailleur che le stava a pennello e un paio di dcollet dalla forma sfilata. A entrambi gli orecchi brillavano due punti luce di diamanti. Si trattava di una mise un po' sopra le righe per una ragazza di ventitr o ventiquattro anni, ma di certo era molto adatta per accattivarsi le simpatie degli uomini e farsi strada nel mondo del lavoro. La sua condotta era impeccabile: ascoltava con aria concentrata i discorsi altrui e, quando era il suo turno, parlava con la necessaria cortesia e in tono assai convincente. Ero stupefatta, in tutta onest non mi sarei mai aspettata che una come lei potesse essere capace di tanto.
Perch qualche volta non andiamo a bere qualcosa insieme? mi propose a bassa voce prima di andare via.
D'accordo, volentieri risposi, completamente in balia di lei.
Ma sei ancora un'assistente? mi chiese poi in tono impensierito, mentre si infilava una sigaretta tra le labbra.
S, ho ancora molto da imparare, non  facile.
In azienda  sempre cos, che noia. Perch non fai come me e ti metti in proprio?.
Impossibile, per me  ancora presto, non combinerei niente. Non sono brava come te, tu sei incredibile.
Il fatto mi disse in tono fiero, dopo aver ascoltato le mie parole d'elogio  che non ho mai smesso di sognare di farcela, pur essendo una semplice diplomata. Per questo andr avanti e avr successo nella vita. Era assolutamente seria, non c'era nemmeno un briciolo di ironia nella sua affermazione.
Non ho mai smesso di sognare di farcela, pur essendo una semplice diplomata... Nel ricordarmi quella frase, mi sentii invadere da pensieri ed emozioni complessi. Yoko usava pronunciare quelle parole, evidentemente scaturite da un sentimento che si portava dentro da molto, solo ed esclusivamente quando era in presenza di persone che fossero a conoscenza del suo passato. Persone come me, per esempio.
Non potr mai dimenticare la volta in cui, mentre chiacchierava amichevolmente con un mio collega, le sentii dire una cosa che mi lasci allibita.
No, alla mia universit non c'erano mai lezioni scadenti, si studiava alla grande, i professori erano tutti di primo livello diceva, con una certa aria di superiorit. Una sola volta, ma ti assicuro che si tratt di un fatto pi unico che raro, fummo costretti a scrivere una lettera di protesta indirizzata alla segreteria didattica della facolt.
Per farla breve, Yoko era capace di trasformarsi. A seconda delle circostanze e dell'interlocutore di turno, cambiava a piacimento il suo curriculum scolastico e il suo passato. Nel momento in cui me ne resi conto, ebbi la netta sensazione di scorgere in un solo colpo la profondit del suo lato oscuro, provando un senso di smarrimento e uno shock terribili. Il suo lato oscuro, a pensarci bene, era tutt'uno con un complesso di inferiorit che si portava dentro fin dai tempi della scuola e che difficilmente sarebbe riuscita a superare. Eppure la sua formidabile energia continuava a esercitare su di me un fascino irresistibile.
E adesso che si fa? mi chiese Naruse rompendo di colpo il silenzio, riportandomi alla realt dopo che avevo indugiato a lungo nei miei ricordi legati a Yoko. La nostra Mercedes procedeva a passo d'uomo lungo l'Itsukaichikaido, in mezzo alla carovana di macchine di ritorno dalla consueta gita domenicale. A sinistra la vegetazione folta e verdeggiante del parco di Koganei era incantevole, da toglierti il fiato. Era una tipica serata della stagione delle piogge, in cui l'odore intenso dell'erba fresca giungeva fino in strada.
Gi, che si fa? mi venne spontaneo ripetere, non avendo la pi pallida idea di come e dove cercare Yoko.
Lei si occupa di ricerche di mercato, giusto? mi chiese Naruse, senza voltarsi a guardarmi.
Mi occupavo... lo corressi subito, ritrovandomi chiss perch a combattere contro il desiderio improvviso di fumare, dopo quasi due anni che non toccavo una sigaretta.
In che cosa consisteva esattamente il suo lavoro? O meglio, in che modo svolgeva le sue ricerche? insistette lui.
Detto cos, in due parole, dopo aver studiato e analizzato le caratteristiche dell'oggetto dell'indagine, formulavo alcune ipotesi e procedevo col verificarle in modo tangibile e concreto.
Perfetto! Perch non prova ad applicare lo stesso metodo per la ricerca di Yoko? mi disse in tono sarcastico, fissando il mio profilo mentre ero intenta a mangiucchiarmi le unghie.
Finalmente ci avvicinammo a Musashino. La strada era fiancheggiata per chilometri e chilometri da cespugli enormi di ortensie in fiore. Erano perlopi celesti, con splendide sfumature tendenti al violetto. Se  vero, come dicono, che il colore delle ortensie cambia molto a seconda della natura del terreno, allora quello doveva essere un terreno di straordinaria qualit. Era strano che in un momento come quello mi fossi messa a pensare a un fatto tanto futile e che non c'entrava assolutamente nulla, eppure fu la prima cosa che mi venne in mente guardando quei fiori.
Murano-san, allora? mi sollecit Naruse in tono di rimprovero, constatando che tardavo a rispondere. Guardi che non stavo semplicemente scherzando. Su, provi a ragionare seguendo il metodo che utilizzava nel suo lavoro, forse riusciremo a cavarne fuori qualcosa di buono.
Ne dubito gli dissi molto scettica. In questo caso  impossibile formulare ipotesi valide e credibili, per il semplice motivo che secondo me Yoko non  scappata con il suo denaro. Non farebbe mai una cosa del genere, ne sono pi che convinta.
Ma come glielo devo dire? Quei soldi non erano miei! ribatt lui quasi urlando. Ho capito perfettamente che lei  convinta che Yoko non sia scappata con i cento milioni di yen prosegu abbassando la voce, in tono improvvisamente remissivo, perch anch'io sono della sua stessa opinione. Le sto solo chiedendo di provare a ipotizzare qualcosa di diverso, un'alternativa.
Tipo che qualcun altro si sia impadronito dei soldi e sia successo qualcosa a Yoko?.
S, per esempio.
In un caso del genere, credo che l'ipotesi pi plausibile sia che questo qualcuno abbia preso i quattrini e basta. Voglio dire che non saprei bene come spiegarmi la scomparsa di Yoko.
Uhm, questo  vero concord Naruse rimettendosi a pensare. E se invece continu dopo un po', fosse d'accordo con qualcuno e insieme avessero deciso di mettere in atto una manovra diversiva in modo da rendere la fuga pi agevole?.
Certo, non  da escludere risposi, lanciandogli un'occhiata ostile. Magari Yoko si  messa d'accordo con il suo amante ed  scappata per prima, mentre lui fa la parte della vittima e finge di mettersi sulle sue tracce. Poi, quando sar trascorso un po' di tempo, si incontreranno da qualche parte e si godranno insieme il bottino, fregando tutti alla grande... Niente male come ipotesi, no?.
Ma non dica sciocchezze, la smetta! reag Naruse, prendendosela sul serio. Difatti si ammutol per un bel pezzo e si mise a guidare come un pazzo, sorpassando con insolenza le auto di piccola cilindrata.
Entrammo in citt, tutti e due con lo sguardo fisso davanti a noi. Per fortuna c'era meno traffico. All'altezza di Kanpachi-dori svoltammo a destra.
Le dispiace se passiamo un attimo dalla mia concessionaria? mi chiese a un tratto Naruse.
Faccia pure, cambierebbe forse qualcosa se le dicessi di no? gli risposi contrariata.
E va bene, mi dispiace mormor, sorridendo amaramente. Ammetto di aver sbagliato a mettermi in affari con un tipo come Uesugi. Mi rendo conto che quello che  successo  soprattutto colpa mia.
Finalmente lo hai capito! avrei voluto dirgli, ma preferii restarmene zitta. O meglio, non fui capace di aprire bocca, perch non ne avevo il diritto. In fondo anche mio padre, l'investigatore privato Murano Zenzo, si era legato allo stesso mondo e mi aveva pagato gli studi con i soldi guadagnati lavorando per la stessa gente.
La prego, le chiedo di collaborare. Senza il suo aiuto, non riuscir mai a farcela prosegu Naruse, tendendomi la mano destra. Riscontrando che non avevo nessuna voglia di stringergliela, si indispett di nuovo e assunse un'espressione amareggiata, tenendo lo sguardo fisso sulla strada.
Dopo aver seguito ancora per un po' Kanpachi-dori, giungemmo in vista di Naruse Motors. L'edificio che ospitava la concessionaria era piccolo, ma il piazzale antistante era abbastanza ampio, al punto da contenere una ventina di Mercedes, BMW e altre auto tedesche di grossa cilindrata, tutte perfettamente allineate e con il cartello del prezzo bene in vista. Lo spazio esterno era sfruttato al massimo, con eccezionale ordine e razionalit.
Naruse ferm la macchina giusto davanti all'ingresso. Mi scusi mi disse, uscendo in fretta dall'abitacolo. Apr la porta a vetri ed entr subito all'interno della concessionaria, dove un suo giovane collaboratore gli and incontro con solerzia e ascolt ci che evidentemente aveva da dirgli. Da sola in macchina, con l'aria condizionata accesa e senza nulla da fare, mi misi a osservare svogliatamente un ragazzo in tuta da lavoro che lucidava i cerchioni di una Mercedes e lavava una Porsche 911 dirigendovi un getto d'acqua con un tubo flessibile.
Murano-san, scenda per favore, devo far lavare la macchina mi disse Naruse, nel frattempo uscito di nuovo all'esterno, aprendo lo sportello e facendomi un cenno con la mano. Come avevo gi notato in precedenza, la Mercedes era ricoperta di schizzi di fango.
In autostrada si  ridotta uno schifo, dalle una bella lavata disse al ragazzo in tuta, quasi volesse giustificarsi. Poi si volt verso di me e mi propose: Che ne dice di un caff?. Zitta e muta, lo seguii dentro. Poco oltre l'ingresso c'erano tre tavolini rotondi e alcuni grossi sgabelli, su uno dei quali presi posto. Il tizio con il quale Naruse aveva parlato poco prima mi serv del caff freddo in un bicchiere di carta. In giro era tutto bene in ordine e pulito, l'arredamento era molto sobrio e modesto, ma l'ambiente risultava nel complesso accogliente. Appesa a una parete c'era una grande lavagna bianca con su scritto il programma di lavoro: Consegna del veicolo X al signor Y, Revisione completa del veicolo y del signor X e cos via. A dire il vero gli spazi vuoti erano in netta prevalenza, non sembrava esserci chiss quanto da fare.
All'incirca due anni addietro, Yoko aveva pensato di acquistare un'automobile di seconda mano e si era recata presso quella concessionaria, dove aveva conosciuto Naruse. Aveva comprato la sua bella BMW rossa ed era rimasta molto soddisfatta. Ricordo che mi telefon apposta per dirmelo.
Mi scusi se l'ho fatta attendere mi disse Naruse tornando da me, dopo essersi eclissato dietro un bancone per alcuni minuti e aver confabulato con il suo dipendente a proposito di certi documenti. Stringeva in mano il cellulare.
Grazie per il caff gli feci alzandomi in piedi.
A casa sua non  arrivata nessuna telefonata, e nemmeno all'ufficio di Yoko mi inform, mentre dava uno sguardo alla propria macchina attraverso la vetrina. Adesso era pulita e luccicante, pronta davanti al cancello d'ingresso.
Credo che a questo punto convenga dare un'occhiata a casa di Yoko.
Ne  sicura? mi chiese in tono un po' esitante.
Certo. C' qualcosa che non va?.
No, no, andiamo. Capir da sola.
Dopo avermi dato quella risposta a dir poco enigmatica, mi apr lo sportello della Mercedes e mi invit a salire.
Yoko abitava in un appartamento in affitto all'estremit di Nishi Azabu. Percorremmo una serie di stradine laterali, che Naruse sembrava conoscere a menadito, e d'un tratto spuntammo su Setagaya-dori. Cominciava a fare buio, ma la temperatura sembrava essere aumentata ulteriormente, l'afa era insopportabile. Tutto lasciava presupporre che in serata sarebbe venuto di nuovo a piovere.
Dopo aver parcheggiato la Mercedes al lato dell'ampia strada davanti al palazzo di Yoko, io e Naruse ci avviammo verso l'entrata. L'atrio era pavimentato con grandi piastrelle bianche, molto belle ma scivolose a causa della pioggia. Aveva smesso di piovere da diverse ore, ma l'umidit era tale da rendere la pavimentazione simile a una lastra di ghiaccio. Mentre avanzavamo molto adagio, prestando attenzione a non scivolare, vidi uscire dall'ascensore l'iraniano commerciante di tappeti che, se la memoria non mi tradiva, abitava nell'appartamento giusto sopra quello di Yoko.
Buonasera ci salut per primo - dalla sua espressione era evidente che aveva riconosciuto Naruse e forse anche me, che di tanto in tanto andavo a trovare Yoko. Era sposato con una giapponese e parlava discretamente la nostra lingua.
Mi scusi se la disturbo lo fermai, per caso ieri sera ha visto Yoko, la sua vicina del piano di sotto?.
Yoko? Ieri sera? ripet lui, pensandoci un attimo e scuotendo il capo. Ieri sono uscito con mia moglie, siamo tornati tardi... No, Yoko non l'ho vista, mi dispiace. Poi, in tono allarmato, mi chiese:  successo qualcosa?.
No, no, tutto bene risposi con calma, scuotendo a mia volta la testa e salutandolo prima di entrare nell'ascensore. Naruse, senza proferire parola, schiacci il pulsante del secondo piano. Quando le porte dell'ascensore si aprirono, scorsi un uomo in piedi accanto alla porta dell'appartamento di Yoko, con le braccia lungo i fianchi e le mani unite sul davanti. Era piuttosto giovane e indossava un completo scuro impeccabile. Doveva trattarsi di un altro tirapiedi di Uesugi.
Salve lo salut Naruse sollevando una mano. Noi entriamo un attimo.
Prego rispose il tipo.
Naruse apr la porta con un duplicato della chiave. Dentro era buio e faceva molto caldo, c'era un'umidit pazzesca. Aleggiava un lieve odore di rifiuti organici misto al profumo che usava abitualmente Yoko: Eternity. Nell'attimo in cui Naruse accese la luce, trasalii alla vista della scena che mi si present davanti agli occhi.
Che diavolo  successo? riuscii a dire a malapena. L'appartamento era stato messo completamente a soqquadro. Cassetti rovesciati sul pavimento, ante dei mobili aperte, oggetti in frantumi: sembrava che ci fosse stato il terremoto. Senza aprire bocca, Naruse sollev l'indice in direzione del tizio sul pianerottolo. Era opera degli uomini di Uesugi, non c'erano dubbi. Il volto malefico di Kimishima mi affior di colpo alla mente. Ora capivo come mai Naruse si era mostrato esitante quando gli avevo chiesto di venire a casa di Yoko.
Tutto questo  assurdo mormorai mentre osservavo la scrivania, di solito in perfetto ordine e adesso sottosopra, con un mare di libri, riviste e documenti sparpagliati tutt'intorno al punto che non c'era spazio dove mettere i piedi. Non c'erano un solo cassetto o una sola porta che fossero rimasti chiusi, era stato ispezionato ogni singolo centimetro dell'alloggio, niente era al suo posto, regnava il caos pi totale.
Il com coreano d'antiquariato, di cui Yoko andava tanto fiera, giaceva rovesciato a terra, le sue bellissime maniglie di metallo nere rimosse in malo modo e disseminate in giro. Il letto era stato spostato, le lenzuola erano state strappate via e il materasso, mezzo fuori dalla rete, era stato lacerato in diversi punti con la lama di un coltello. Gli abiti griffati, che dovevano costare un occhio della testa, erano stati tirati gi dalle grucce e ammucchiati in un angolo come fossero stracci, insieme alle scarpe.
Ma il peggio del peggio era la cucina. Il contenitore del riso era stato capovolto e i chicchi erano finiti in ogni dove. Stessa sorte avevano subto i barattoli della farina, dello zucchero, del sale e della fecola di patate, e persino la bottiglia del ketchup: in diversi punti del pavimento si distinguevano piccoli cumuli formati da ciascuno di quegli alimenti. Niente era stato risparmiato, tutto era stato scaraventato in un posto diverso da quello di origine: gli spaghetti, il detersivo, le pentole, la pellicola per alimenti e ogni altra cosa. La porta del frigorifero era spalancata e si sentiva una puzza tremenda di latte avariato. Era un autentico pandemonio, sembrava che in quel luogo si fossero scatenati tutto l'odio e la malvagit di cui un essere umano pu essere capace.
Quando misi piede nella stanza da bagno e vidi gli assorbenti e altri prodotti per l'igiene femminile sparpagliati ovunque, molti dei quali strappati e resi inservibili, diedi in escandescenze e mi avventai contro Naruse, in piedi alle mie spalle.
Non  possibile! Bastardi! urlai, mentre mi agitavo come un'ossessa e tentavo di colpirlo in volto.
Basta, la smetta! url pure lui, afferrandomi per il polso destro e stringendo forte.
Nel vedermi serrare i denti e gridare per il dolore, moll la presa e mi diede una leggera spinta, facendomi cascare all'indietro sulla montagna di indumenti di Yoko.
Tutto questo non  giusto! riuscii a protestare disperatamente tra un singhiozzo e l'altro.
Naruse mi guard per qualche istante e si diresse a passo rapido verso il vano d'ingresso. Prima di chiudere la porta, mi disse: Chieder al tipo qui fuori di rimettere tutto in ordine.
Per un po' lo sentii parlottare con il giovane yakuza sul pianerottolo, poi le voci cessarono. Evidentemente si erano allontanati, forse per dirsi qualcosa che non volevano che ascoltassi.
Qualche istante dopo, il telefono prese a squillare. Sussultai per la sorpresa e mi rialzai in piedi, andando alla ricerca dell'apparecchio telefonico. Guidata dai ripetuti squilli, finalmente lo trovai per terra accanto al letto.
Pronto? risposi con voce tremante.
Yoko, sono io!.
Mi avevano scambiata per la padrona di casa. Stavo per riattaccare, spaventata, ma riuscii a fermarmi giusto in tempo.
Chi ? domandai.
Sono io, Genevive!. Il timbro della voce era indubbiamente maschile, eppure il nome e il modo di parlare facevano pensare a una donna. Rimasi muta per lo stupore, non riuscivo a dire nulla, ma per fortuna la voce all'altro capo del telefono and avanti lo stesso. Ho percepito qualcosa, vibrazioni negative! Questa settimana non ti  favorevole,  meglio che tu non ti muova. Ho avuto come un brutto presentimento, devi fare molta attenzione. Vieni da me appena puoi, cos prover a dirti qualcosa di pi specifico e ti spiegher in che direzione si sta muovendo l'energia negativa.... La voce si interruppe di colpo, evidentemente Genevive aveva cominciato a sospettare che c'era qualcosa di strano.
Pronto? Io non sono Yoko, sono un'amica, mi chiamo Murano.
Ah, perbacco! In effetti mi era sembrato che qualcosa non andasse.
Mi scusi se non gliel'ho detto subito. Yoko non c'. Lei  un suo amico?.
Mah... diciamo che sono la sua chiaroveggente di fiducia rispose, sforzandosi di imitare al meglio la voce da donna. Dov' Yoko? Le  accaduto qualcosa?.
No, gliel'ho gi detto,  solo che in questo momento non  in casa.
Ne sei sicura? mi chiese in tono molto dubbioso. Ah, ho capito chi sei! aggiunse di colpo, quasi urlando. Yoko mi ha parlato spesso di te, sei Miro-chan, vero?.
S, esatto, sono io. Senta, Genevive, non  che per questa volta potrei venire io al posto di Yoko?.
Ma certo, vieni pure.
Grazie! Mi d il suo indirizzo?.
Sono vicino a Harajuku.... Tutt'a un tratto sentii una mano maschile strapparmi il ricevitore del telefono da dietro. Mi voltai di scatto: Naruse. Tenendo l'indice della mano destra accostato alla bocca, mi impose di fare silenzio e si avvicin il ricevitore all'orecchio. Quando si fu accertato che non si trattava di Yoko, me lo restitu. Lo guardai fisso in viso assottigliando gli occhi in segno di protesta. Intanto Genevive, ovviamente all'oscuro di quanto era appena accaduto, aveva continuato a parlare. ...Devi procedere in direzione di Sendagaya e prendere come punto di riferimento la prima pompa di benzina sul lato destro della strada. Con il ricevitore del telefono premuto sull'orecchio, memorizzai per bene tutto ci che ero riuscita a sentire. Naruse, in piedi al mio fianco, mi osservava con estrema freddezza.
Va bene, grazie dissi prima di interrompere la comunicazione. Verr senz'altro domani in mattinata.
 stata lei a chiamare? mi chiese subito Naruse, senza darmi nemmeno il tempo di mettere gi la cornetta.
Assolutamente no. Ho sentito il telefono squillare e ho risposto. Era un tipo un po' strambo. Cercava Yoko e parlava di cose molto strane, energia negativa e roba del genere.
 un modo come un altro per spillare soldi alla gente comment Naruse, storcendo le labbra e ridacchiando. Lo conosco bene quel tizio,  un uomo, anche se si sforza di parlare come una donna. Dice di chiamarsi Genevive Matsunaga e fa l'indovino... o meglio l'indovina.
Yoko si fa predire spesso il futuro?.
S, ogni tanto Matsunaga le telefona e comincia con la storia dell'energia negativa. Poi lei corre da lui, si fa raccontare un bel po' di frottole e gli sgancia come minimo cinquantamila yen. Si tratta di un'estorsione bella e buona, anche se in apparenza non lo sembra.
Ho capito mi limitai a dire. Ormai avevo stabilito di andarci. Questa settimana non ti  favorevole,  meglio che tu non ti muova... Quella frase continuava a rimbombarmi nella testa. Ho preso appuntamento per domani, credo che ci andr.
Anche a lei piace farsi predire il futuro? mi chiese ironicamente Naruse, in tono un po' seccato e guardandomi come se volesse prendermi in giro. Intanto il tizio in abito scuro che stava fuori di guardia venne dentro facendo un leggero inchino col capo.
Posso chiederti il favore di rimettere un po' in ordine? gli fece Naruse, indicando intorno a s con la mano destra. Non subito, va bene anche domani.
D'accordo rispose quello con una smorfia, come se gli avessero chiesto di pulire i gabinetti. Le cose da rimettere a posto erano soprattutto oggetti e indumenti ai quali Yoko era molto affezionata, acquistati con il denaro che si era guadagnata lavorando sodo. Mi vennero i nervi a fior di pelle quando vidi quel giovane delinquente assumere quell'espressione di disgusto.
Verr a dare una mano anch'io dissi, incapace di trattenermi.
Non ce ne sar bisogno sentenzi Naruse scuotendo il capo. Forse aveva paura che volessi sottrarre delle prove o fare chiss che cosa. Piuttosto prosegu, perch non d un'occhiata in giro e mi dice quali vestiti mancano?.
Impossibile. Come faccio? Qui  una vera bolgia risposi guardandomi intorno e provando di nuovo una gran rabbia. E poi i vestiti di Yoko lei dovrebbe conoscerli molto meglio di me.
Non credo, non sono un esperto di abiti femminili controbatt lui facendo segno di no con la testa, senza affatto scomporsi e tenendo le mani infilate nelle tasche posteriori dei jeans.
Ah, mi scusi tanto. I vestiti di Yoko non sono il suo forte, va bene, ma almeno un'idea precisa su di lei e su ci che aveva in mente se la sar fatta, spero.
S, ma solo fino a prima che combinasse tutto questo casino.
Ci fissammo a vicenda negli occhi, come se dovessimo sfidarci a duello. Dopo aver visto l'appartamento di Yoko ridotto in quello stato, le cose tra me e Naruse cominciarono a funzionare male. Non sopportavo il suo atteggiamento di totale noncuranza nei confronti degli oggetti personali di Yoko: io mi ero indignata profondamente alla vista del modo crudele e spietato in cui i suoi abiti e le sue cose erano stati trattati, mentre lui era rimasto totalmente indifferente. Per giunta era chiaro che aveva interpretato in maniera molto negativa la mia reazione, quasi avesse voluto esprimere la sua delusione perch una persona come me, in apparenza forte e tutta d'un pezzo, si era lasciata prendere dall'emozione per una faccenda secondo lui di poco conto. Aveva certamente pensato, al pari della stragrande maggioranza degli uomini, qualcosa tipo: lasciamo perdere, in fondo  solo una donna.
Su, andiamo,  inutile restare ancora qui mi disse, con il sudore che gli imperlava la fronte. Non me n'ero accorta, ma il caldo e l'umidit all'interno dell'appartamento si erano fatti davvero insopportabili. Annuii con un cenno del capo e, prima di dirigermi verso la porta d'ingresso, spinsi con la mano l'anta del frigorifero, che si chiuse con un rumore secco.
Il tizio qui fuori star fisso di guardia? provai a chiedere.
Credo di s, forse tranne che di notte. Per due o tre giorni, finch le cose non si chiariranno, rester da queste parti.
Come da me, eh? Ci state trattando come due criminali, non  giusto.
Se fossero stati soldi puliti, saremmo andati alla polizia gi da un pezzo. In ogni caso, non so lei, ma Yoko si  comportata da vera delinquente afferm Naruse con estrema freddezza, mentre era chino ad allacciarsi i suoi stivaletti.
L'ascensore, proveniente dai piani superiori, era occupato gi da due persone. Si trattava per la precisione di due giovani uomini di razza bianca, forse dei modelli, i quali stavano discutendo di chiss cosa a bassa voce, con aria maliziosa. Nel vedere me e Naruse entrare, cambiarono faccia all'istante e ci sorrisero affabilmente.
Yoko abitava a Nishi Azabu da circa tre anni. Di recente, nel corso dell'ultimo anno, il numero degli stranieri era aumentato sensibilmente. Nel suo palazzo, dove c'erano una ventina di monolocali di discreta metratura di cui la met era occupata da uffici, abitavano in tutto una decina di persone, perlopi stranieri. C'erano i due probabili modelli americani, il commerciante di tappeti iraniano con la moglie giapponese, un gioielliere pakistano e un thailandese che gestiva un ristorante. E c'erano anche dei dei costaricani, che nessuno sapeva di cosa si occupassero, i quali andavano e venivano molto spesso dandosi il cambio di continuo. Yoko mi aveva detto che tutti si ignoravano a vicenda, scambiandosi a stento un saluto quando si incrociavano nell'androne del palazzo, per le scale o in ascensore.
Andiamo a mangiare qualcosa? Si  fatta ora di cena mi propose Naruse uscendo dall'ascensore. C'era un'afa terribile, tanto per cambiare, e nell'aria aleggiava un odore intenso e sensuale di gardenie, nonostante ci trovassimo in pieno centro. Eppure, davanti ai nostri occhi, le auto sfrecciavano senza sosta a gran velocit, sprigionando una quantit notevole di gas di scarico. Quell'edificio si trovava lungo una strada secondaria evidentemente molto utilizzata per evitare il traffico delle arterie principali.
Allora, le va di mettere qualcosa nello stomaco? insistette Naruse, scrutandomi in viso.
No, grazie, a essere sincera non ho molto appetito risposi, mentre avevo ancora davanti agli occhi l'immagine avvilente dell'appartamento di Yoko in subbuglio.
Bene, come vuole mi disse, facendo spallucce e aprendomi la portiera della Mercedes. Il suo telefonino, che aveva lasciato in macchina, stava squillando con insistenza.
S? rispose, afferrando in fretta il cellulare. Tutte le volte che sentivo un telefono squillare, mi prendeva un vuoto allo stomaco e andavo in ansia. Provai a fissare Naruse negli occhi, tentando di carpire qualcosa dalla sua espressione. D'accordo, stavo venendo proprio l disse dopo un po'.
Doveva essere Kimishima, forse era successo qualcosa. Per un attimo avevo dimenticato che quella canaglia era a casa mia. Mentre ci pensavo, gli occhi mi si posarono su una serie di insegne al neon sobrie ed eleganti, ben diverse da quelle chiassose e colorate di Shinjuku.
Forse mi  venuta un po' di fame dissi a Naruse non appena ebbe terminato la conversazione telefonica.
Bene, allora si va a mangiare replic lui ridendo sotto i baffi, avendo molto probabilmente intuito il vero motivo del mio improvviso ripensamento.
Entrammo in un ristorante italiano l vicino, lo stesso dove qualche volta mi era capitato di andare con Yoko. L'odore di aglio e olio di oliva mi penetr nelle narici facendomi venire l'acquolina in bocca. Erano gi le otto passate e a pranzo avevo mangiato solo il tramezzino e un altro paio di cosette che Kimishima aveva preso da Queen's Chef.
Allora? La fame  aumentata? mi chiese Naruse.
Be', s.
Che ne dice di una birra? Oppure preferisce del vino? Qui fanno degli spaghetti aglio, olio e peperoncino da favola, glieli consiglio. Ma forse questo posto lo conosce bene anche lei, giusto?.
Naruse si mise a ridere e io feci subito altrettanto, dal momento che stavo per dirgli esattamente la stessa cosa. Mentre eravamo entrambi assorti nella lettura del menu, il gestore del ristorante si avvicin al nostro tavolo. Nel riconoscerci fece una faccia sorpresa, di sicuro perch ci aveva sempre visti separatamente, in compagnia di Yoko ma mai insieme.
Buonasera, benvenuti ci salut, girando la pagina del blocchetto pronto a prendere le ordinazioni. Quindi voi due vi conoscevate? ci chiese spinto dalla curiosit.
S, in un certo senso risposi io.
Per non siete mai venuti tutti insieme, voi due con la signora Usagawa, o sbaglio?.
No, in tre mai, sempre solo in due replic stavolta Naruse.
La signora Usagawa  stata qui ieri sera, da sola disse il gestore.
Io e Naruse ci guardammo negli occhi. Ricevere notizie di Yoko in un posto assolutamente inaspettato mi diede la sensazione di percepire l'odore del suo profumo, come se fosse scaturito per magia da un luogo buio.
Verso che ora? chiese immediatamente Naruse.
Dunque... rispose il gestore, gettando un'occhiata all'orologio appeso alla parete e pensandoci su per qualche secondo, era abbastanza presto, direi suppergi verso le sei. Me lo ricordo bene perch il locale aveva appena cominciato ad affollarsi. Era seduta da sola laggi, al banco. Adesso che ci penso, mi ha parlato anche di lei disse, dirigendo lo sguardo verso Naruse.
Di me? E che cosa le ha detto?.
Quando le ho chiesto come mai fosse venuta da sola, mi ha risposto che lei non c'era perch era andato a giocare a golf a Ito e aveva in programma di fermarsi l a dormire. E quando poi, riferendomi ovviamente a lei, le ho detto: Ah, beato lui!, si  messa a ridere dicendo che il tempo le aveva giocato un brutto scherzo, visto che pioveva a dirotto.
E dopo che cosa ha fatto? insistette Naruse.
Niente, ha consumato in silenzio la cena e se n' andata, come sempre rispose lui, lasciando affiorare un sorriso sul suo volto coperto da un'ombra di barba.
Le sembrava diretta a casa? intervenni io.
No, non credo mi rispose il gestore, inclinando il capo da un lato. Non aveva l'aria di essere a fine giornata. Secondo me andava al lavoro, aveva con s la sua solita borsa.
Probabilmente si riferiva alla borsa senza manici che Yoko usava quando si recava in ufficio e in cui riponeva documenti, fotocopie e altro materiale cartaceo.
A quell'ora? chiese ancora Naruse, in tono dubbioso.
Be', lo sanno tutti che la signora Usagawa  una gran lavoratrice, no? rispose lui.
Ricorda che cosa aveva addosso? domandai io.
Mmh... mugugn il gestore rivolgendo lo sguardo a terra, incapace di ricordare. Aspetti, credo di avere qui la persona giusta per rispondere alla sua domanda mi disse. Si diresse verso il retro del locale e torn poco dopo in compagnia di un giovane cameriere alto e bello, tipo indossatore.
Allora disse il ragazzo senza esitazioni, la signora aveva un vestito nero. Si trattava di un abitino intero con il colletto alla coreana, stile anni Settanta. Forse era di Gaultier, oppure di Helmut Lang.
Ho capito, era un Gucci lo corressi prontamente. E poi?.
Poi... rispose lui, facendo roteare gli occhi mentre scavava nella memoria, aveva i capelli sciolti come al solito. Borsa Gucci Bamboo e cartella portadocumenti grande. Scarpe nere, ovviamente Gucci. Collana con pendente di perla nera. Quest'ultimo particolare ho avuto modo di notarlo perch, prima di andarsene, la signora si  accorta di avere una macchiolina di pomodoro sulla perla e l'ha pulita con un fazzoletto di carta.
Caspita, quel che si dice un eccezionale spirito di osservazione! mi venne da esclamare.
No,  solo che quel tipo di cose mi piace molto rispose con modestia il ragazzo.
Non appena il giovane cameriere si fu allontanato, il gestore del ristorante fece una risatina sarcastica e ci chiese di nuovo cosa volessimo ordinare. Io e Naruse ci lasciammo consigliare volentieri da lui, senza chiedere troppe spiegazioni.
Quando l'ho vista io l'ultima volta, ieri pomeriggio, aveva dei jeans afferm Naruse dopo un po'. Verso le tre sono andato da lei con Kimishima e le ho lasciato i soldi. Poi sono partito per Ito e sono arrivato in tempo per la cena con i clienti, che era in programma alle sette.  chiaro che Yoko si  cambiata,  venuta qui al ristorante e poi, forse,  andata in ufficio.
I soldi come glieli ha portati? Voglio dire, erano dentro qualcosa?.
Certo, erano in una comune valigetta nera, tipo quelle che usano spesso gli impiegati di banca.
Quindi Yoko sarebbe andata in ufficio senza portarsi dietro i soldi... Non  strano?.
Perch?.
Se avesse avuto in mente di scappare con i quattrini, a quel punto avrebbe dovuto averli con s, non trova?.
Mmh... mormor Naruse, riflettendoci su. Forse  andata in ufficio per mettere un po' di cose a posto prima di fuggire. In fondo Yoko  una persona assai precisa e scrupolosa, anche se preferisce non darlo a vedere.
Certo, pu anche darsi.
In effetti, almeno in certe cose, Yoko era di una seriet assoluta, forse persino eccessiva. In questo, inutile dirlo, aveva preso dalla madre. Non si poteva escludere che, ammesso che fosse davvero fuggita, avesse voluto sistemare le questioni di lavoro pi urgenti, lasciando il meno possibile in sospeso.
Stamattina, prima di venire da me,  stato all'ufficio di Yoko?.
Certamente. Come le ho gi detto, stasera sarei dovuto andare da lei per ritirare i soldi. Poi il torneo di golf  stato annullato a causa della pioggia e sono tornato prima del previsto, stamattina presto. Ho provato a chiamarla diverse volte, ma  stato inutile, non mi rispondeva. Allora ho pensato che si fosse rintanata nel suo ufficio a lavorare. Perci mi sono diretto subito l,  stata la prima cosa che ho fatto.
Yukari era gi in ufficio?.
Certo che no, oggi  domenica esclam Naruse scoppiando in una risata.
Ah, gi, me n'ero completamente dimenticata. Forse perch oggi  una domenica diversa da tutte le altre.
Come le stavo dicendo, in ufficio non c'era e non sono riuscito a trovarla da nessun'altra parte, era sparita. Sono andato a casa sua, ma  stato inutile, ho solo perso altro tempo.
Lei ha sempre avuto una copia della chiave dell'appartamento?.
In realt no. Non mi piaceva l'idea di poter andare e venire a mio piacimento, anche se io e Yoko stiamo, o forse dovrei dire stavamo, insieme. Ho chiesto la chiave in prestito alla custode, faticando non poco per convincerla, e ho fatto questo duplicato disse, mostrandomi il portachiavi in cui spiccava la chiave nuova di zecca e luccicante con la quale poco prima aveva aperto la porta dell'appartamento di Yoko.
Riepilogando dissi, Yoko avrebbe preso in consegna i soldi e sarebbe andata in ufficio a lavorare lasciandoli a casa?.
Riguardo al fatto che abbia preso in consegna i soldi non ci sono dubbi. Sul resto aggiunse, inclinando il capo da un lato, non saprei.
In quel momento ci fu servito l'antipasto e smettemmo di parlare per un po'.
Stasera  impossibile recarsi all'ufficio di Yoko, vero? provai a chiedere al termine della cena.
Direi di s, le chiavi ce le ha Yukari mi rispose Naruse, mentre si sforzava di reprimere uno sbadiglio.
Allora ci andremo domani.
S,  ovvio.
Ci saremmo andati e poi? Non avremmo risolto niente, me lo sentivo. Avremmo perso solo altro tempo e intanto Yoko se ne sarebbe andata chiss dove. Per forse era meglio cos, per il suo bene. In quel momento poteva darsi che anche Naruse stesse pensando la stessa cosa e non stesse facendo altro che guadagnare tempo per lei.
Erano gi le dieci passate quando tornammo da me. Il mio brutto presentimento si rivel fin troppo giusto: Kimishima aveva aperto il frigorifero e si era riempito la pancia di birra. Lo trovammo stravaccato sul divano a vedere Il bacio della donna ragno - aveva messo le mani nella mia collezione di videocassette, tanto per cambiare - colto da uno sbadiglio davanti alla scena in cui Raul Julia e William Hurt si baciano.
Che schifo! protest, spegnendo la tv con il telecomando, una lacrima a solcargli la guancia dopo che aveva sbadigliato. Mi ero messo a vedere questo film perch avevo letto il titolo e pensavo fosse pieno di donne. Che delusione!.
Kimishima gli disse Naruse mentre controllava la mia segreteria telefonica, adesso puoi anche andartene a casa.
Uhm mugugn lui, alzandosi in piedi e stiracchiandosi. I pantaloni di seta gli si erano tutti stropicciati.
Grazie per l'aiuto. Ci vediamo domani, d'accordo?.
S, s, tanto me lo ha gi detto il capo. Ci sentiamo.
Cos dicendo, lanciandomi una rapida occhiata di sbieco, se ne and senza nemmeno salutare.
Non appena fu uscito dalla porta, tirai un gran sospiro di sollievo e mi misi a pulire per bene il tavolo, sporco di birra e cenere di sigaretta. Sebbene Naruse fosse fermamente intenzionato a restare da me tutta la notte, provai un senso di liberazione enorme ora che l'ospite pi sgradito e molesto se n'era andato. Naruse aveva un aspetto terribile, doveva essere esausto.
Mi scusi, Murano-san mi disse, posso rimanere sul divano?.
Prego.
Ottenuto il mio permesso, raccolse dal divano le riviste e i giornali e li sistem per terra, impilandoli con cura e precisione. Sono molto stanco aggiunse, ho bisogno di riposare. Se Yoko dovesse farsi viva, mi svegli, per favore. Devo dirle assolutamente una cosa.
D'accordo, va bene gli risposi, mentendo spudoratamente. Se per caso Yoko avesse telefonato, le avrei parlato solo io, senza affatto svegliarlo. Perch mi aveva chiamato nel cuore della notte? Cosa voleva dirmi? Aveva bisogno di aiuto? Era una questione tra me e lei, questo era certo.
Naruse-san gli dissi, mentre se ne stava seduto a occhi semichiusi sul divano, con il cellulare stretto in una mano, se vuole, pu anche usare la doccia.
Posso, davvero? mi chiese conferma in tono discreto, e io gli indicai la porta della stanza da bagno. Poi presi un paio di asciugamani, uno spazzolino nuovo, una maglietta e dei pantaloncini di Hiroo e glieli porsi.
Ecco, tenga gli dissi.
Grazie mi rispose molto gentilmente, prendendo in consegna quelle cose con fare sorprendentemente remissivo e avviandosi verso la stanza da bagno.
Quella sera Naruse si addorment subito. Dopo aver fatto il bagno, andai in soggiorno a dare un'occhiata e lo trovai assopito sul divano addossato alla parete in un angolo della stanza. Mentre mi tamponavo con l'asciugamano i capelli bagnati, rimasi per un po' a guardarlo. Respirava piano, con la bocca socchiusa e i capelli spettinati sulla fronte abbronzata. Aveva le sopracciglia aggrottate e una smorfia di sofferenza sul volto, ma dormiva d'un sonno profondo.
Adesso capivo perch, malgrado stessero insieme da quasi due anni, Yoko non me l'aveva mai presentato. Naruse era un bell'uomo, affascinante, di quelli che ogni donna sogna molte volte nella vita. Aveva un fisico perfetto e ben proporzionato, un viso da attore, cervello e soldi. Il suo corpo emanava una fragranza unica e particolare, che faceva subito pensare a un uomo cos forte da non avere alcun bisogno di fare gruppo con gli altri. E quest'ultimo era un dettaglio che solo una donna poteva intuire. Ecco perch Yoko non me lo aveva fatto conoscere. Lei era fatta cos, a volte era come una bambina che riceve un dolcetto squisito e se lo tiene nascosto dietro la schiena.
A un certo punto mi feci coraggio e andai in camera da letto. Presi la boccetta di Eternity, lo stesso profumo che usava Yoko, e me ne versai due o tre gocce sul palmo della mano. Quindi tornai in soggiorno, mi avvicinai a Naruse e allungai la mano sotto il suo naso. Nessuna reazione, dormiva come un sasso, perfettamente immobile e con gli occhi serrati. Attesi ancora qualche secondo, poi distesi adagio un braccio e iniziai a frugare nelle tasche dei suoi jeans, ripiegati per bene e riposti sulla spalliera del divano. Quando trovai il mazzo di chiavi che stavo cercando, lo tirai fuori piano, attenta a non fare rumore. Lo strinsi in pugno pi forte che potevo, cos da non rischiare che le chiavi tintinnassero, e feci ritorno in camera da letto. Avrei voluto prendere solo quella dell'appartamento di Yoko e rimettere subito il mazzo al suo posto, ma non era possibile perch di chiavi ce n'erano pi di cinque. Solo quella della macchina si distingueva bene, le altre erano suppergi tutte uguali. Senza avere altra scelta, infilai l'intero mazzo in borsa e mi preparai a uscire.
Prima, per, tornai ancora una volta in soggiorno e sfilai il portafoglio dalla tasca posteriore dei jeans di Naruse. Infine, di nuovo al sicuro in camera da letto, ne controllai il contenuto prestando attenzione a rimettere ogni cosa al suo posto. C'erano quattrocentomila yen in contanti, alcune carte di credito Gold e diversi biglietti da visita di ottima qualit. Nella parte posteriore del taschino, con i biglietti da visita c'era una piccola e sottile rubrica telefonica. Provai a sfogliarne rapidamente le pagine, ma c'erano scritti solo nomi che non conoscevo. Alla lettera N, per, me ne salt subito uno all'occhio: Naruse Shoko. Si trattava molto probabilmente di sua moglie. Oltre al numero di telefono, c'era anche l'indirizzo: Setagaya-ku, Sakurajosui yonchome... E subito sotto, un po' pi in piccolo: Marble Arch Market, con accanto un altro indirizzo, questa volta di Kichijoji. Doveva essere il nome del negozio o della ditta dove lavorava. Non sapevo se mi sarebbero mai stati utili, ma copiai lo stesso in fretta e furia entrambi gli indirizzi e i numeri.

4.

Senza perdere altro tempo, indossai una T-shirt fresca di bucato e i primi pantaloncini che mi capitarono a tiro, quindi tirai fuori dal cassetto le chiavi della BMW di Yoko. Mi misi la borsetta a tracolla e raggiunsi a passo furtivo il piccolo vano d'ingresso, attenta a non svegliare Naruse. Dormiva ancora come un sasso, russando impercettibilmente.
Un po' meno in apprensione rispetto a prima, mi infilai le scarpe da ginnastica dalla pratica e silenziosa suola in gomma e aprii piano la porta. Una volta fuori, rimasi per un attimo interdetta, incerta se chiudere o meno la porta a chiave - senza dare almeno una mandata, chiunque avrebbe potuto aprirla dall'esterno abbassando semplicemente la maniglia. Ma alla fine lasciai perdere e me ne andai senza chiudere, nel timore che facendo girare la chiave nella serratura avrei rischiato di svegliare Naruse. Gettai un'occhiata all'orologio: mezzanotte passata. Adesso a farmi paura era il pensiero del giovane energumeno in giacca e cravatta di piantone davanti all'appartamento di Yoko. Speravo con tutta me stessa che se ne fosse andato.
Dal cielo buio veniva gi una pioggerella sottile. La temperatura si era abbassata e, in maglietta e pantaloncini, sentivo un po' freddo. La domenica era ormai terminata e la notte a Shinjuku Nichome aveva preso il sopravvento stendendo il suo manto di silenzio tutt'intorno. Gli altri giorni della settimana era diverso, da quelle parti la gente tirava l'alba in cerca di divertimento. Solo un pub era aperto fino a tardi anche la domenica, al pianterreno dell'edificio accanto al mio palazzo. Ultimamente era molto frequentato e proponeva spettacoli e musica dal vivo. Un gruppo di persone usc dalla porta d'ingresso giusto mentre stavo passando l davanti.  arrivata o no questa macchina? chiese un gay, con voce alta e squillante.
Miro-chan! mi sentii chiamare un istante dopo. Mi venne il cuore in gola per lo spavento. Per fortuna era solo Cynthia, in piedi nella penombra in compagnia del suo fidanzato filippino. Forse avevano preferito darsi appuntamento l fuori perch in casa c'erano le altre ragazze.
Cynthia, mi hai fatto prendere paura.
Ah, scusa. Dove te ne vai di bello?.
Niente, un impegno.
Miro-chan mi disse sorridendo, mentre il fidanzato le cingeva la schiena con un braccio, devi prestarmi qualcun altro dei tuoi CD.
Di tanto in tanto io e Cynthia ci scambiavamo qualche CD e li duplicavamo.
S, certo le risposi in fretta, appena avr un attimo di tempo.
Okay!.
Subito dopo avermi fatto l'occhiolino con eccessiva enfasi, Cynthia mi lasci perdere e si gir di nuovo verso il suo ragazzo. Si avvinghiarono cos stretti l'una all'altro che sembrava dovessero fondersi in una sola cosa. Finalmente mi diressi verso la BMW di Yoko, pensando ancora una volta che il giorno appena trascorso era domenica, una domenica diversa da tutte le altre.
Misi in moto, lasciai scaldare il motore per un minuto scarso e uscii dal parcheggio facendo diverse manovre, attenta a non urtare la Mercedes AMG l a fianco. Nell'attimo in cui accesi i fari, mi ricordai una cosa che mi aveva detto Yoko quando aveva comprato quella macchina. Mi sembrava quasi di sentire la sua voce...
Mi piace guidare di notte. Da sola al volante, mi rivolgo a me stessa ponendomi alcune domande: Chi sei?, Che cosa vuoi?, Dove vai?. E mentre rifletto sulle possibili risposte, procedendo veloce nell'oscurit, ho la sensazione di squarciare il tempo e di andare finalmente avanti. Cos, a poco a poco, mi sento bene e viva.
Meditando a fondo su quelle parole, come non avevo mai fatto prima, mi resi conto che anche una donna dinamica e intraprendente come Yoko poteva avere i suoi momenti bui. Chiss quante cose non sapevo sul suo conto, cose che non aveva mai voluto dirmi. Forse era intervenuta qualche novit e aveva litigato furiosamente con Naruse.
Complice il fatto che fosse domenica, raggiunsi Nishi Azabu in meno di dieci minuti. Temendo che la BMW rossa potesse dare nell'occhio, preferii fermarmi in una stradina laterale. Poi scesi dall'abitacolo portando con me la torcia elettrica in dotazione all'auto.
Dopo essermi guardata bene intorno, mi insinuai nel palazzo di Yoko. Evitai l'ascensore e mi avviai su per le scale. Intanto mi misi a riflettere su cosa fare e cosa cercare nell'appartamento della mia amica scrittrice. Quando ci ero venuta insieme a Naruse e avevo visto quello spettacolo raccapricciante, non avevo notato niente di particolare. O forse qualcosa c'era, solo che mi era sfuggito. S, qualcosa doveva aver colpito la mia attenzione, anche se solo di striscio, altrimenti non mi sarebbe mai venuto in mente di tornare.
Giunta al secondo piano, lasciai vagare lo sguardo a destra e a sinistra. Per fortuna non c'era nessuno, il tizio di guardia era andato via. Sollevata, mi avvicinai alla porta di Yoko e provai ad aprirla inserendo una a una nella serratura le chiavi del mazzo di Naruse. Al terzo tentativo, la porta si apr e sgattaiolai subito dentro. Preferii non accendere la luce, per paura che qualcuno potesse accorgersi della mia presenza dall'esterno. Prima di addentrarmi, provai a dirigere il fascio luminoso della torcia elettrica da un lato all'altro dell'appartamento: sebbene gi sapessi cosa attendermi, mi sentii di nuovo profondamente turbata alla vista di quell'incredibile caos. Addirittura ebbi una specie di allucinazione: era come se tutti quegli oggetti fossero stati scaraventati fuori dal luogo calmo e tranquillo in cui si trovavano di solito e fossero l per terra agonizzanti, presi dagli ultimi spasmi che precedono la morte. Mi imposi di restare calma, non dovevo lasciarmi sopraffare da emozioni dannose, altrimenti non avrei concluso nulla di buono. Con estrema freddezza, concentrandomi al massimo, mi sforzai innanzitutto di ricordare la posizione originaria dei vari oggetti, perlomeno di quelli pi voluminosi e importanti.
Quando non riusciva a trovare qualcosa, Yoko si lamentava moltissimo e non era pi in grado di ragionare. Perdeva spesso le sue cose, forse perch non era particolarmente capace di sistemare e mettere in ordine, o semplicemente perch non aveva una memoria di ferro. Di recente, tanto per citare un esempio, aveva avuto bisogno della macchina fotografica per motivi di lavoro e non era riuscita a trovarla, cos avevo dovuto prestarle la mia. Ora, mettersi a cercare gli eventuali oggetti mancanti in quella baraonda totale era un'impresa molto ardua, se non impossibile, e la stessa Yoko avrebbe avuto serie difficolt a farlo. Eppure doveva esserci una chiave, un modo valido di procedere per riuscire a scoprire qualcosa. Decisi di non scoraggiarmi e di chiamare a raccolta tutte le mie energie e fare mente locale.
L'alloggio era costituito in origine da una camera e da un'ampia cucina abitabile, ma Yoko aveva fatto rimuovere la parete divisoria e ne aveva ricavato un unico ambiente. Entrando dalla porta d'ingresso, il primo oggetto a spiccare era un massiccio e antico tavolo da pranzo di fabbricazione inglese, al quale erano accostate due belle sedie di vimini dai cuscini blu acquistate da Covent Garden Bazaar. Puntai la torcia elettrica nella giusta direzione e inquadrai quel che ne restava. Una delle due sedie giaceva capovolta sul pavimento, l'altra era stata appoggiata orizzontalmente sul tavolo: i cuscini di entrambe erano stati squarciati rovinosamente con la lama di un coltello, l'imbottitura sporgeva fuori. Poco pi in l, il letto e i suoi accessori erano ridotti in uno stato pietoso, tanto che era difficile immaginare di poterli rimettere a posto e utilizzarli di nuovo in futuro.
Facendo luce con la torcia, avanzai con estrema cautela verso l'interno dell'alloggio, attenta a non inciampare nei mille oggetti sparsi sul pavimento. Mi facevo largo con i piedi in mezzo ai cumuli di scarpe e indumenti ammucchiati qua e l, pensando a cosa Yoko avesse potuto indossare al momento della fuga. La giacca e i pantaloni di cotone che portava spesso in quella stagione sembravano mancare all'appello, ma non potevo esserne sicura, c'era troppa confusione. Non vivendo in quella casa e andandoci solo di rado, ero tutt'al pi in grado di stabilire se ci fosse qualche eventuale oggetto in pi, ma non certo se mancasse qualcosa.
Tutt'a un tratto mi venne in mente la stanza da bagno ed entrai a dare un'occhiata. Avanzai a piccoli passi, prestando attenzione a non calpestare gli assorbenti e gli altri prodotti sanitari disseminati sul pavimento, quindi mi avvicinai al cesto dei panni sporchi e provai a guardare al suo interno. In cima c'erano un reggiseno e delle culottes di seta color champagne, una T-shirt e un paio di collant. Yoko era tornata a casa, si era cambiata ed era uscita di nuovo? Esaminai la vasca: attaccato al fondo c'era un lungo capello, verosimilmente di Yoko. Prima di andarsene aveva fatto con ogni probabilit anche una doccia veloce. Era un'amante della pulizia, non avrebbe mai lasciato quel capello l per troppo tempo.
Uscii dal bagno e mi diressi verso la specchiera. Si trattava anche in questo caso di un mobile antico inglese, un semplice cassettone sul quale era appoggiato uno specchio. Sul piano del mobile non c'era nemmeno l'ombra di una boccetta di profumo, di lozioni idratanti e creme per il corpo. Evidentemente Yoko aveva infilato ogni cosa nel beauty insieme ai trucchi e aveva portato tutto con s.
Nel buio, inciampai in qualcosa e per poco non caddi. Era un libro. Lo presi in mano e ne illuminai la copertina con la torcia elettrica: l'ultimo saggio di Yoko in edizione hardcover. Si intitolava Androgynous ed era anche questo una sorta di reportage sul mondo del BDSM. La copertina era strappata e rovinata, forse il libro era stato scagliato per terra con rabbia. La libreria l accanto era completamente vuota, i volumi erano stati tirati fuori dagli scaffali e scaraventati sul pavimento.
Il mobiletto del televisore, a confronto con tutto il resto, non sembrava essere stato preso particolarmente di mira. Solo le videocassette erano state estratte una a una dalle custodie, presumibilmente per verificare che all'interno non ci fosse nascosto qualcosa.
A un certo punto mi venne in mente che Yoko lavorava di frequente anche a casa e mi approssimai alla scrivania. In realt non si trattava di una vera e propria scrivania, bens di un carrello porta-computer. Accanto alla tastiera erano sparsi qua e l ritagli di riviste e giornali, e per terra c'era una marea di altra roba. Il computer e i suoi accessori, chiss perch, sembravano essere sfuggiti alla furia distruttiva che aveva imperversato tra quelle quattro mura. Il PC era al suo posto, il vano del CD e quello del floppy erano vuoti. In giro non si vedevano n CD-ROM n floppy disc, anche sul ripiano inferiore del carrello non c'era nulla. Eppure mi ricordavo che proprio l sotto doveva esserci qualcosa: s, un contenitore apposito per floppy disc di fabbricazione americana! Era scomparso. Chi lo aveva preso? Yoko o gli uomini di Uesugi? Forse quel contenitore era la causa principale del disastro. Anche se esisteva pure la possibilit che i floppy e gli eventuali CD fossero nell'ufficio di Yoko. Dissi a me stessa che l'indomani mattina sarei dovuta andare a tutti i costi a controllare anche l. Esausta, senza stringere nulla di concreto tra le mani, mi trascinai fuori dall'appartamento.
Il palazzo era immerso nel silenzio. Da qualche parte proveniva solo il ronzio di un televisore acceso a basso volume. Quando ebbi quasi finito di scendere la seconda rampa di scale, sentii di colpo un rumore di passi che proveniva dal basso. Presa dal panico, pensai di nascondermi da qualche parte. Troppo tardi: la persona veniva su in fretta e ci incrociammo sul pianerottolo del primo piano.
Oh, buonasera.
Salve....
Era la moglie giapponese del commerciante di tappeti iraniano. Era sempre allegra e, quelle rare volte che mi capitava di imbattermi in lei, aveva spesso l'alito che puzzava di alcol. Anche quella notte aveva le guance accese e gli occhi lucidi.
Come mai qui a quest'ora? mi chiese.
Un impegno improvviso... risposi evasivamente. A proposito, per caso ieri sera ha visto Yoko? le chiesi a mia volta, senza darle il tempo di parlare. Prima ho incontrato suo marito, ma non ha saputo aiutarmi, mi ha detto che ieri siete rientrati molto tardi.
S, io l'ho vista mi disse in tutta naturalezza, candidamente, facendomi salire il cuore in gola. Ieri era sabato, no?  vero, io e mio marito siamo usciti insieme e siamo tornati tardissimo, ma volevo bere ancora qualcosa. Lui purtroppo non beve, la sua religione glielo proibisce.  fissato con questo tipo di cose, non lo sopporto. Allora abbiamo litigato, tanto per cambiare, e mi sono venuti dei nervi che non le dico, mi sembrava di impazzire. Ho aspettato che si addormentasse e, anche se non mancava molto all'alba, ho deciso di andare di nuovo a Roppongi. E, siccome non prendo mai l'ascensore perch si rischia di incontrare qualcuno, sono scesa lentamente per le scale. Arrivata al secondo piano, ho sentito un rumore di chiavi girare nella serratura. Mi sono voltata e chi ti vedo? Yoko, con in mano una valigia. Sembrava avere una certa fretta. Allora ho pensato che forse stava andando all'aeroporto per un viaggio all'estero. Beata lei! mi sono detta, provando molta invidia.
Che ora era pi o meno?.
Gliel'ho detto, era prima dell'alba. Quasi le quattro, credo.
Ricorda per caso com'era vestita?.
Un tailleur pantalone di colore scuro, forse nero.
Lo sapevo! pensai tra me e me. In effetti, quando avevo provato a rovistare tra i vestiti di Yoko, mi ero accorta che quel completo era tra gli abiti mancanti.
Ciao, ciao, ci vediamo mi salut la moglie dell'iraniano. Aveva fiutato qualcosa? Prima di avviarsi su per le scale, mi lanci un'ultima occhiata attonita: dovevo avere una faccia molto stanca e abbattuta.
Tutto sommato potevo ritenermi soddisfatta, almeno avevo capito che Yoko era andata effettivamente da qualche parte. Aveva tentato di telefonarmi nel cuore della notte e poi aveva lasciato l'appartamento, probabilmente delusa per non essere riuscita a parlarmi. Come avrei voluto tornare indietro di ventiquattr'ore e rispondere a quella maledetta telefonata!
Erano le tre passate quando rientrai a casa. Ero distrutta, desideravo mettermi a letto il pi presto possibile e dormire a volont. Aprii la porta senza fare rumore, dentro era buio pesto. Tesi l'orecchio e sentii il respiro leggero e regolare di Naruse, addormentato placidamente sul divano. Rincuorata, entrai nel soggiorno e rimisi il mazzo di chiavi al suo posto, nella tasca dei jeans di Naruse. Infine andai in camera e mi lasciai crollare sul letto.
Quando l'indomani mattina riaprii gli occhi, Kimishima era gi arrivato.
Cazzo, stai ancora dormendo? Ma che razza di donna sei? Sono le dieci! url imbestialito, irrompendo in camera da letto.
Perch, come sono le donne secondo te? Non hai nessun diritto di dirmi quello che devo fare,  chiaro? gli risposi per le rime. Mi ero svegliata da poco e stavo indugiando a letto prima di alzarmi, ma la rabbia mi rimise subito in moto il cervello, togliendomi la voglia di fare le cose con calma.
Kimishima indossava un completo marrone. La camicia rosa e la cravatta rossa, che portate con il marrone erano di per s un abbinamento alquanto discutibile, gli conferivano un aspetto greve e opprimente, in linea con il gran caldo di quei giorni. Inoltre teneva il suo Rolex d'oro con diamanti molto largo sul polso, di modo che gli scendesse sul dorso della mano e fosse ben visibile. Era esattamente il tipo d'uomo che quanto pi si agghinda tanto pi mette in mostra una mancanza assoluta di qualit positive.
Merda, che caldo! si lament ad alta voce, accendendo il condizionatore senza chiedere il permesso e attaccandosi alla Coca-Cola in lattina che stringeva in mano. Come cazzo avete fatto a dormire in questo forno? Oggi  un'altra giornata di quelle pesanti.
Mi alzai dal letto e guardai fuori dalla finestra. Il cielo era coperto e non prometteva nulla di buono.
Vuole un caff? mi propose Naruse facendo capolino nella stanza. Aveva l'aria di essere in piedi gi da un pezzo.
S, ma andiamo a prenderlo fuori risposi. Dopo di che indossai in fretta e furia una maglia bianca senza maniche e una minigonna nera, mi sciacquai la faccia, mi truccai alla meno peggio e mi precipitai all'esterno. Naruse mi segu senza fiatare. Mentre eravamo in attesa dell'ascensore, mi si avvicin da dietro e mi sussurr all'orecchio: Dove  stata stanotte?.
Eh? esclamai, sobbalzando sul posto. Mi voltai e lui mi afferr per le spalle, restando dietro di me e allungando il collo per scrutarmi meglio in viso.
Dove  andata mentre io dormivo? insistette, stingendo la presa fino a farmi male.
Da nessuna parte!.
Ne  sicura? Le conviene dirmi la verit. Non mi costringa a farle vuotare il sacco a modo mio mi minacci, l'espressione assolutamente seria, mentre con la mano destra continuava a serrarmi la spalla e con la sinistra mi teneva il mento sollevato nella sua direzione obbligandomi a guardarlo in faccia. Ebbi paura, ma non a livello mentale. Era un sentimento assolutamente irrazionale, che scaturiva da una pura e iniqua sopraffazione fisica.
Vigliacco, mi lasci! gli dissi, mentre mi spingeva all'interno dell'ascensore. Chi glieli ha insegnati questi bei modi? Il suo amico Uesugi? Oppure li ha imparati direttamente quando era dietro le sbarre?.
Naruse si limit a guardarmi e a farsi una risatina. Intanto, all'ottavo piano, l'ascensore si ferm ed entr una donna con indosso un completo tipo Armani e i capelli tinti di biondo alla maniera di un personaggio dello spettacolo. Ci zittimmo all'istante e facemmo finta di niente. La donna sollev prima lo sguardo verso Naruse, poi guard di sfuggita anche me. Aveva forse concluso che fossimo una coppia male assortita? O magari aveva pensato l'esatto contrario? In ogni caso, giunti al piano terra, sgattaiol subito fuori dall'ascensore e si avvi a passo rapido verso l'uscita. Nell'androne del palazzo, io e Naruse riprendemmo il nostro scambio di opinioni a voce bassa, continuando a rimproverarci e ad accusarci a vicenda.
Certo che lei  una donna molto coraggiosa.
Grazie, ma preferirei che mi si dicesse che sono molto intelligente.
Mi spiace, ma non dico quello che non penso... Lei stanotte mi ha fregato e si  data appuntamento con Yoko da qualche parte!.
Assolutamente no, non dica assurdit! Sono solo andata a fare un controllo.
Ma di cosa parla? Dove?.
Da Yoko, no?.
E perch?.
Rimasi zitta, non ero in grado di rispondere. La ragione che mi aveva spinta a fare una cosa del genere mi sfuggiva.
Ma come diavolo ha fatto ad accorgersi che stanotte sono uscita? gli chiesi a mia volta, rosa dalla curiosit e dalla rabbia. Lei dormiva come un macigno....
Tengo sistematicamente le chiavi nella tasca destra,  un'abitudine che mi porto dietro da sempre. Invece stamattina, quando mi sono messo i pantaloni, me le sono ritrovate in quella sinistra. Sono sceso subito a dare un'occhiata al contachilometri della BMW e mi sono accorto che segnava circa otto chilometri in pi. Allora non ho avuto dubbi: lei aveva preso le mie chiavi ed era andata in un posto non lontano.
Colpita e affondata. Demoralizzata, con l'umore a terra, mi avviai per prima verso l'uscita del palazzo. Nel tentativo di tirarmi su, dissi con ironia a me stessa che non sarei mai potuta diventare una brava detective. Certo che ero stata anche parecchio sfortunata. Le probabilit di rimettere le chiavi nella tasca giusta ammontavano al cinquanta per cento, ma purtroppo ero rimasta fregata dal cinquanta per cento relativo alla tasca sbagliata.
Naruse, per, non poteva sapere che avevo trovato l'indirizzo e il numero di telefono di sua moglie. Soddisfatta almeno di questo, sentii gli angoli della bocca sollevarsi in un vago sorriso. E subito dopo udii anche i passi e la voce di Naruse alle mie spalle: Andiamo a fare colazione mi disse, mettendo temporaneamente da parte ogni rancore.
Ordinammo due pasti abbondanti presso la caffetteria del reparto casalinghi dei grandi magazzini Isetan. Riferii a Naruse che la moglie del commerciante di tappeti iraniano aveva visto Yoko andare via all'alba di domenica.
Dice sul serio? fu la sua prima reazione. Me lo chiese quasi urlando, come fosse sotto shock.
Certo, almeno stando a quanto mi ha raccontato quella donna.
Avr preso un taxi? domand a se stesso pi che a me, mentre si frugava nelle tasche alla ricerca del pacchetto di sigarette. Rispetto al giorno prima aveva un aspetto molto pi disteso e riposato, probabilmente perch aveva dormito bene e a lungo. Potremmo provare a chiedere informazioni alle compagnie di taxi della zona.
Impossibile, non credo sia una cosa fattibile commentai mentre portavo alla bocca una tartina con lattuga, salsa tartara e gamberetti bolliti. Distratta, non ressi bene in mano il pezzo di pane e i gamberetti finirono tutti sul tavolo. Naruse mi fiss in silenzio, di sicuro colpito dal mio modo di mangiare decisamente maldestro.
O forse afferm dopo qualche secondo, continuando il suo ragionamento e lanciandomi una frecciatina, ci sar stato qualcuno ad attenderla in macchina davanti al palazzo.
Chiss dove sar andata... dissi, ignorando l'insinuazione. Pioveva a dirotto, erano le quattro del mattino, aveva una valigia e probabilmente avr preso un taxi: secondo me si  diretta in un albergo. A quell'ora le agenzie di viaggio sono chiuse, era troppo presto per acquistare un biglietto aereo.
Mandai gi l'ultimo boccone di pane e mi pulii le labbra con il tovagliolo. Naruse non sembrava avere molto appetito, non faceva altro che sorseggiare il suo caff e fumare.
E se facessimo un giro dei principali alberghi e provassimo a chiedere se qualcuno ha preso una stanza verso l'alba? gli proposi. Poi, visto che oggi  luned, potremmo anche provare a dare un'occhiata presso le filiali delle banche straniere.
Non credo ne varrebbe la pena, in albergo non danno quel tipo di informazioni. E comunque Uesugi ha incaricato i suoi uomini di sorvegliare banche e alberghi, distribuendo a tutti una copia di uno dei libri di Yoko con la sua fotografia.... A quel punto Naruse si interruppe e mi guard dubbioso. A proposito, non mi ha ancora detto perch stanotte  andata a casa di Yoko.
Il tono infido della sua voce mi mise di nuovo di cattivo umore. Sta forse insinuando risposi con aria offesa, che la storia della moglie dell'iraniano me la sarei inventata?.
Non ho mai detto n pensato una cosa del genere. Per ho come l'impressione che lei voglia indurmi a rinunciare a mettermi sulle tracce di Yoko, o quanto meno che stia provando ad allontanarmi dalla pista giusta. In ogni caso, crede di poter dimostrare a Uesugi che lei non c'entra niente e che Yoko  rimasta coinvolta suo malgrado in qualche brutto affare?.
Non lo so, non  facile....
Gi, non era affatto facile. Non avevo niente di concreto a disposizione per provare la mia totale estraneit ai fatti. E poi, per rendere pienamente soddisfatto un tipo come Uesugi, bisognava assolutamente riportargli i cento milioni di yen che aveva perduto.
Lasciamo stare questo discorso per il momento mi fece Naruse, versandomi dell'altro caff dal bricco posto al centro del tavolo. Piuttosto, le ripeto la domanda di prima: perch stanotte  tornata a casa di Yoko?.
Perch c'era qualcosa che non mi quadrava, avevo la sensazione che in quell'appartamento mancasse un non so che risposi con una certa esitazione, indecisa se metterlo o meno al corrente della scomparsa del contenitore con i floppy disc. Ma alla fine glielo dissi, meglio non nascondergli niente.
Allora non ci resta altro da fare che andare all'ufficio e verificare replic lui. Ultimamente Yoko lavorava come una matta,  probabile che si sia portata tutto dietro.
Forse si trattava di dati riguardanti il suo ultimo reportage a Berlino. Chiss di che tipo di fatti aveva scritto stavolta.
Non riuscivo a vederci chiaro, nemmeno cento testimoni sarebbero bastati a farmi comprendere il vero motivo per cui Yoko era fuggita con tutti quei soldi. Ero sempre pi convinta che fosse rimasta coinvolta in qualche grosso guaio.
Sta forse tentando di dire che la scomparsa di Yoko potrebbe avere a che fare con l'argomento di cui si stava occupando? mi chiese Naruse, incassando la testa nelle spalle. Non lo so, mi sembra tutto cos assurdo. E comunque mi pare evidente che i floppy e tutto il resto deve averli presi lei stessa quando  andata via. Almeno questa  l'ipotesi pi plausibile.
S, ma perch stavolta era andata proprio a Berlino? Non  dietro l'angolo e di certo non si tratta di un posto qualsiasi.
Mah... mormor Naruse corrucciato, piegando il collo da un lato. Direi che a questo punto abbiamo un motivo in pi per andare subito al suo ufficio e fare qualche domanda a Yukari.
S, andiamo concordai, dimenticandomi completamente dell'appuntamento con Genevive.
L'ufficio di Yoko si trovava a Minami Aoyama, precisamente al terzo piano di un palazzo con negozi, uffici e ristoranti ubicato lungo la prima parallela a sud di Aoyama-dori. L'appartamemto a Nishi Azabu e l'ufficio a Minami Aoyama le richiedevano un esborso mensile non indifferente, ma Yoko amava un certo stile di vita e non vi avrebbe rinunciato per niente al mondo.
Permesso? chiesi dopo aver bussato piano alla porta, mentre entravo. Naruse mi segu con qualche attimo di ritardo.
Ah! esclam Yukari nel vederci, balzando dalla sedia e tentando di nascondere con la mano il tramezzino posato al centro della scrivania.
Scusa, siamo venuti senza preavviso in piena pausa pranzo le dissi. Sembrava come al solito una povera bestiolina spaventata. Era evidente che non si aspettava la nostra visita.
Figuratevi, non c' problema replic, sforzandosi di sorridere. Come il giorno prima da Uesugi, si vedeva chiaramente che aveva paura di Naruse. Non appena si era accorta della sua presenza alle mie spalle, si era alzata in piedi di scatto e aveva spinto il tramezzino da un lato. Naruse, forse perch si era reso conto di avere un effetto negativo su di lei, rimase in prossimit della porta d'ingresso.
Continua pure a mangiare le dissi.
No, no, ormai avevo finito rispose, gettando nel cestino dell'immondizia quel che restava del suo modesto pranzo. La guardai compiere stupita quel gesto. Quella mattina indossava un vestitino fresco e leggero a quadretti blu e bianchi. Era di un tessuto stretch e aderiva alla perfezione al suo corpo snello e affusolato.
Nessuna telefonata da Yoko? le chiese Naruse ad alta voce, da lontano. Lei si limit a chinare pi volte il capo, come al solito in evidente soggezione. Poi, forse rendendosi conto che la sua reazione era stata assai ambigua, disse con un filo di voce: No, niente. Era fin troppo chiaro che si sentiva a disagio e non aspettava altro che io e Naruse ce ne andassimo. Voleva starsene da sola e rilassarsi, come fino a prima che facessimo irruzione e interrompessimo il suo pranzo. C'era poco da fare, Yukari era una ragazza totalmente incapace di nascondere i suoi sentimenti.
Mi avvicinai alla scrivania di Yoko accanto alla finestra e diedi un'occhiata al computer, identico a quello che aveva a casa. Il vano del floppy e quello del CD erano vuoti anche in questo caso e non c'era traccia del contenitore che stavamo cercando. L accanto c'era solo una confezione da cinque floppy disc ancora intatta.
Yukari, Yoko dove li tiene i floppy con i file dei suoi libri?.
Non lo so. Solitamente si sbarazza di quelli vecchi dopo che il libro  stato pubblicato. Mentre quelli recenti, dove registra i file con le cose nuove, se li porta sempre dietro, o almeno cos mi pare. Per non ne sono sicura, mi dispiace. Era palesemente imbarazzata, continuava a rigirarsi una ciocca di capelli tra le dita e a guardarsi intorno senza motivo.
E il contenitore in cui tiene i floppy? Tu non ne sai niente?.
Quale? mi chiese venendomi vicino, accanto alla scrivania di Yoko.
Di solito lo tiene a casa, sul ripiano inferiore del carrello porta-computer.  grigio ed  grande pi o meno cos le dissi, indicando con le mani le dimensioni del contenitore.
Boh... mi rispose, inclinando il capo da un lato fin quasi a sfiorarsi la spalla.
Non lo hai mai visto?.
Boh, credo di no....
A cosa stava lavorando Yoko in questo periodo? le domandai in tono stizzito, irritata dalle sue mezze risposte inutili e inconcludenti.
Stava finendo di riordinare il reportage su Berlino. Era in ritardo rispetto ai termini previsti, doveva consegnare.
Tu le hai dato una mano?.
No, la signora Usagawa preferisce lavorare sempre da sola.
Da quella risposta trapelava una certa insoddisfazione. Yukari, in virt delle sue aspirazioni, avrebbe preferito prendere parte attiva nel lavoro di scrittura, anzich fungere da semplice segretaria e svolgere solo compiti secondari.
Non l'aiuti nemmeno nella raccolta del materiale?.
L'anno scorso, per Androgynous, mi sono occupata delle immagini, ho sistemato un po' le fotografie, ma questa volta la signora Usagawa non mi ha chiesto niente, tutto sembrava coperto dal mistero.
Coperto dal mistero? In che senso? le ho chiesto, scambiando un'occhiata con Naruse.
Doveva aver scoperto qualcosa di clamoroso, un vero e proprio scoop. Molto probabilmente aveva deciso di non farne parola con nessuno, nemmeno con me, almeno fino a quando non fosse riuscita a conoscere tutti i retroscena.
Quando  successo? Voglio dire, quando hai notato questa cosa?.
Subito dopo il suo ritorno da Berlino.
E secondo te alla fine quei retroscena  riuscita a conoscerli?.
Boh, questo non saprei dirlo....
Yukari pieg di nuovo il collo in modo accentuato. Yoko aveva ragione, a questa ragazza mancava qualcosa di fondamentale per fare la scrittrice: la curiosit, forse.
Potrebbe essere rimasta coinvolta in un giro losco... E se l'avessero rapita? chiesi, senz'affatto scherzare.
No, non  possibile replic Yukari, facendosi una risatina.
Come fai a esserne cos sicura?.
Non so se posso dire fino in fondo quello che penso, la signora Usagawa si arrabbierebbe, e forse anche voi... rispose, abbassando gradualmente la voce e guardando prima me e poi, voltandosi timorosa, Naruse.
Sta' tranquilla, a noi puoi dire tutto, non farti problemi la rassicur lui.
Allora... io sono convinta che la signora Usagawa non mi abbia parlato di quella cosa non perch si trattasse di qualcosa di equivoco, tipo roba legata a crimini e fatti del genere, ma semplicemente perch aveva paura che potessi rubarle lo scoop. Per questo non mi ha rivelato niente e si  tenuta tutto dentro, non voleva rischiare che ne parlassi con qualcuno prima che il libro venisse pubblicato. Addirittura si faceva le fotocopie da sola, sbagliando continuamente e buttando via decine e decine di fogli dopo averli strappati in mille pezzi, per paura che potessi frugare nel cestino dell'immondizia e leggere qualcosa. E poi mi obbligava soltanto a raccogliere dati e informazioni inutili per riviste di infimo ordine. Non vuole insegnarmi niente, non vuole aiutarmi a diventare una scrittrice.
Yoko doveva aver percepito che Yukari era maldisposta nei suoi confronti e per questo stentava ad avere fiducia in lei ed era poco propensa ad affidarle compiti di maggiore importanza. D'altra parte anche il ragionamento di Yukari non mi sembrava del tutto tendenzioso e irrazionale.
Yoko aveva nei confronti del suo lavoro un atteggiamento decisamente anomalo, per non dire perverso. Mi teneva nascoste un sacco di cose, anche se eravamo molto amiche e io facevo tutto un altro mestiere. Se per caso ci capitava di discutere su qualcosa che riguardava le nostre rispettive professioni, lei pretendeva di avere sempre l'ultima parola e non prendeva mai in considerazione l'ipotesi che potesse avere torto. Desiderava primeggiare, voleva essere sempre al centro di tutto. Una volta, per esempio, aveva avuto problemi seri perch aveva svolto un lavoro in collaborazione e aveva ricevuto un compenso molto pi alto di quello dei suoi colleghi.
Quanto ti paga Yoko al mese? chiesi a Yukari.
Solo centomila yen... per stare qui a rispondere al telefono.
Per, forse, ti lascia libera di fare altri lavori e guadagnarti dei soldi extra, no?.
S, ma restando incollata tutto il giorno alla mia scrivania non riesco a fare nient'altro.
Certo, hai ragione le dissi sospirando. Magari potresti provare a sfruttare il telefono per raccogliere informazioni su argomenti che ti interessano.
S, lo so, la signora Usagawa mi ha detto la stessa cosa. Per  stata come al solito molto chiara anche su questo e ha stabilito regole ben precise. Infatti si fa inviare ogni mese una lista dettagliata delle telefonate effettuate.
E per quale motivo? chiese Naruse, il quale se n'era rimasto per un bel po' in silenzio ad ascoltare.
Cos pu verificare i numeri chiamati e la durata delle conversazioni. Alla fine del mese controlla le telefonate che ho fatto a scopo personale e mi sottrae dallo stipendio l'importo corrispondente.
 assurdo, roba da matti commentai, lasciando affiorare un sorriso amaro. Rimasi davvero stupefatta, Yoko era una mia amica, credevo di conoscerla bene, ma non avrei mai pensato che potesse giungere a tanto. E poco a poco, insieme al sentimento di delusione e meraviglia, cominciai a provare una certa compassione per Yukari.
Ti ringraziamo, sei stata molto chiara le disse Naruse. Ma devo chiederti di avere pazienza e di restare in ufficio ancora per un po'.
S, d'accordo rispose chinando il capo. Poi soggiunse: Per....
Per cosa? le chiesi io.
Non ci sono pi soldi. Bisogna pagare le bollette delle utenze, il condominio....
Va bene, ho capito intervenne Naruse, tirando fuori dal portafogli cinquantamila yen e porgendoglieli.
Grazie rispose lei, il viso finalmente disteso e sorridente.
Ah, Yukari, avrei bisogno di sapere un'altra cosa le dissi. Per quale casa editrice dovrebbe uscire il nuovo libro di Yoko?.
Rondansha. Se ne stava occupando il signor Mita mi rispose senza esitare, aprendo la rubrica telefonica che teneva sulla sua scrivania e facendomi copiare il numero di telefono e l'indirizzo della casa editrice.
Grazie mille le dissi, pensando di andarci di persona il pi presto possibile per chiedere notizie di Yoko. In quel momento, un uomo entr all'improvviso dalla porta.
Buongiorno....
Salve, Fujimura-san contraccambi il saluto Yukari, sorridendo e facendo un lieve inchino. Anch'io lo salutai, con un semplice cenno degli occhi. E lui, evidentemente sorpreso della nostra presenza, cominci a balbettare un paio di frasi di pura cortesia.
Uh, chiedo scusa, sono desolato disse sottovoce.
Ma si figuri, ci scusi lei replic Naruse facendosi da parte.
No, no, ci mancherebbe altro, fate pure con comodo ribatt a sua volta Fujimura, invitandolo a farsi avanti con un gesto ossequioso della mano.
Fujimura era un tipo piuttosto basso; indossava un paio di jeans neri e un berretto Kangol dello stesso colore. Dal viso era difficile indovinare la sua et, aveva una bella pelle liscia e un colorito roseo. Ma a ben vedere, agli angoli degli occhi, si distinguevano numerose piccole rughe, per cui era presumibile che fosse molto vicino ai cinquanta.
Noi abbiamo finito intervenni io sorridendo in direzione di Yukari, ammiccando e facendo un cenno col capo per farle capire che forse era il caso di presentarci al nuovo venuto.
Oh, scusatemi, non vi ho ancora presentati... disse, mostrando finalmente una buona intuizione. Questi sono la signora Murano e il signor Naruse. Quindi, dopo aver atteso che io e Naruse chinassimo il capo e pronunciassimo il classico: Piacere, indic con un gesto elegante della mano Fujimura e prosegu dicendo: Lui  il signor Fujimura, agente e impresario. Ha collaborato spesso con la signora Usagawa, facendole conoscere diverse persone esperte in materia di sadomasochismo, bondage e cose del genere, oltre al famoso Kawazoe Katsura.
Nella voce di Yukari mentre ci presentava Fujimura era evidente una certa confidenza: era stata decisamente poco formale, pur trattandosi del nostro primo incontro. Fujimura, contrariamente alle consuetudini, evit di consegnarci il biglietto da visita e si limit a raccontare alcune cose di scarsa rilevanza. Per esempio menzion il nome di alcuni personaggi stranieri del mondo dello spettacolo e della TV che recentemente avevano avuto successo in Giappone e dei quali sosteneva di essere l'agente. Oppure rifer che si occupava dell'organizzazione di spettacoli e di eventi di vario genere. Di qualunque cosa parlasse, restava sempre sul vago, come se si trattasse di un semplice sotterfugio per nascondere altro.
Fujimura-san lo interruppe a un certo punto Yukari, la signora Usagawa non c'.... Glielo disse in un tono strano e allusivo, quasi non avesse il coraggio di comunicargli esplicitamente ci che era accaduto.
Non c'? E dove  andata?.
Questo, veramente... balbett Yukari, insicura e intempestiva come al solito.
Non si sa intervenni io. Manca appena da ieri,  probabile che presto si rifar viva.
S, ma che significa che non si sa dove  andata? Possibile che non abbia lasciato detto niente a nessuno? ribatt incredulo Fujimura, dirigendo lo sguardo verso Yukari. E lei, senza sapere cos'altro fare, si limit a fissare me e Naruse. Era ovvio che prima o poi, non appena ne avesse avuto l'occasione, avrebbe raccontato a Fujimura per filo e per segno tutto ci che era accaduto il giorno prima: la sparizione della grossa somma di denaro che non si poteva denunciare alla polizia, la visita forzata da Uesugi e le sue minacce. Tuttavia Naruse, forse prevedendo che la ragazza si sarebbe comportata cos, prefer essere chiaro e dirgli tutto.
Mi raccomando concluse, non dovr farne parola con nessuno, lo ritenga un segreto.
S, va bene, anche se le confesso di non averci capito pi di tanto rispose evasivo Fujimura. Tra l'altro, a quel punto, era molto probabile che presto la notizia della scomparsa di Yoko si sarebbe diffusa negli ambienti di lavoro. Mi venne spontaneo pensare che la faccenda avrebbe finito col nuocere gravemente alla sua reputazione. Anche se Yoko fosse tornata indietro e avesse restituito tutto fino all'ultimo yen, come avrebbe fatto a recuperare la fiducia altrui dopo essersi data alla fuga portandosi dietro i soldi sporchi della yakuza?
Murano-san, sar meglio andare, si sta facendo tardi mi disse Naruse, afferrandomi per un braccio. Salutammo in fretta Yukari e Fujimura, i quali si guardavano negli occhi a sopracciglia aggrottate, e togliemmo il disturbo.
E ora che si fa? mi chiese Naruse una volta fuori dal palazzo, sollevando lo sguardo in direzione della finestra dell'ufficio di Yoko.
Direi di andare da questo Mita, alla Rondansha, e chiedere di che cosa stava scrivendo Yoko. Che ne pensa?.
S, mi sembra una buona idea rispose Naruse stiracchiandosi. Dunque ritiene che quello che  successo possa avere a che fare con il lavoro di Yoko, ovvero con il suo nuovo libro, giusto? Per me va bene, facciamo come dice lei.
Tirai fuori dalla borsa una scheda telefonica e provai a chiamare alla Rondansha. Una donna, forse una redattrice, mi disse che Mita non c'era e che sarebbe rientrato nel tardo pomeriggio.
E adesso? chiesi a Naruse guardando l'orologio. Non era il caso di dirigerci subito alla casa editrice, era da poco passata l'ora di pranzo.
Io avrei bisogno di cambiarmi e di prendere qualche indumento in pi mi rispose. Viene con me?.
S, cos finalmente siamo pari replicai subito. Nessuno di noi due si fidava pi di tanto dell'altro, ma fino a quel momento era andata a senso unico, solo Naruse aveva invaso la mia privacy. Adesso era il mio turno, almeno avrei avuto l'occasione di apprendere qualcosa in pi sul suo conto.
Benissimo. Per l'avverto che al momento abito al piano sopra la concessionaria ribatt lui ridendo.
Giunti alla concessionaria, uno dei dipendenti si avvicin all'istante a Naruse e gli rifer una questione dietro l'altra, parlando a raffica. Sembrava che nel frattempo si fossero accumulati un bel po' di lavoro e di problemi da risolvere. All'ingresso erano presenti alcuni fornitori e anche diversi clienti, tutti in evidente e impaziente attesa del titolare. Non avendo niente da fare, mi misi a girare tra le auto usate in esposizione.
Posso esserle d'aiuto? mi chiese all'improvviso il ragazzo che il giorno prima avevo visto lavare le macchine e lucidare i cerchioni. Indossava dei blue-jeans, una T-shirt verde chiaro con il logo e la scritta Naruse Motors e un cappellino nero con visiera.
No, grazie, stavo solo dando un'occhiata risposi, mentre guardavo una Mercedes 560 SEL che costava tre milioni e mezzo di yen. Se ne vendono molte di queste macchine? provai a chiedergli.
Insomma, una ogni tanto replic il ragazzo senza sbilanciarsi troppo. Adesso vanno molto le Golf. Ormai questi macchinoni enormi tipo Classe S tirano poco.
La signora Usagawa Yoko viene spesso qui? gli domandai all'improvviso.
Ah, certo, la signora Usagawa  una che sa come farsi notare. La conosce? mi chiese a sua volta, lasciandosi sfuggire un sorrisetto.
Secondo te  davvero una che sa come farsi notare?.
Sinceramente credo proprio di s. Arriva sempre con il tettuccio della macchina aperto, i capelli sciolti al vento e gli occhiali scuri. All'inizio pensavo che fosse una di quelle tipe a cui piace spassarsela. Ci sono rimasto di sasso quando ho saputo che si trattava di una scrittrice. Sentendogli pronunciare quelle parole, non potei evitare di ridere. Immaginai Yoko arrivare in quel posto a bordo della sua auto fiammante, agitando la mano in segno di saluto come una star. In effetti le piaceva da morire farsi notare e comportarsi in modo eccentrico. E poi continu il ragazzo,  cos diversa dalla moglie del capo,  l'esatto opposto. Qui, tra colleghi, ci scherziamo su parecchio. Per esempio proviamo a immaginare quale delle due possa piacerci di pi.
E a te chi piace di pi?.
Ah, non lo so,  difficile rispose lui sorridendo un po' imbarazzato. Diciamo la signora Usagawa per uscirci la sera, e la moglie....
...per sposarla conclusi io per lui. Un ragazzo cos giovane e carino, probabilmente anche in gamba, aveva una mentalit chiusa e ferma al passato. Mio malgrado, mi venne di nuovo da ridere.
Che tipo di donna  la moglie del tuo capo?.
Non la conosce?.
No, non bene risposi scuotendo il capo a destra e a sinistra.
 molto dolce, ed  bellissima disse lui, mentre ripiegava lo straccio sporco che teneva in mano.
Anche Yoko era una bellissima donna. Solo che lei era appariscente - una che sapeva come farsi notare -, mentre la moglie di Naruse era evidentemente molto dolce e pi riservata. A dire il vero, la differenza esatta mi sfuggiva. In quel momento fui colta da un desiderio irrefrenabile di conoscere di persona la moglie di Naruse. Molto probabilmente lei non c'entrava niente con la sparizione di Yoko, ma forse avrebbe potuto aiutarmi a comprendere meglio la relazione tra la stessa Yoko e Naruse.
Murano-san mi sentii chiamare all'improvviso. Mi voltai e vidi Naruse alle mie spalle, l'espressione accigliata. Il ragazzo in jeans e T-shirt gir in fretta i tacchi e si avvi nella direzione opposta. Al che Naruse, puntandolo con l'indice, gli url dietro: Visto che hai tutto questo tempo per metterti a chiacchierare, perch non fili subito alla motorizzazione?.
S, capo, ci vado immediatamente.
Naruse-san gli chiesi, non appena il ragazzo si fu allontanato, lei mi ha detto di aver conosciuto Yoko qui in concessionaria, vero?.
S, perch? ribatt lui stringendo gli occhi, teso a indovinare il vero motivo della mia domanda.
Niente, semplice curiosit.
Che cosa le succede? Forse le  venuta voglia di mettersi a giocare all'investigatrice privata, ora che suo padre  in pensione? comment esplodendo in una risata.
Risentita, rivolsi la faccia a terra e ammutolii. Sei stato tu a dirmi di seguire il metodo delle ricerche di mercato, e questo  il risultato! immaginai di rispondergli. Ne avevo abbastanza di svelare solo le mie cose e continuare a non sapere nulla sul suo conto.
A proposito gli dissi facendomi coraggio, con mordace ironia, perch non mi fa dare un'occhiata al suo alloggio? Mi perdoni, ma vorrei essere sicura che Yoko non sia nascosta nel suo bel rifugio. Una brava investigatrice non deve dare mai nulla per scontato....
Prego, prego, faccia pure replic lui, mettendosi di nuovo a ridere ma assumendo un'andatura nervosa che palesava una certa indignazione. Mi fece strada verso la scala esterna che conduceva al piano superiore della costruzione, senza aggiungere altro. Arrivato davanti a una porta, la apr, si fece da parte e, con un ampio gesto del braccio, mi disse: Si accomodi, la mia reggia  a sua completa disposizione.
Diedi una sbirciata all'interno, restando ferma sotto l'arco della porta. Si trattava di poco pi di un bugigattolo, un magazzino ben ordinato con un letto sistemato in un angolo. Le pareti erano interamente occupate da una scaffalatura metallica nera, dove erano riposte numerose scatole di cartone con varie scritte e numeri. In piedi l davanti, con un bloc-notes alla mano, c'era uno dei fornitori che prima erano in attesa all'ingresso: stava verificando qualcosa, intento a prendere nota.
Tutto okay? gli chiese in tono pressante Naruse.
S, ho finito rispose il fornitore, come se avesse intuito che Naruse gli stava mettendo fretta per qualche motivo.
Perfetto, ottimo.
Alla prossima volta, con permesso.
No, no, fate pure con comodo, il lavoro prima di tutto intervenni io. Allora il tizio mi guard e sorrise timidamente. Era piuttosto mingherlino e, a ben vedere, aveva una lunga coda di cavallo che fuoriusciva dalla parte posteriore del cappellino nero e gli scendeva fin sulle spalle. Inoltre aveva un piercing che luccicava giusto al centro del lobo dell'orecchio sinistro. Non so perch ma pensai che, se Kimishima lo avesse visto, lui che era un tipo di tutt'altro genere, si sarebbe sbellicato dalle risate.
 terribile borbott Naruse tirando un sospiro di sollievo, non appena il fornitore se ne fu andato, in questo posto non c' privacy! Se Yoko si fosse nascosta qui dentro, sarebbe stata costretta a venire fuori nel giro di dieci minuti.
Certo, capisco. Ma mi dica, una cosa del genere  accaduta anche nella realt? Lei e Yoko vi siete rinchiusi spesso qui dentro? gli chiesi, insistendo ancora una volta con evidente malizia. Non riuscivo proprio a immaginare la mia amica appartata col suo amante in quello squallido sgabuzzino.
Ovviamente s replic Naruse sforzandosi di suonare ironico, ma senza riuscire a sorridere e rivelando un certo livore. Al che un po' mi pentii di essere stata tanto caustica e insensibile. Poi Naruse tir fuori da un armadietto metallico un paio di T-shirt e altrettante polo ben ripiegate e le infil in una borsa di nylon. Se non ricordo male, da lei ho visto un rasoio elettrico, giusto? mi chiese.
S... confermai in tono avvilito. Per quanto tempo ancora aveva intenzione di fermarsi da me?
Come mai? insist lui.
Eh?... Come mai cosa?.
Il rasoio. Che cosa ci fa lei con un rasoio elettrico da uomo?.
Rimasi in silenzio per alcuni secondi, indecisa su come e cosa rispondere. Dopo la tragedia di mio marito, molte persone mi avevano fatto un sacco di domande. E io avevo imparato a rispondere sempre allo stesso modo. Ma ormai era trascorso parecchio tempo e non ricordavo pi quale fosse la risposta, anche perch finalmente cominciavo ad allontanarmi da certi pensieri.
Prima ero sposata....
E ora non lo  pi? mi chiese Naruse guardandomi negli occhi.
No. Lui  morto....
Come? Un incidente stradale? mi chiese ancora, sconvolto e imbarazzato.
Suicidio.
Nel sentirmi pronunciare quella parola, curv gli angoli della bocca in un mezzo sorriso. Sono rare le persone che decidono di morire per autopunirsi sentenzi subito dopo. Forse suo marito  morto per infliggere a lei un castigo.
S,  possibile replicai stringendomi nelle spalle.
In effetti non aveva tutti i torti, ero abbastanza d'accordo con lui. Forse Hiroo aveva scelto di morire per punirmi, per impormi una pena che durasse tutta la vita.
Perch non parla? Che cosa le succede? mi chiese avvicinandosi, fissando i miei occhi persi nel vuoto. Quelli che si ammazzano con le proprie mani sono dei perfetti egoisti disse, mettendosi a braccia conserte. Bisogna dimenticarsene in fretta e smettere di soffrire.
S, lo so. In quel momento, per quanto me ne vergognassi, avrei voluto gettarmi tra le braccia di quell'uomo e sprofondare il viso nel suo petto.
Nel tardo pomeriggio io e Naruse ci recammo a Ginza, presso gli uffici della Rondansha, grande e nota casa editrice. Alla reception ci dissero che Mita era rientrato e che sarebbe sceso subito per incontrarci.
Ci sedemmo ad attendere a uno degli appositi tavoli collocati nell'immenso atrio d'ingresso, dove il marmo la faceva da padrone. Tempo un paio di minuti e dall'ascensore usc un uomo grassoccio con indosso una polo e dei pantaloni di cotone, il quale venne dritto verso di noi e ci salut con un inchino.
Buonasera, scusatemi per l'attesa. Sono Mita si present. L'abbigliamento molto casual e la montatura in metallo degli occhiali gli conferivano un aspetto arrendevole e tranquillo. Dimostrava un'et tra i trentacinque e i quarant'anni. Con fare estremamente disinvolto, ci porse il suo biglietto da visita: Rondansha - Redazione letteraria - Mita Kuniaki.
Essendone io sprovvista, non potei fare altro che osservare Naruse tirare fuori dal portafogli il suo biglietto da visita e tenderlo a Mita.
Ci scusi tanto per essere venuti a disturbarla fin qui gli disse.
Figuratevi, non c' problema. Allora, che cosa volevate comunicarmi a proposito di Usagawa Yoko? chiese senza tergiversare, mostrando di voler andare subito al sodo. Nel tono della sua voce c'era anche una nota di evidente timore, come a voler sottolineare in via preventiva che sarebbe stato un bel guaio se la casa editrice fosse rimasta coinvolta in qualche strano affare.
Yoko  scomparsa,  da sabato notte che non abbiamo pi sue notizie rispose in modo altrettanto diretto Naruse. La stiamo cercando.
Non  possibile, dice sul serio? ribatt con voce sconvolta Mita, tirandosi su gli occhiali con la punta del medio della mano destra. Per ha detto sabato, no? In fondo si tratta dell'altro ieri, potrebbe essere semplicemente partita per un viaggio improvviso.
S, certo,  stata la prima cosa che ho pensato anch'io intervenni, al che Mita mi fiss quasi come se si fosse appena accorto della mia presenza. Ma ieri mattina aveva un appuntamento importante e non si  fatta trovare in casa. Inoltre la sua segretaria, Kobayashi, ci ha detto che era in ritardo sulla consegna delle bozze del nuovo libro. Perci ci siamo ulteriormente insospettiti e abbiamo pensato di venire a chiedere notizie a lei.
In effetti per scrivere l'ultimo reportage si  impegnata moltissimo, ci ha lavorato con dedizione assoluta. Di solito i libri che parlano di fetish, bondage e sadomaso non sono tenuti in grande considerazione e non possono assolutamente aspirare a vincere dei premi letterari, ma stavolta era diverso, Yoko puntava addirittura al premio O!. Il premio O era il pi prestigioso dei premi letterari dedicati alla saggistica. Non sapevo che Yoko avesse ambizioni del genere, rimasi per l'ennesima volta stupefatta.  stata lei stessa a proporre di andare a Berlino e tutto il resto, si tratta di un suo progetto personale al cento per cento. Io l'ho trovato molto interessante e le ho dato man forte.
Vuole dire che  stata un'idea di Yoko? chiesi conferma alzando mio malgrado la voce, poich trovavo la cosa assai sorprendente. Yoko non era mai stata interessata pi di tanto ai problemi di natura politica e sociale, anzi erano tra i temi che odiava di pi.
Completamente replic Mita. Mi disse che voleva andare a tutti i costi a Berlino e che aveva in mente un progetto sensazionale.
Tipo andarsene in giro per le strade dell'ex Berlino Est con i capelli tinti di biondo? mi venne spontaneo domandargli.
Be', le cose non stavano esattamente cos, almeno all'inizio rispose lui liberando una risata cristallina. In realt pare che nell'ex Berlino Est ci fosse un'organizzazione di prostitute che si contraddistingueva per il fatto che tutte erano solite indossare una parrucca bionda. Il progetto di Yoko partiva dal seguente presupposto: cosa succederebbe se una donna asiatica dai capelli biondi si unisse al gruppo?. Bisognava avere fegato per realizzare un'idea del genere, stentavo a credere che a Yoko potesse essere venuta in mente un'idea simile. Anche Naruse sembrava a dir poco sbalordito, aveva gli occhi quasi fuori dalle orbite. Giunta sul posto prosegu Mita, Yoko si  imbattuta in una situazione abbastanza caotica, a causa del particolare stato di agitazione dei gruppi neonazisti e dei continui scontri. A quanto pare si correvano rischi seri per il solo fatto di essere asiatici o africani. Travestirsi da prostituta e mettere in atto il suo piano originario sarebbe stato un azzardo eccessivo, per cui ha preferito desistere e modificare il progetto in corso d'opera. Ho letto la prima bozza e ho trovato tutto molto interessante: anche se il reportage non seguiva alla lettera il progetto iniziale, Yoko  riuscita lo stesso a inserirsi in certi ambienti pericolosi. Si  tinta i capelli di biondo e se n' andata a passeggio per le vie dell'ex Berlino Est, spingendosi sempre pi verso il cuore della citt. All'inizio la gente si limitava a lanciarle occhiate interdette, poi, a poco a poco, qualcuno ha cominciato a mostrare una certa ostilit e a insultarla. Molto probabilmente le rimproveravano il fatto di essere un'asiatica che cercava di imitare una donna di razza ariana. Alla fine si  addirittura inoltrata in una zona dove le guide sconsigliavano vivamente di avventurarsi e, come  scritto nel reportage, ha rischiato seriamente di essere aggredita e sequestrata da un gruppo di giovani naziskin!.
A quel punto, Mita si interruppe e tir fuori alcune fotografie da un quadernone che aveva portato con s. Io e Naruse le guardammo insieme con molta attenzione. Ritraevano Yoko mentre camminava per le strade lastricate di Berlino. Aveva un look decisamente provocante, non l'avevo mai vista conciata cos: capelli lunghi tinti di biondo platino, rossetto carminio, miniabito rosso fuoco e cappottino di pelle nero, calze nere velate e stivali alti con tacco a spillo. Le persone intorno a lei procedevano con il busto piegato in avanti a causa del gran freddo e indossavano abbigliamento da neve dai colori tenui. I loro sguardi erano perlopi attratti dalla figura sgargiante e dissoluta di Yoko e nei loro occhi era facile leggere una chiara ostilit. In uno degli scatti era seduta da sola al bancone di una tipica taverna tedesca, con gli occhiali scuri; un gruppetto di uomini accalcato intorno a una delle estremit dello stesso bancone la fissava ridacchiando, probabilmente pensando quanto fosse strana ed eccentrica quella donna asiatica dai capelli biondi.
A proposito si inser nuovamente nella conversazione Naruse, la segretaria di Yoko, Kobayashi Yukari, ci ha parlato di un certo scoop....
Yoko non hai mai usato il termine scoop rispose Mita, ma non era soddisfatta appieno della prima versione del reportage, diceva che non sarebbe bastata per vincere il premio O, e perci mi aveva chiesto altro tempo per apportare alcune sostanziali modifiche. Mi aveva anticipato che stava studiando meglio un certo argomento ed era sul punto di scoprire qualcosa di molto importante.
Un certo argomento? chiedemmo all'unisono noi.
Purtroppo non ha voluto dirmi niente di preciso. So solo che si era imbattuta in qualcosa di estremamente pericoloso, terrificante, nel quartiere di Kreuzberg, dove per puro caso aveva assistito a un omicidio. Mi ha accennato solo che si trattava di uno scontro tra gruppi neonazisti, dietro il quale pare si nascondesse qualcos'altro. Non ho ancora ricevuto le nuove bozze e non sono in grado di dirvi altro, mi dispiace.
Mi sentii sopraffare da un senso di sconforto indecifrabile, tutto era avvolto nella nebbia. In quelle fotografie, con i capelli biondi e il look molto sexy, Yoko mi era sembrata abbastanza serena e innocente. A mio avviso non voleva fare nulla di male, stava semplicemente tentando di suscitare una reazione nella gente al fine di raccogliere materiale per il suo reportage. Forse, per colpa della sua innata curiosit, si era trovata invischiata in qualche brutta faccenda e se n'era resa conto troppo tardi.
In effetti, in merito alle possibili cause della scomparsa afferm Naruse con voce calma, mettendo un blocco ai miei pensieri foschi, abbiamo elaborato varie ipotesi e stiamo seguendo diverse piste. Adesso, per, deve scusarmi ma vorrei chiederle qualcosa riguardo al compenso di Yoko: le  stato corrisposto un anticipo? In che modo viene pagata di solito per il suo lavoro?.
Si trattava di un particolare per nulla trascurabile, ci tenevo anch'io a venirne a conoscenza. Mi sporsi verso Mita e tesi bene l'orecchio.
Noi paghiamo i diritti d'autore. Yoko scrive anche per alcune delle nostre riviste, per cui le sue entrate non sono male. Il problema  che, se il libro precedente non ha venduto abbastanza, si rischia di dover lavorare a quello successivo con l'acqua alla gola. Il suo ultimo titolo  andato cos cos, perci adesso siamo in una fase cruciale. Diciamo che quest'anno, con il nuovo libro ormai di prossima uscita, siamo giunti al momento della verit.
Le avete pagato voi tutte le spese per il viaggio a Berlino? chiesi io.
No rispose Mita, scuotendo lentamente il capo da un lato e dall'altro. Trattandosi di un suo progetto, del quale non conoscevamo bene i dettagli, non eravamo in grado di garantire la copertura delle spese. Per le abbiamo messo a disposizione un milione di yen come anticipo sui diritti d'autore.
In poche parole  come una specie di prestito, o sbaglio?.
Be', in un certo senso s.
Il corpo sottomesso e Androgynous si erano guadagnati una discreta reputazione, forse Yoko aveva cominciato a pensare che per fare il salto di qualit definitivo doveva a tutti i costi vincere il premio O. Pi che di un'ossessione, era probabile che si trattasse di qualcosa di molto razionale: prima o poi si sarebbe stufata di scrivere libri sul bondage e argomenti simili, senza contare che, col trascorrere degli anni, il fisico non le avrebbe pi permesso di far parte di quel mondo estremo. Invece, assicurandosi il prestigioso premio O, le si sarebbero spalancate un'infinit di nuove porte e nessuno le avrebbe mai negato carta bianca e la copertura delle spese per i suoi progetti futuri. Per la prima volta avevo finalmente la sensazione di riuscire a comprendere il motivo alla base della particolare avarizia di cui Yoko sembrava essere diventata preda negli ultimi tempi.
Per quando era prevista la consegna delle nuove bozze? chiese Naruse.
Per oggi....
Quindi  possibile che Yoko gliele spedisca dal luogo in cui si trova adesso, giusto? intervenni, sperando di cogliere Mita in fallo nel caso ci stesse nascondendo qualcosa. Ma lui corrug la fronte e assunse un'espressione di sincera preoccupazione.
Mi scusi tanto, mi rendo conto di chiederle molto gli disse Naruse, sforzandosi di suonare gentile prima di rivolgergli la sua richiesta, ma non sarebbe possibile leggere almeno la prima versione del manoscritto?.
Certo, non c' problema. Solo che dovrei fare le fotocopie e.... Mita si interruppe per guardare l'orologio: le cinque erano passate gi da un pezzo e la giornata di lavoro si era conclusa, perlomeno ufficialmente. Ve le far avere per posta, va bene? ci propose dopo qualche secondo.
S, perfetto mi inserii io, strappando un foglietto dall'agendina e scrivendo il mio indirizzo di casa e il numero di telefono.
Benissimo, far le fotocopie entro oggi e le spedir domattina per posta celere disse lui mentre prendeva in consegna il foglietto. Dopo di che ci salutammo con un lieve inchino e io e Naruse andammo via.
Eravamo a Ginza. A un certo punto passammo davanti ai grandi magazzini dove io e Yoko ci eravamo riviste per la prima volta dai tempi del liceo. Quando riferii a Naruse che anni addietro avevo incontrato per caso Yoko presso il reparto alimentari al piano sotterraneo e gli dissi cosa faceva, lui mi guard con una faccia stupefatta.
Non ci posso credere comment, davvero faceva un lavoro del genere?.
S. Il fatto  che lei conosce solo una Yoko, quella che  abituata a darsi delle arie e a farsi notare.
Ma com' possibile? Che cosa significa? replic lui a bassa voce, con l'aria di chi non ha capito granch.

5.

Tornammo a casa sfiniti. Quando aprii la porta, rimasi allibita: dall'interno dell'appartamento provenivano voci miste a risate.
Ah, questa va con questa, sono un genio!.
Wow, bravissimo, sei un grande!.
La voce odiosa di Kimishima e gli schiamazzi acuti di alcune ragazze riecheggiavano in tutto l'ambiente.
Ciao, Miro-chan!. Era Cynthia, avanzava sorridente dal soggiorno. Era truccata di tutto punto e indossava un miniabito attillato blu elettrico, pronta a recarsi al locale notturno dove lavorava.
Si pu sapere che cosa sta succedendo? le chiesi.
Quel tipo mi rispose senza smettere di ridere, indicando col pollice all'indietro verso la stanza  venuto a chiamarci per divertirci un po' tutti insieme.
Roba da matti! Appena ieri lei e le altre, intuendo che Kimishima fosse uno yakuza, si erano messe a tremare di paura. E invece adesso, quasi avessero dimenticato chi fosse, lo trattavano come un uomo qualsiasi e se la spassavano. In quel momento stavano giocando con le carte a Memory o a qualcosa di simile.
Ah, bentornati! disse Kimishima rivolgendosi a Naruse, con il solito ghigno beffardo. Quest'ultimo, infastidito, evit di rispondergli e diresse lo sguardo verso le ragazze filippine.
Quello  il tuo fidanzato? mi chiese Maria, la meno giovane delle mie vicine, indicando Naruse. Non appena mi vide scuotere il capo in segno di diniego, scatt in piedi e si precipit al suo fianco sussurrandogli in tono sdolcinato: Ehi, io lavoro in un bel locale a Kabukicho, perch non vieni a trovarmi?. Gli porse anche il suo biglietto da visita, ammiccando da vera esperta del mestiere.
Certo, con molto piacere le rispose Naruse, mentre si rigirava tra le mani il biglietto da visita rosa con il nome e l'indirizzo del locale, che alla fine infil nel taschino sul petto. Poi, rivolgendosi a Kimishima, disse: Come orario ci siamo, possiamo andarci insieme, se ti va.
S, perch no? replic Kimishima alzandosi in piedi, gli occhi che gli brillavano.
Wow, let's go! url euforica Julie facendomi l'occhiolino, intenta a saltellare e sculettare a pi non posso nel suo vestitino rosso fuoco tempestato di paillettes, dando prova della sua totale frivolezza. Naruse, Kimishima e le ragazze festanti uscirono in fila indiana dal mio appartamento in meno di un attimo.
Non riuscivo a comprendere quali fossero le reali intenzioni di Naruse. Aveva deciso di andare a Kabukicho portandosi dietro Kimishima per concedermi un attimo di tregua? No, impossibile, non era un tipo cos generoso e ingenuo. E intanto, mentre riflettevo, rimettevo in ordine le carte da gioco sparpagliate qua e l. Ovviamente le carte erano mie: Kimishima doveva averle tirate fuori dal cassetto in cui le tenevo riposte senza farsi scrupoli, come fosse a casa propria.
Mi sentivo strana e sola, in fondo avevo cominciato ad abituarmi alla situazione assurda che si era creata. Quei due uomini, che fino a un paio di giorni prima non avevo mai visto in vita mia, dormivano e mangiavano da me e usavano perfino le mie cose. Presumendo che sarebbero stati via per un bel pezzo, rassettai un po' in giro, feci il bucato, mangiai una pizza surgelata e provai a rilassarmi facendo un bagno caldo. Poi, stanca morta, mi misi a letto e cominciai a leggere un libro in attesa che il sonno sopraggiungesse. Tuttavia, dopo soli due o tre minuti, mi venne in mente che, se avessi provato a telefonare a casa di Yoko, forse mi avrebbe risposto qualcuno. Era una sorta di presentimento, niente di pi. Composi il numero e lasciai squillare per ben tredici volte, contandole mentalmente una a una, finch mi figurai l'apparecchio telefonico di Yoko suonare in modo sinistro accanto al letto in quell'appartamento a soqquadro e misi la cornetta gi di botto. Provai ad addormentarmi, ma non riuscivo a chiudere occhio, all'improvviso mi sentivo terrorizzata. S, per la prima volta avevo paura, come se avessi appena realizzato di essere coinvolta in una faccenda estremamente pericolosa.
Dopo un po' rientr Naruse.
Eccomi, arrivo dissi ad alta voce, mentre toglievo il gancio alla porta.
Tutto bene? Novit? mi chiese entrando.
Niente di nuovo risposi. Ovviamente non gli riferii che avevo provato a chiamare a casa di Yoko. Lui rimase in silenzio, rabbuiato in viso e senza degnarmi di uno sguardo. Aveva intuito qualcosa? Si era reso conto che gli avevo mentito?
Io me ne torno a letto gli dissi, fregandomene della sua reazione e dopo aver mandato gi una preziosa compressa di Halcion. Adesso aveva preso a fissarmi, quasi mi stesse studiando. Nei suoi occhi c'era un che di austero e sprezzante, forse aveva bevuto troppo.
Dormii un sonno profondo e senza sogni. Quando mi risvegliai, Kimishima era gi arrivato ed era impegnato in una conversazione telefonica. Mi tirai su dal letto di scatto, pensando che stesse parlando con Yoko.
Va bene, ho capito disse prima di interrompere la comunicazione. Poi, mentre si rimetteva il cellulare in tasca, mi lanci uno dei suoi sguardi sdegnosi.
Senza dirgli nemmeno buongiorno, mi misi a osservare il suo abbigliamento. Quella mattina indossava una camicia di seta leopardata nera e blu e dei pantaloni neri. Teneva la camicia aperta fino al petto, in modo da mostrare la spessa catena d'oro. Rispetto ai suoi standard, aveva un aspetto un po' meno sgargiante, che forse si addiceva maggiormente a un orario serale.
Era Naruse al telefono mi disse. Oggi dovr occuparmi io di te.
Non  vero, non  possibile! mi venne spontaneo rispondere.
Cazzo, lo sapevo! Sei una piantagrane, ma chi ti credi di essere? Merda! url lui.
Dov' Naruse? Perch non viene? gli chiesi, ignorando la sua becera reazione e ricordandomi perfettamente che la sera prima, quando era rientrato, Naruse mi era sembrato gi di corda.
Ha da fare in concessionaria! strepit lui simile a un bambino arrabbiato, mentre accendeva il televisore con il telecomando. Stavano trasmettendo per la milionesima volta Samurai Momotaro1 e sullo schermo giganteggiava la figura del protagonista che gridava in tono collerico e con un'espressione terrificante: Questo non te lo permetto!. Guardare quel genere di film fin dal primo mattino metteva decisamente di cattivo umore, come quando si  ricoverati in ospedale e non si ha molto altro da fare. Provai una rabbia indicibile nel rendermi conto che da quando Kimishima era piombato in casa mia non avevo pi avuto modo di ascoltare la radio.
Potresti spegnere la TV? gli chiesi. Ma lui non si mosse di un solo millimetro, infischiandosene alla grande. A restare tutto il giorno in casa con un tipo cos avrei rischiato di impazzire. Dovevo uscire a ogni costo e trovare il modo di sbarazzarmene il pi in fretta possibile.
Mentre mi spremevo le meningi alla ricerca di una soluzione, mi venne in mente che il giorno prima mi ero completamente dimenticata dell'appuntamento con Genevive Matsunaga. Mi versai del caff nella tazza e pensai di rimediare andandoci subito, entro mezz'ora al massimo. A Kimishima non dissi nulla, nemmeno se volesse del caff.
Scesa gi in strada, neanche il tempo di percorrere dieci metri in direzione di Meiji-dori e Kimishima, incollato alle mie spalle, mi chiese con voce lamentosa: Oh, ma che ti  preso? Dove hai intenzione di andare?.
Perch? Non ti piace scorrazzare in giro? Guarda che abbiamo un impegno anche stasera risposi voltandomi indietro e mostrandogli il fax del volantino di Black Night Show - Eros e disciplina. Lui distolse lo sguardo e si asciug il sudore dalla fronte con un gesto plateale, infastidito dal gran caldo.
Quella mattina la stagione delle piogge sembrava voler concedere una tregua, il cielo era pulito e c'era un'afa da piena estate. La vista del cielo azzurro e terso, dopo tanto tempo, mi dava energia e mi faceva ben sperare. Inoltre avevo dormito molto bene, tutto pareva volgere al meglio. Fermai un taxi e comunicai all'autista l'indirizzo di Genevive.
Il palazzo davanti al quale il taxi ci condusse si trovava dalle parti di Jingu Gaien, in una posizione abbastanza scomoda, a oltre dieci minuti a piedi dalla stazione di Harajuku. Tuttavia si trattava di una zona residenziale molto elegante e signorile, e lo stesso edificio nel quale ci apprestavamo a entrare, per quanto piccolo, era decisamente lussuoso. Con i muri esterni quasi del tutto ricoperti di edera, quel palazzo sembrava davvero il luogo adatto per chiaroveggenti, indovini e gente simile. Genevive abitava al secondo piano. Mi avvicinai al pannello del citofono e schiacciai il pulsante accanto al suo nome.
Chi ? rispose sforzandosi inutilmente di sembrare una donna.
Sono Murano, l'amica di Yoko....
Ah, s replic, ricordandosi subito di me. Ieri ti ho aspettato per ore e ore! aggiunse in tono di rimprovero.
Le chiedo scusa, ho avuto un contrattempo.
Va bene, non fa niente, vieni su mi disse, aprendo il portone.
L'appartamento di Genevive era in fondo al pianerottolo del secondo piano. La porta d'ingresso degli altri alloggi era di un materiale metallico, invece la sua era rivestita con un pannello di legno scuro. Inoltre, in alto al centro, erano attaccate alcune foglie di vite e di edera di plastica, alla maniera degli stand dei supermercati in occasione delle vendite promozionali di vino.
Non appena entrai nell'appartamento, ebbi l'impressione di essere stata risucchiata in un luogo buio. A ben vedere, l'intero ambiente era racchiuso all'interno di pesanti tendaggi neri. In fondo, illuminato fiocamente dalla luce di alcune candele, si intravedeva un tavolo. Tutt'intorno aleggiava una fragranza intensa di non so che. Kimishima, al mio fianco, si guard intorno incuriosito e, mentre percuoteva brutalmente le tende a forza di manate, esclam ad alta voce: Ma che razza di posto  questo?  ridicolo!. Senza aprire bocca, mi limitai a osservare quell'idiota comportarsi come un bambino selvaggio e viziato.
Buongiorno,  permesso? provai a chiedere. Al che, alla mia destra, apparve silenziosamente una donna molto alta e con indosso un lungo abito nero.
Benvenuta mi salut. Era la voce di Genevive! Sbalordita, diressi lo sguardo verso il suo viso. Forse per via della luce scarsa delle candele, sembrava in tutto e per tutto una donna, per giunta molto bella. Invitata dal gesto aggraziato della sua mano, mi mossi nella sua direzione. Kimishima tent di seguirmi, ma Genevive si frappose tra me e lui e lo spinse indietro mettendogli una mano sul petto.
Tu no gli disse con voce ferma.
E perch? controbatt lui in tono astioso e prepotente.
Perch accetto una sola persona per volta replic Genevive stavolta con voce minacciosa, fulminandolo con lo sguardo.
Ma vaffanculo! rugg Kimishima a denti stretti, restando fermo al suo posto. Allora, da sola, seguii Genevive in una stanza nascosta. Era ampia a occhio e croce sei tatami e molto buia, avvolta come il resto dell'abitazione da spesse tende nere. L, tutt'intorno al tavolo al centro della stanza, pendevano dal soffitto simili a una zanzariera diversi strati di chiffon dai colori dell'arcobaleno, e il viso di Genevive, illuminato dalla luce soffusa delle candele, appariva ancora pi bello e seducente.
Quel tizio  il tuo fidanzato? mi chiese.
No, non sia mai! risposi ridendo. Al che Genevive fece altrettanto, ponendosi la mano davanti alla bocca.
Per, andando in giro con un tipo come quello mi disse, non ci fai una gran figura.
S, lo so....
 la prima volta che mi capita di vedere un viso come il tuo mi disse cambiando argomento, dopo avermi guardata attentamente per alcuni secondi. Hai un viso molto bello e particolare.  come se la tristezza che ti porti dentro ti rendesse limpida e trasparente.
Che significa? Non capisco....
Genevive parlava con eccessiva enfasi, in modo estremamente affettato, eppure ascoltando le sue parole non potevo non provare un certo turbamento.
Tu hai dovuto subire un'immane tragedia mi disse, una tragedia inaspettata che non ti era mai capitata in precedenza. Ma devi dimenticare. S, lo so, non  semplice dimenticare una cosa come quella, ma devi farlo, devi riuscirci. Perch per sopravvivere questo sforzo  necessario.
 necessario... Pronunci quelle ultime parole molto lentamente, sussurrandole come in dissolvenza. Yoko le aveva parlato di me? Neanche il tempo di pensarlo, quasi avesse percepito il mio dubbio, continu dicendo: Yoko non mi ha raccontato nulla di te. Lei  sempre cos presa dai suoi tormenti che non ha tempo e modo di parlarmi degli altri.
Ah, davvero? Comunque sia, al telefono mi aveva detto che Yoko era in pericolo....
S rispose, sollevando lo sguardo e assumendo un'espressione molto seria. Le  successo qualcosa?.
Sembra essere scomparsa, non riusciamo a trovarla.
No! reag abbassando di colpo le spalle, scoraggiata.
Dove potrebbe essere finita? provai a chiederle.
Non lo so, non ne ho idea. Finch la rivelazione non arriver....
Quale rivelazione?.
Tutti, o meglio quelli che non hanno fede, pensano che io mi metta a telefonare alle persone solo per spillare quattrini al prossimo. Ma non  affatto cos, la maggior parte della gente non  in grado di comprendere. Al mattino, quando mi sveglio, pu capitarmi di vedere una determinata persona dentro la mia testa.  come un flash, un'immagine improvvisa. Questa  per l'appunto una rivelazione. Ora, se l'immagine  chiara e positiva, significa che quella persona godr di buona fortuna. Al contrario, se l'immagine  scura e indistinta, e dunque negativa, vuol dire che  in arrivo qualcosa di terribile e infausto. E allora mi metto in contatto con il diretto interessato per informarlo sulla sua situazione. La rivelazione  sempre esatta, fino a oggi non mi  mai successo di sbagliare. Lo faccio solo per aiutare gli altri, per evitare che accadano cose spiacevoli. Tuttavia ho bisogno di incontrare pi volte e conoscere al meglio le persone di cui mi occupo, altrimenti la rivelazione risulter troppo debole e non baster a farmi comprendere le cose con precisione.
Adesso mi sembra di aver capito meglio, grazie. E che cosa ha visto a proposito di Yoko, se posso permettermi di chiederglielo?.
Quell'uomo....
Il gestore di Naruse Motors?.
S, proprio lui, quello che vende auto usate straniere. Quel tipo si d tante arie, chiss chi si crede di essere. Non mi  mai piaciuto sentenzi tutto d'un fiato, con evidente disprezzo. Fin dal primo momento, ho percepito che avrebbe portato solo guai. Ma Yoko  pazza di lui, ha perso completamente la testa. Ho tentato diverse volte di convincerla a lasciarlo perdere, ma non c' stato nulla da fare.  troppo presa da quell'uomo, col corpo e con la mente.
Per sembra che ultimamente le cose tra loro non vadano molto bene. Me lo ha confessato lo stesso Naruse.
S, lo so replic Genevive, traendo un sospiro profondo. Ma  soprattutto lui ad averne abbastanza di lei.
Davvero?.
Certo. Sua moglie e Yoko litigavano continuamente, era un inferno. Gli uomini non sono capaci di sopportare questo tipo di situazione, prima o poi alzano bandiera bianca.
In che senso? Veramente? chiesi, sorpresa nell'apprendere una cosa assolutamente inaspettata. Il ragazzo della concessionaria mi aveva riferito che la moglie di Naruse era una donna molto bella e diversa da Yoko, non riuscivo proprio a immaginarmele litigare.
S, veramente. Yoko veniva spesso da me a lamentarsi. Quella donna le telefonava quasi ogni giorno riempiendola di insulti e minacce. Addirittura una volta si  presa la briga di inviare una lettera via fax a tutte le case editrici con le quali Yoko collabora.
Che tipo di lettera?.
Una roba tipo: La signora Usagawa Yoko se la fa con un uomo sposato e sta causando la rovina di un'intera famiglia.  assurdo che una donna del genere, bieca e irresponsabile, faccia la scrittrice. Se continuerete a farle pubblicare libri, mi impegner in prima persona per dare inizio a una campagna di boicottaggio senza precedenti!.
Non ne sapevo nulla... bisbigliai con un filo di voce, attonita. Conoscendo Yoko e sapendo quanto ci tenesse al lavoro e alla reputazione, era presumibile che un'azione del genere avesse rappresentato un vero e proprio colpo basso. Eppure non me ne aveva mai parlato, era molto strano.
A quando risale questo episodio? provai a chiedere in tono frustrato.
Suppergi alla fine dell'anno scorso, se non ricordo male.
Adesso era tutto chiaro. In quel periodo ero presa dai miei problemi, ero distrutta, e io e Yoko ci sentivamo molto di rado. Nel rendermene conto, mi sentii un po' meno triste e delusa.
A ogni modo prosegu Genevive, quella donna  indubbiamente una persona molto arrogante, la classica intellettualoide con la puzza sotto il naso. Spesso ha preso in giro Yoko ripetendole che doveva ritenersi molto fortunata a fare il suo lavoro avendo solo il diploma di scuola superiore e dicendole altre malignit del genere.
Davvero?.
Certo. Yoko mi ha raccontato tutte queste cose proprio qui, in questa stanza, con le lacrime agli occhi. Poverina, ho sempre cercato di fare il massimo per lei e di aiutarla. A volte quella ragazza  come un cagnolino smarrito, non sa bene cosa fare. Ma solo a volte, eh, perch in altri casi  fin troppo sicura di s, e allora diventa intrattabile e appare tutt'altro che dolce e carina.
Mentre parlava, Genevive teneva le mani strette l'una nell'altra davanti a s e le muoveva piano, di continuo, e i numerosi anelli alle dita e le unghie smaltate di rosso risaltavano enormemente.
Mi perdoni se oso domandarlo, ma Yoko le chiedeva anche consigli e notizie sul lavoro?.
S, a volte. Adesso le sta molto a cuore la questione del premio O, spera di vincerlo. In base a quanto sono riuscita a vedere, le ho riferito che la sorte sembra essere dalla sua parte e che forse quest'anno  il momento giusto. Lei ne  stata molto felice, era al settimo cielo. Mi ha detto di avere un asso nella manica davvero formidabile e che avrebbe fatto di tutto per sfruttarlo al meglio.
Questo quando  successo?.
Un po' pi di un mese fa, credo rispose Genevive molto lentamente, sollevando gli occhi in alto mentre frugava nella memoria.
E non le ha detto in cosa consisteva questo asso nella manica?.
Mmh... mugugn scuotendo piano il collo a destra e a sinistra. No, per niente.
Ebbi l'impressione che Genevive non fosse stata del tutto sincera. D'altra parte era abbastanza scontato che non mi avrebbe rivelato tutto ci che sapeva, ero una perfetta estranea.
Allora mi fece, come a voler mettere un punto al nostro incontro, se mi giunger una rivelazione sul tuo conto, ti prometto che ti telefoner. Scrivi qui il tuo numero, per favore mi disse, porgendomi un foglietto bianco.
S, certo risposi, scrivendo il mio recapito telefonico senza pensarci su due volte. In quel momento immaginai divertita che sarebbe stato un vero spasso se l'eventuale telefonata di Genevive l'avesse presa Kimishima.
Grazie replic lei, piegando con cura il foglietto e riponendolo in una tasca del suo abito nero.
Quanto le devo? le chiesi, sforzandomi di ricordare non senza preoccupazione quanti soldi avessi nel portafogli.
Mah, diciamo che il nostro incontro odierno  stato un po' speciale, perch sei venuta soprattutto per Yoko, e comunque d'ora in poi ci vedremo altre volte, no? Per oggi facciamo cos concluse, tracciando il numero uno sul bloc-notes che teneva sul tavolo davanti a s e mostrandomelo.
Immaginando che quell'uno significasse diecimila yen, presi i soldi dal portafogli e glieli porsi, sorridendo tranquilla perch ero riuscita a cavarmela con una cifra ragionevole.
Hai bisogno della ricevuta? mi chiese.
Feci di no con la testa e poi, abbassando la voce, le chiesi a mia volta: Mi scusi, vorrei liberarmi del tizio che  qui fuori, non ci sarebbe un'uscita secondaria?.
Certo che c' mi rispose tutta contenta, ridendo sotto i baffi. Queste cose capitano spesso. Mentre una persona  da me per farsi predire il futuro, non  raro che arrivino il marito, la madre o chicchessia e tentino di fermarci. In casi del genere, si pu scappare direttamente da questa stanza. Prego, vieni con me mi esort alzandosi in piedi e invitandomi a seguirla con un gesto della mano. Scost un lembo della tenda e dietro apparve una porta bianca piena di macchie scure e ditate. Quella porta dava in un soggiorno di circa otto tatami, dove spiccavano un televisore di notevoli dimensioni, un computer e degli oggetti di arredo. Stupita, mi girai di colpo verso Genevive, la quale si copr all'istante il volto pesantemente truccato con l'ampia manica del vestito.
Non sopporto di essere vista alla luce si lament.
Mi scusi....
Niente. Va', esci sul balcone, c' la scala d'emergenza.
Grazie!.
Non c' di che. Ah, un'ultima cosa: non dimenticare che io sono la tua unica e fedele alleata. Vorrei che questo fosse chiaro.
Chiaro? Per chi? domandai voltandomi indietro, mentre aprivo la portafinestra che dava sul balcone e vidi Genevive lanciarmi baci alla maniera di una diva sul proscenio.
Per te, per tutti! rispose lei, scandendo bene le parole.
Le dissi un ultimo grazie e scappai via scendendo in fretta lungo la scala d'emergenza. Giunta in strada, per non rischiare che Kimishima potesse seguirmi, fermai il primo taxi che passava, mi ci infilai dentro e solo dopo pensai alla mia destinazione. Minami Aoyama non era lontana: convinta della mia scelta, comunicai con voce ferma al tassista l'indirizzo dell'ufficio di Yoko.
Bussai alla porta con una certa insistenza, ma non ricevetti risposta. Molto adagio, senza fare rumore, provai a girare il pomello metallico. Per fortuna la porta non era chiusa a chiave.
Buongiorno, c' nessuno? chiesi ad alta voce, ricordandomi che il giorno prima Yukari si era presa un bello spavento nel veder entrare me e Naruse senza preavviso. Niente, l'ufficio era deserto.
Diedi subito un'occhiata alla scrivania di Yukari: era in perfetto ordine, sembrava che non fosse ancora venuta al lavoro. Anche nella stanza da bagno e in corridoio non c'era anima viva. Probabilmente, il giorno precedente, Yukari era andata via dimenticando di chiudere la porta a chiave. Certo che era strano, roba da darle una bella strigliata. In ogni caso, comunque stessero le cose, mi era capitata una chance davvero insperata. Il giorno prima, a causa dell'arrivo improvviso di Fujimura, non avevo potuto dare uno sguardo in giro come avrei voluto. Naruse era gi stato l da solo ed era scontato che si fosse preso la briga di frugare in ogni angolo, per cui era probabile che non sarei riuscita a trovare nulla di eclatante, per potevo sempre sperare che gli fosse sfuggito qualcosa e che da qualche parte si nascondessero indizi importanti. Senza perdermi in troppi ragionamenti, serrai la porta a chiave dall'interno dando tutte le mandate, in modo da poter guadagnare tempo nel caso fosse arrivata Yukari.
Innanzitutto ispezionai il piano della scrivania di Yoko e la libreria, alla ricerca di indizi relativi al viaggio a Berlino, eventuali appunti sui gruppi neonazisti e qualsiasi altra cosa che potesse essere legata alla sua sparizione. Purtroppo non c'erano n fogli sparsi, n alcun altro oggetto interessante, bens solo libri, per giunta tutti ben sistemati. La scrivania era una di quelle costose, una Arflex, con cassettiere a rotelle da entrambi i lati. Senza esitare, aprii i cassetti uno a uno. Contenevano biglietti da visita, articoli di cancelleria e altre cose solitamente presenti in tutte le scrivanie del mondo. Nell'ultimo cassetto di ambo i lati, il cui interno era appositamente strutturato per conservare cartelline e documenti vari, c'era una serie di raccoglitori in plastica trasparente colorata contenenti solo materiale utilizzato per lavori precedenti. Era molto strano che non ci fosse nulla che riguardasse il nuovo libro di Yoko. Perfino le buste dei negativi fotografici erano vuote. Era fin troppo evidente che Yoko si era portata dietro tutto, intenzionata a non lasciare tracce.
In uno dei cassetti del lato sinistro trovai un quaderno con su scritto Contabilit. Provando a sfogliarne rapidamente le pagine, numerosi scontrini, ricevute e contratti di ogni genere caddero sparpagliandosi sul pavimento. Li raccolsi uno a uno: scontrini di ristoranti e caff, ricevute del benzinaio, biglietti aerei e tagliandi di carte d'imbarco, ricevute di bonifici dell'affitto e cos via, il tutto messo insieme senza nessun ordine, forse con l'intento di dare in seguito una sistemata. Appoggiai quei documenti e quelle ricevute sulla scrivania, li ammonticchiai alla meno peggio e li inserii di nuovo nel quaderno. Poi infilai tutto nella mia borsa, pensando che valesse la pena di dare un'occhiata con calma in un secondo momento.
Dopo aver teso l'orecchio verso la porta d'ingresso per assicurarmi che non stesse arrivando nessuno, mi avvicinai alla scrivania di Yukari. Si trattava di una comunissima scrivania da ufficio in metallo, a dir poco misera e brutta a confronto con quella di Yoko. Era munita di un cassetto basso centrale e di tre piccoli cassetti standard a destra. In quello centrale erano conservati alla rinfusa quaderni, fogli e moduli vari, pi alcune riviste femminili che forse avevano a che fare con qualche lavoretto extra che Yukari era riuscita a procurarsi. Anche nei primi due cassetti laterali non c'era nulla di speciale che potesse appartenere a Yoko. L'ultimo dei tre, per, era chiuso a chiave. Di solito, nel caso di cassetti muniti di serratura, si suole conservare la chiave nel primo cassetto: difatti, provando ad aprirlo di nuovo e a guardare meglio, trovai una piccola chiave in un angolino. Con fare un po' incerto, provai a inserirla nella serratura del terzo cassetto e a girare: perfetto, era quella giusta. Dentro, infilata a forza, c'era solo una busta di carta di un grande magazzino. Quando la tirai fuori e provai a guardare al suo interno, per poco non mi scapp un urlo. Conteneva la macchina fotografica che Yoko aveva cercato invano dappertutto, quella che era solita utilizzare per i suoi reportage. Che cosa ci faceva chiusa a chiave nel cassetto della scrivania di Yukari? In un primo momento mi sembr di aver fatto una scoperta sensazionale, poi, riflettendoci su, dissi tra me e me che Yoko poteva anche avergliela prestata ed essersene dimenticata. A ogni modo, decisi di rimetterla dove l'avevo trovata.
Subito dopo aver richiuso il cassetto, mentre riponevo la chiave al suo posto, udii provenire dall'esterno un chiassoso tacchettio seguito da un'esclamazione di sorpresa mista a dubbio. Doveva trattarsi quasi certamente di Yukari. In tutta fretta, chiusi il primo cassetto della scrivania senza fare rumore e mi guardai intorno alla ricerca disperata di un posto dove nascondermi. Non era facile, per non dire impossibile, scovare in un monolocale un cantuccio dove eclissarsi, ma qualcosa dentro di me mi suggeriva che fosse meglio non farmi trovare l. Senza avere altra scelta, corsi a rifugiarmi nella stanza da bagno.
Nello stesso attimo in cui chiusi la porta del bagno, sentii aprirsi quella d'ingresso e Yukari entrare nella stanza. A giudicare dal rumore acuto e penetrante, doveva indossare scarpe dai tacchi alti, forse a spillo. Subito dopo mi giunse all'orecchio il suono dei tasti del telefono premuti rapidamente, con estrema dimestichezza.
Sono io... S, vengo subito... Uhm, adesso sono in ufficio. Ieri temevo di aver dimenticato di chiudere la porta a chiave, ma evidentemente mi sbagliavo, era chiusa regolarmente. Yukari si interruppe e rise a tutta voce, come una qualsiasi ragazza della sua et. Pensai che stesse parlando con una sua amica. S, sono passata solo perch ero preoccupata e volevo controllare il fatto della porta. Del resto non ho nulla da fare... No,  inutile che me ne stia qui a perdere tempo, non c' nessuno... S, d'accordo, arrivo.
Termin la comunicazione e and subito via. La sentii chiudere la porta a chiave dall'esterno e accertarsi un paio di volte che fosse ben serrata. Tirai un sospiro di sollievo e uscii dalla stanza da bagno.
Mentre mi accingevo anch'io ad andarmene, mi venne in mente che Naruse aveva scoperto che quella notte Yoko mi aveva telefonato pigiando semplicemente il tasto dell'ultima chiamata effettuata. Cos mi avvicinai all'apparecchio telefonico posto sulla scrivania di Yukari e schiacciai il tasto deputato a quella particolare funzione. Dopo soli due squilli, sentii sollevare il ricevitore.
Pronto? Qui Fujimura, chi parla?.
Oh, mi scusi, ho sbagliato numero dissi all'istante, rimettendo subito gi la cornetta. Dunque Yukari aveva telefonato a Fujimura, dovevano essere molto pi amici di quanto pensassi. Tuttavia, a stupirmi pi di ogni altra cosa era stato il comportamento audace, se non avventato, di Yukari, la quale non si era fatta scrupoli a lasciare l'ufficio incustodito, nonostante le chiare minacce di Uesugi.
Aprii la porta dall'interno e finalmente me ne andai, ovviamente senza poterla richiudere a chiave. L'indomani, se Yukari fosse venuta in ufficio, sarebbe rimasta di nuovo a bocca aperta, stavolta pi che mai.
Gi, nell'atrio del palazzo, provai a dare una sbirciata nella cassetta della posta di Yoko: c'era una lettera. Infilai un dito nell'apertura nella parte superiore e riuscii a tirarla fuori. Nello spazio riservato al mittente c'era scritto: Kawazoe Katsura, Kamakura, Nikaido. Si trattava del tizio protagonista dell'evento al quale avrei dovuto assistere quella sera stessa. Yoko, quando me ne aveva parlato al telefono e mi aveva inviato il volantino via fax, mi aveva detto che c'era una certa cosa che la intrigava parecchio. Mi guardai per bene intorno e mi misi la lettera in tasca.
Entrai in una caffetteria nei paraggi e, malgrado mi sentissi un po' in colpa, aprii la lettera. Era scritta col pennello su carta tradizionale, in bella grafia, e dovetti sforzarmi non poco per leggerla fino in fondo.
Cara Usagawa Yoko,
spero di trovarla bene con questa mia, nonostante la fosca stagione delle piogge si ostini a perdurare.
Sono stato oltremodo felice di apprendere che il prossimo marted sar presente al mio spettacolo. Temevo fortemente che avesse perduto interesse per i miei stravaganti e indegni show, soprattutto adesso che  molto impegnata col suo lavoro.
Mi auguro vivamente che, venendo ad assistere alla performance, riuscir a trovare la risposta a quella cosa. Sarebbe di certo un gran bene se potesse utilizzare nel vero mondo della luce la grande energia che arde dentro di lei. Dopotutto, coloro che tendono verso il buio e le tenebre non hanno un destino.
Sar un piacere immenso poterla rivedere, la attendo con somma gioia. E la prego, si presenti in topless, sarebbe un gran peccato tenere nascosti i suoi incantevoli e prosperosi seni.
Marted sera, all'ingresso, faccia pure il mio nome. Lascer detto che  mia ospite.
Kawazoe Katsura
Tutto lasciava intendere che Kawazoe Katsura e Yoko fossero legati da un rapporto di profonda e intima amicizia. Una frase, in particolare, mi aveva lasciata interdetta: Mi auguro vivamente che, venendo ad assistere alla performance, riuscir a trovare la risposta a quella cosa. Che significava? A quale cosa voleva alludere? Dissi a me stessa che in fondo era inutile starci a pensare, tanto entro poche ore forse me ne sarei resa conto di persona. Ripiegai la lettera e la sistemai in borsa, tra le pagine del quaderno della contabilit che avevo preso dal cassetto della scrivania di Yoko. Fermai un taxi e tornai a casa, a Shinjuku Nichome, con l'intenzione di esaminare con calma il quaderno.
Giunta davanti alla porta del mio appartamento, ebbi la sensazione che ci fosse qualcosa di strano e provai a tendere l'orecchio. Sentii dei movimenti, dentro doveva esserci qualcuno. Le chiavi di casa le avevamo solo io e mio padre, vuoi vedere che era tornato a Tokyo? Con mano tremante, presi la chiave dalla borsa e aprii la porta. Scioccata, rimasi impalata sull'uscio: giusto in quel momento Naruse aveva tirato gi la chiusura lampo di un cuscino e stava controllando se all'interno ci fosse qualcosa. Le porte, le ante, gli sportelli e i cassetti dei mobili erano tutti spalancati, nessuno escluso, segno evidente che Naruse si era dato da fare approfittando della mia assenza.
Come ha fatto a entrare? Come si  permesso? gli urlai, correndo nella sua direzione. Sembrava un perfetto sconosciuto, indossava una camicia bianca dalle maniche arrotolate e occhiali dalla montatura in metallo argentata. Senz'affatto scomporsi, mi fissava anche lui con uno sguardo truce, come se mi ritenesse colpevole di chiss che cosa.
Le ho chiesto come diavolo ha fatto a entrare! insistetti, alzando ulteriormente la voce.
Facile: dall'appartamento accanto.
Cynthia! In quel preciso istante mi affior alla mente il suo viso sorridente quando si sporgeva dal pannello divisorio del balcone e mi salutava agitando la mano. Ecco perch la sera precedente Naruse era stato al locale di Kabukicho dove lavoravano lei e le altre! Adesso tutto si spiegava. Mi vennero i nervi a fior di pelle, avrei distrutto tutto a calci e pugni.
Ne ho abbastanza, a tutto c' un limite! Non ce la faccio pi a vedere quel pezzo di merda di Kimishima allungare le mani sulle mie cose! E adesso ci si  messo anche lei: entrare in casa mia di nascosto, frugare dappertutto come un ladro... Questo  troppo, non gliela far passare liscia!.
Stia calma. E visto che ci siamo le dico che anch'io non sono disposto a sopportare oltre il suo comportamento. Non mi ha lasciato altra scelta, lei continua ad agire a mia insaputa replic facendo il misterioso, mentre tirava su la cerniera del cuscino.
A cosa si riferisce? Perch non parla chiaro?.
Lo sa benissimo a cosa mi riferisco rispose, facendo spallucce. Era freddo e distaccato, completamente diverso dall'uomo che avevo imparato a conoscere in quei pochi giorni, quasi come se da un momento all'altro si fosse trasformato in un'altra persona. Che fine ha fatto Kimishima? mi chiese subito dopo.
Non ne ho idea replicai seccamente, stringendo forte a me la borsa che portavo a tracolla con dentro la lettera di Kawazoe e il quaderno della contabilit di Yoko.
Guardi che non ci vuole molto a capire che l'ha seminato. Kimishima  un idiota, si lascerebbe fregare pure da un bambino. Invece lei  molto furba, eh? Brava, complimenti.
Ci detto, si fece una risatina e si terse il sudore dalla fronte con il dorso della mano. Adesso, con la camicia bianca e gli occhiali dalla montatura metallica, sembrava un medico dall'aria severa pi che un venditore di auto usate.
Non capisco una sola parola di quello che sta dicendo gli gridai.
Allora lui mi afferr per le spalle e mi url in faccia, incapace di contenere la rabbia: La smetta di fare la finta tonta! Ne ho abbastanza, cazzo!.
Spaventata, mi liberai dalla sua presa con una scrollata, agendo pi che altro d'istinto.
Ma cosa le salta in mente?!.
Adesso mi hai rotto, parla, vuota il sacco! grid, prendendomi di nuovo per le spalle e scuotendomi brutalmente fino a darmi uno spintone. Mi fece cadere supina sul letto, mentre la mia borsa vol in direzione della cucina. Nonostante l'impatto violento, non avevo nulla di rotto, per fortuna Naruse mi aveva scaraventata sul materasso. Ero atterrita, non riuscivo a capire bene che cosa potesse averlo reso cos fuori di s.
Ma cosa devo dire? Non so niente....
Basta! Tu non mi freghi, cazzo! url di nuovo come un pazzo, venendomi sopra a cavalcioni e mollandomi uno schiaffo sulla guancia sinistra. In quell'attimo sentii schizzare via un paio di bottoni della camicetta nera di Agns B. che indossavo quel giorno.
Lasciami, mi fai male!.
No, parla!.
Come te lo devo dire? Non so niente, che cosa vuoi da me?!. Mi spunt una lacrima, non perch avessi paura, ma solo perch mi faceva una rabbia tremenda dover soccombere alla forza bruta di quell'uomo. Dentro di me avevo una voglia pazzesca di reagire e combattere. A cosa cazzo ti stai riferendo? Parla chiaro, non ti capisco! gli urlai in faccia, perdendo ogni freno e contorcendomi come un'ossessa.
Naruse assunse per qualche attimo un'espressione allibita, soprattutto quando si becc un paio di calci nello stomaco. Mi aspettavo una sua reazione furiosa e invece, inaspettatamente, sembr recuperare la calma.
D'accordo, va bene disse in tono pacato e accondiscendente, emettendo uno sbuffo d'aria dalla bocca e alzandosi dal letto. Le ragazze a fianco hanno visto Yoko venire qui.
Cosa?! replicai istintivamente, mentre mi rimettevo pian piano in piedi. A farmi male in quel momento, pi che la guancia colpita da Naruse, era il pensiero che Yoko fosse stata cos vicino a me. Mi si accappon la pelle, avevo il cuore in gola.
Dici sul serio? riuscii a chiedere con un filo di voce. Quando? domandai ancora, vedendo che Naruse non mi rispondeva e se ne stava in silenzio a osservare la mia reazione.
Sabato notte disse finalmente, poco dopo le due. Le ragazze se ne ricordano bene perch avevano finito di lavorare ed erano di ritorno dal locale. Mi hanno detto di essere salite in ascensore insieme a una donna la cui descrizione corrisponde in tutto e per tutto a Yoko.
S, ma Yoko  stata qui e poi?.
 esattamente quello che vorrei sapere da te mi rispose fissandomi stupito e continuando a darmi del tu, dirigendo lo sguardo verso la mia guancia sinistra.
Ma io non lo so! Da me non  venuta, qui non  entrata!.
Forse era salita fino al piano e si era fermata davanti alla mia porta. Possibile che fosse rimasta l fuori, nel cuore della notte, e non avesse avuto il coraggio di bussare? Forse ci aveva ripensato e aveva reputato fosse meglio limitarsi a una telefonata? Perch? Mentre provavo a rifletterci su, mi vennero di nuovo i brividi, come quando qualcuno ti racconta di aver visto un fantasma. No, i fantasmi non c'entravano niente, questa era una storia vera, tutto stava accadendo nella realt. Dai, forza, prova a pensarci meglio, dicevo tra me, come per incitarmi, nella speranza che il mio cervello giungesse a una conclusione valida.
E perch dovrei crederti? Non mi pare tu sia la persona pi sincera di questo mondo mi disse Naruse con ironia, mentre ero l a spremermi le meningi. A ogni modo, qualche traccia Yoko l'ha lasciata, l'importante  seguire quella giusta. Secondo me, la storia della moglie dell'iraniano te la sei inventata. Mi pare molto pi plausibile che Yoko sia venuta qui, che ti abbia parlato dei soldi e che abbiate deciso di nasconderli da qualche parte.
Ti sbagli! Ti ripeto che non c'entro niente! replicai con tutto il fiato che avevo in gola. Hai rovistato dappertutto, hai messo il naso in ogni buco di questa casa: hai per caso trovato qualcosa?.
No mi rispose senza guardarmi negli occhi e spostando lo sguardo verso la libreria lasciatami da mio padre. Per in compenso ho scoperto un mucchio di cose sulla tua vita da sposata.
Su uno dei ripiani della libreria c'era una cartellina contenente diverse cose che riguardavano Hiroo. Naruse l'aveva trovata e l'aveva aperta?
E che cosa avresti scoperto? Sentiamo.
Avevo recuperato una buona dose di calma e cominciavo a rendermi conto che Naruse stava seguendo una strategia precisa: voleva ferirmi. Poich secondo lui gli stavo nascondendo la verit, aveva deciso di tentare di scalfirmi con le parole. Provai a pormi sulla difensiva, cercando di rivestire il mio cuore con una spessa corazza, ma non feci in tempo, ormai era tardi.
Per esempio che tuo marito si  suicidato impiccandosi disse in tono spietato. A Giacarta, dove era stato trasferito per lavoro. Fu il suo capo a rinvenire il cadavere, era ridotto in uno stato pietoso, dal momento che erano trascorsi quattro o cinque giorni dal decesso. Lo hai visto anche tu, no? Deve essere stato terribile. Dopo un'esperienza simile, si diventa pi forti e pronti ad affrontare le difficolt e gli imprevisti... Ora, Yoko piomba qui all'improvviso a notte fonda e ti chiede consiglio in merito a una grossa somma di denaro che le  capitata tra le mani. E tu, che non sei certo una ragazzina sprovveduta e hai fegato da vendere, sei subito in grado di fornirle tutte le giuste indicazioni. Poi l'indomani mattina arrivo io e sai perfettamente come agire per guadagnare tempo e farmi credere un mucchio di falsit. Tanto tu e Yoko vi siete messe gi d'accordo....
Rimasi ad ascoltare quelle parole in assoluto silenzio, stringendo i denti per non mettermi a piangere e tenendo lo sguardo fisso sull'ampio torace di Naruse, in piedi a circa un metro da me.
Secondo te perch si  suicidato? mi chiese, tornando di colpo a mettere il dito nella piaga.
Eh? riuscii a dire a malapena, sollevando gli occhi.
In questi casi si pensa alla depressione, a un forte esaurimento nervoso prosegu lui in tono da poliziotto, ma tuo marito ha lasciato un'ultima lettera che parla chiaro. Te l'ha inviata per posta aerea da Giacarta e il suo contenuto mi pare assolutamente inequivocabile.
L'hai letta? gli chiesi con voce tremante per la collera.
S, certo mi rispose, incurante dei miei sentimenti. Mi ha incuriosito e l'ho letta. E ti dico anche che l'ho trovata molto interessante. Tuo marito era distrutto per una ragione ben precisa: tu lo tradivi!. Naruse alz la voce e distorse il volto in un ghigno, come se ci provasse gusto. Usando il pretesto che non volevi abbandonare il lavoro continu, la voce che si faceva sempre pi incalzante quasi si trattasse di un interrogatorio, sei rimasta a Tokyo e hai lasciato che lui partisse da solo per l'Indonesia. Lontano dal Giappone, il povero Hiroo  stato colto da una leggera forma di psicosi da detenzione, probabilmente anche in virt del fatto che non era stato lui in prima persona a scegliere di andare in quel posto. Era in difficolt, stava soffrendo molto, eppure tu non hai esitato a scrivergli una lettera in cui dicevi chiaramente che volevi separarti da lui. Che crudelt, non hai avuto nessuna piet. Messo alle strette, sentendosi solo e perduto, Hiroo  riuscito a informarsi ed  venuto a sapere che avevi una storia col tuo capo. Allora  sprofondato definitivamente nella disperazione pi nera e ha scelto di morire. Nella sua lettera d'addio, il rancore nei tuoi confronti  fin troppo evidente, dal primo all'ultimo rigo.
Le lacrime, malgrado i miei sforzi per trattenerle, presero a rigarmi il volto. Il male alla guancia che Naruse aveva colpito sembr decuplicarsi, mi aveva sconfitta, ero preda del suo gioco perverso. La mia ferita interiore, che credevo si fosse rimarginata, si riapr in un solo colpo, procurandomi un dolore che difficilmente mi avrebbe permesso di dormire.
Ma stai piangendo? mi chiese Naruse scrutandomi in viso. Mi dispiace, non era mia intenzione. Io voglio solo conoscere la verit, te lo ripeto.
Mi asciugai le lacrime con i pugni chiusi, provando un odio profondo nei suoi confronti. Un odio profondo ma vuoto, inutile, tanto era forte la rassegnazione che in quel momento aveva preso il sopravvento dentro di me.
Non sai quello che dici, la verit non la conosce nessuno dissi sottovoce, quasi sussurrando. Il motivo per cui in quella lettera scrissi che volevo divorziare non aveva nulla a che vedere con tradimenti e cose del genere. E comunque, se mio marito non  riuscito a comprenderlo, non sono fatti tuoi. Sei un perfetto estraneo, non hai nessun diritto di ficcare il naso nella mia vita privata e fare ipotesi, n tanto meno io sono tenuta a darti spiegazioni.
Mah, questo  vero comment lui in tono franco, anche se non sembrava per nulla disposto a rinunciare alla sua strategia d'attacco. Come reag il tuo capo, quello con il quale avevi la tresca?.
Non lo so. E anche se lo sapessi non te lo direi.
Quando ha saputo che tuo marito si era suicidato, si sar sentito uno schifo, vero?.
Era chiaro che Naruse insisteva di proposito nel ricorrere a un tono e a un linguaggio irriverenti. Ma stavolta riuscii a restare calma, perch ormai il suo piano mi era ben chiaro. Avevo recuperato quasi completamente il mio sangue freddo, adesso sentivo di potergli tenere testa. Se qualcuno mi parlava di Hiroo e della sua morte, sulle prime non riuscivo a frenare le lacrime, era ovvio, perch purtroppo quella era la verit e lui non c'era pi. Ma se poi il discorso andava a parare su cose ripugnanti e su pure supposizioni relative al suo suicidio, allora mi saliva dentro un'energia devastante che mi faceva sentire invulnerabile e pronta a sfidare tutto e tutti, perch in quel caso non si trattava pi della verit, bens di mera perfidia.
Il tuo capo continu imperterrito Naruse, il quale evidentemente non si era accorto che il mio stato d'animo era cambiato, ti impose subito di lasciare il lavoro? Oppure fosti tu a gettare la spugna? No, non  possibile, secondo me ti sei beccata pure una bella liquidazione, magari gonfiata con una speciale indennit di separazione. Sei stata tu stessa a dirmi che stai tirando avanti grazie ai risparmi, no? Il tipo deve essere stato particolarmente generoso, ti avr elargito una sommetta niente male.
Come presupponeva Naruse, alla notizia del suicidio di Hiroo, il mio capo si era spaventato e mi aveva chiesto di lasciare il lavoro a causa delle chiacchiere che giravano sul nostro conto. Questo era vero, lo ammetto. Ma non era assolutamente vero che noi due avessimo una storia e ci amassimo sul serio. S, c'era stato un momento in cui il demonio ci aveva tentati e ci eravamo cascati, ma avevamo conservato una buona lucidit ed eravamo giunti alla conclusione che non valeva la pena continuare, perch non si trattava di nulla di cos importante da mettere a repentaglio la vita di qualcuno. Purtroppo Hiroo aveva interpretato la faccenda diversamente e ne aveva fatto il motivo alla base del suo suicidio. E comunque non avevo deciso di lasciare il lavoro semplicemente perch me lo aveva chiesto il mio capo. Ma piuttosto perch avevo sperimentato sulla mia stessa pelle che nessun gruppo o organizzazione di persone, a causa di stupidi e assurdi preconcetti, era disposto a perdonare comportamenti scandalosi o presunti tali.  cos che va il mondo, non c' nulla da fare.
Dopotutto avevo ragione prosegu Naruse in tono trionfante, tuo marito si  tolto la vita perch voleva punirti. Tuttavia la sua esultanza dur lo spazio di pochi istanti, subito sostituita da un evidente rimorso, come dimostrava l'espressione di chiaro e amaro disgusto verso se stesso emersa sul suo viso.
E questo che diavolo c'entra con Yoko? gli chiesi molto pacatamente.
Niente replic sottovoce senza aggiungere altro, con aria di superiorit, come a voler sottolineare che la risposta era ovvia e scontata. Subito dopo lo colpii in pieno volto. Nell'istante in cui il mio pugno si infranse contro la sua mascella, avvertii un dolore lancinante propagarsi fino al polso. Ma provai una certa soddisfazione nel vedere gli occhiali cadergli dal naso. Lui, ammutolito e rinunciando a qualsiasi reazione, riusc ad afferrarli al volo all'altezza del petto.
Su, datti da fare, scopri tutto quello che vuoi su di me gli dissi, indicando tutt'intorno a mano aperta. Magari riuscirai a trovare cose che nemmeno io so di me stessa. Dai, forza, divertiti pure. E resta qui fino a quando ti pare, fai come se fossi a casa tua!. Mentre urlavo quell'ultima frase, gli lanciai contro il mio mazzo di chiavi e me ne andai sbattendo la porta.
Fuori sul pianerottolo, presa da una furia incontenibile, sferrai una serie di calci alla porta di casa. Udendo il fracasso, preoccupata, Julie sporse il capo dal suo appartamento e mi guard con occhi colmi di spavento.
Julie... sussurrai con un filo di voce. Poi andai da lei.
Nel vedermi entrare all'improvviso, Maria e Cynthia mi fissarono sconvolte. L'altra loro coinquilina, Isabela, non sembrava essere in casa.
Miro-chan, tutto bene? mi chiese Cynthia venendomi vicino con indosso solo la sua grande T-shirt verde. Nella sua voce e nei suoi occhi c'era un che di bassamente adulatorio, come se volesse farsi perdonare per aver aiutato Naruse a introdursi nel mio appartamento durante la mia assenza. Ma di quello non m'importava pi nulla, adesso erano altre le mie preoccupazioni.
Cynthia,  vero che sabato notte hai visto una donna venire qui? Per caso sai dirmi se si trattava di Usagawa Yoko, la scrittrice?.
S, s, l'ho vista, era lei!. Maria e Julie le diedero sostegno annuendo pi volte col capo. L'ho riconosciuta perch una volta al locale mi hanno mostrato il suo libro.
Dove  andata?.
Non lo so. Ha solo preso l'ascensore con noi.
S, s, noi siamo uscite prima e siamo entrate subito in casa! confermarono all'unisono Maria e Julie.
Com'era vestita?.
Era molto elegante.
S, s, aveva un bel vestito nero! dissero di nuovo in coro Maria e Julie.
Doveva trattarsi dell'abitino stile anni Settanta di cui aveva parlato anche il giovane cameriere del ristorante italiano. Dunque Yoko era stata prima al suo ufficio e poi si era diretta da me, ed era rimasta davanti alla mia porta?
Avete notato qualche altra cosa in particolare?.
Nothing! rispose stavolta solo Julie in tono cantilenante, storpiando la pronuncia di quella parola inglese, inclinando il capo da un lato.
La perla nera! url subito a ruota Maria, come se se ne fosse appena ricordata.
La collana col pendente di perla nera! Quel dettaglio mi permise di avere definitiva conferma che si trattava proprio di Yoko. Molto probabilmente, dopo aver lasciato il ristorante italiano, si era recata in ufficio, aveva lavorato per qualche ora e infine era venuta a Shinjuku Nichome. Ma perch era venuta? E soprattutto perch se n'era andata senza bussare alla mia porta?
Cynthia mi porse un bicchiere di Coca-Cola. Avevo una sete pazzesca, tutt'a un tratto mi ricordai di non avere neanche pranzato. Mandai gi la Coca-Cola in un solo sorso e, non appena le ragazze mi fecero cenno con la mano, mi avventai sui popcorn al centro della tavola.
Poi Julie, che non parlava molto bene il giapponese, indic il mio petto col dito e mim il gesto di cucire. Evidentemente aveva notato i bottoni mancanti della mia camicetta, saltati via quando poco prima Naruse mi aveva scaraventata sul letto e mi aveva mollato lo schiaffo. Mi fece segno di togliermi la camicetta e di passargliela, e io ubbidii molto volentieri, senza pensarci su due volte, sorridendole in segno di ringraziamento. Allora Cynthia, vedendomi in reggiseno, sgran gli occhi fingendosi sorpresa e mi allung una T-shirt rossa.
Nel mentre Julie, con mano esperta, lavorava con ago e filo, uscii sul balcone e, come faceva spesso Cynthia, provai a sporgere il busto oltre il pannello divisorio e gettai un'occhiata verso il mio appartamento prestando attenzione a non farmi vedere. Naruse, seduto di spalle sul bordo del letto, stava parlando con qualcuno al cellulare. Si era messo in contatto con Uesugi? Poco dopo interruppe la comunicazione, si alz in piedi e si avvi verso la porta d'ingresso. Tempo due o tre secondi e udii una porta sbattere rimbombando. Naruse doveva essersene andato. A ogni modo, in caso di necessit, avrei sempre potuto chiedere a Cynthia e alle altre di ospitarmi per una notte. Confortata da questo pensiero, ringraziai le ragazze e me ne tornai a casa.
Con mia grande sorpresa, Naruse aveva rimesso pi o meno tutto in ordine, comprese le chiavi che gli avevo lanciato contro, appoggiate ora su un angolo della scrivania. Mi avvicinai alla libreria e diedi un'occhiata alla cartellina in cui aveva frugato di nascosto. In cima c'erano le lettere che Hiroo mi aveva spedito per posta aerea dall'Indonesia. Forse era solo una mia impressione, ma le buste bianche bordate di rosso e di blu sembravano essersi leggermente ingiallite. Tirai fuori l'ultima lettera, spinta da un impulso irrefrenabile. Erano circa dieci mesi che non la leggevo.
Questa  la mia lettera d'addio, la risposta a ci che mi hai scritto l'ultima volta. Ripensandoci adesso, col senno di poi, forse sarebbe stato molto meglio se ci fossimo separati prima, il giorno stesso in cui mi dicesti di non voler venire con me a Giacarta. Da allora ho continuato a sperare che prima o poi mi avresti raggiunto, e intanto il tempo passava. Sono arrivate le vacanze estive, numerosi ponti festivi, il Capodanno, ma non  successo nulla. Davanti a noi, solo promesse infrante, simili a corpi senza vita. E poi, qualche giorno fa, la tua lettera, dopo mesi e mesi di attesa, mentre ero qui distrutto dalla stanchezza e dalla solitudine. Ma adesso basta aspettare, e soprattutto basta amare. Non mi resta altra scelta e ti dico chiaramente, ora e per sempre, che provo per te solo odio...
Lasciai che la lettera mi cadesse dalle mani. Provo per te solo odio... Mi fermavo sempre allo stesso punto, non riuscivo a proseguire nella lettura. Trassi un lungo sospiro, raccolsi la lettera da terra e la riposi con cura al suo posto.
1 Romanzo (in giapponese: Momotaro zamurai) di Yamate Kiichiro del 1946, ambientato nel periodo Edo (1600-1867) e incentrato su storie di samurai, dal quale sono stati tratti diversi film e serie televisive. (N.d.T.)

6.

La serata era tipicamente estiva, dopo lungo tempo soffiava un vento caldo e secco sulle persone di ritorno in silenzio dal lavoro. Il sole era calato gi da un po', ma la luce intensa del tramonto teneva ancora lontano il sopraggiungere del buio.
Procedendo verso l'incrocio di Iikura, il numero degli stranieri aumentava progressivamente. Bianchi, neri, iraniani e asiatici meridionali facevano capannello sui marciapiedi e ai bordi della strada. Alcuni in piedi, altri accoccolati sui talloni a fumare sigarette o marijuana. Qualcuno, in pantaloncini corti e larghi, avanzava lentamente sullo skateboard. Qualcun altro sonnecchiava per terra. Qualcun altro ancora beveva alcol o parlava di affari. Un gran numero di persone di ogni razza e nazione era impegnato a svolgere un gran numero di azioni diverse. Il Black Night Show era in programma esattamente da quelle parti, in fondo alla strada, presso un locale chiamato Candy.
Forse ero arrivata troppo presto. Mi misi in fila insieme a una decina di persone all'ingresso di un corridoio buio, davanti a un modesto banchetto che sembrava fungere da biglietteria. Subito prima di me c'erano due o tre ragazzine poco pi che adolescenti e altrettanti ragazzi delle superiori dai modi delicati. Questi ultimi, vestiti in modo casual, dovevano essere gay: si guardavano intensamente negli occhi mentre chiacchieravano e fumavano con gesti effeminati una sigaretta dopo l'altra. Invece alle mie spalle, mano nella mano, c'erano una donna dai capelli lunghi vestita completamente di nero con piercing al naso, al sopracciglio e al labbro superiore, oltre che alle orecchie, e un uomo con una lunga coda di cavallo e almeno cinque piercing per orecchio. Quella era l'unica coppia, decisamente originale e stravagante, poi c'era qualcun altro da solo, sia uomini che donne dall'aspetto abbastanza ordinario.
Lei ha dei piercing da qualche parte? mi chiese tutto serio il tizio seduto dietro al banchetto quando venne il mio turno e mentre tiravo fuori dalla borsa il portafogli.
Alle orecchie....
Solo alle orecchie?.
Perch me lo chiede?.
Per chi ha dei piercing, orecchie escluse rispose il tipo, portandosi i lunghissimi capelli dietro la schiena con un gesto consumato,  previsto uno sconto di mille yen. Per le signore in topless, lo sconto  di duemila yen.
Ah, no, no, io pago il biglietto intero dissi ridacchiando e porgendo tre banconote da mille yen. Finalmente capivo come mai Kawazoe avesse scritto a Yoko di presentarsi in topless.
Dopo la coppia dei piercing, si approssim al banchetto dei biglietti una ragazzina vestita come una bambola, con un abitino rosso, un nastro dello stesso colore nei capelli e un orsacchiotto di peluche in braccio. Preg il capellone di farle pagare solo mille yen, affermando di avere, oltre che al naso, un piercing in un posto del corpo che non poteva mostrare in pubblico. Le altre persone attesero tenacemente il loro turno in fila, gli occhi puntati sulla ragazzina nella speranza che si sbrigasse in fretta. Ah, mi scusi tanto, mi dispiace mi sentii dire a un certo punto da un ragazzo che mi aveva pestato involontariamente il piede, con una voce mortificata come se avesse commesso chiss quale peccato. Provai un certo disagio, l in mezzo a quei ragazzini timidi e sensibili ingabbiati nel loro mondo esclusivo.
In un angolo del banchetto c'era un quaderno riservato agli addetti ai lavori e agli accreditati, dove evidentemente veniva annotato il loro nome al momento dell'arrivo, e inoltre c'erano anche alcune copie in vendita dei libri di Kawazoe Katsura. Quello intitolato Memento mori l'avevo notato anche da Yoko. Ne acquistai una copia e provai ad aprire il quadernetto posto l accanto, con fare indifferente. Forse perch era ancora presto, erano stati segnati solo due o tre nomi, tra i quali ovviamente non c'era quello di Yoko.
Una volta dentro, presi posto abbastanza vicino al palco e, bench sapessi che non sarebbe servito a nulla, provai a guardarmi intorno alla ricerca di facce conosciute e della stessa Yoko.
Nel prezzo d'ingresso era incluso un drink, ma si trattava solo di una birra in lattina. I camerieri, tutti maschi e molto giovani, giravano per la sala con il vassoio in mano e con indosso un semplice perizoma. Erano molto belli, avevano un fisico perfetto: pelle soda, compatta e lucente, per nulla in eccesso, e forme pressappoco statuarie. Senza sorridere, senza dire una minima parola, servivano i clienti in assoluto silenzio, con calma olimpica. Anche i loro movimenti erano eleganti e leggiadri. Mentre li osservavo, mi venne in mente che Yoko aveva un debole per i ragazzi giovani e belli.
La Yoko che conoscevo io era una donna estremamente indipendente. Prima di incontrare Naruse aveva avuto diversi partner e di certo aveva saputo goderseli. Si trattava puntualmente di ragazzi pi giovani di lei che non si erano ancora fatti strada nella vita. Il redattore di una casa editrice appena laureato, un illustratore alle prime armi, uno studente universitario che viveva nell'alloggio accanto al suo nel palazzo dove abitava in precedenza, e addirittura un liceale mezzo giapponese e mezzo francese. Ma a un certo punto li aveva messi tutti da parte. Un giorno venne da me e mi disse, in un tono perentorio che non ammetteva repliche: Mi sono innamorata di Naruse. Tutti gli altri non contano, di loro non m'importa. Amare un uomo adulto e maturo  tutta un'altra storia.
Tuttavia mi accorsi subito che i conti non tornavano. Guarda caso, Yoko aveva deciso di imprimere una nuova direzione alle sue abitudini sentimentali proprio quando i suoi libri avevano cominciato a essere pubblicati. Naruse, secondo me, c'entrava poco o nulla in quella svolta, o comunque non quanto la sua carriera di scrittrice. Il suo esordio fu qualcosa di davvero sensazionale. Nel primo libro, a parte il contenuto tutt'altro che convenzionale, Yoko aveva inserito diverse fotografie che la ritraevano in versione bondage, mentre si faceva frustare o con la cera delle candele che le colava sui capezzoli. Si era fatta conoscere destando scalpore, grazie a quel libro in cui raccontava la sua esperienza diretta. Tuttavia era evidente che un'immagine personale eccessivamente sexy e fetish avrebbe rischiato di influire negativamente sulla sua carriera futura, forse compromettendola per sempre. In poche parole, Yoko temeva di essere etichettata in un certo modo, di essere marchiata in eterno. Ed ecco che allora aveva deciso di mettere ordine nella sua vita privata. Si era sbarazzata dei suoi numerosi e giovanissimi boyfriend e aveva cominciato a recitare la parte della donna matura e single. Il lavoro prima di tutto, anche se dietro le quinte si nascondeva un amore segreto. Davanti alle telecamere e ai fotografi stava sempre attenta a esibire un look da donna impegnata, con i capelli legati ordinatamente sulla nuca e un maquillage molto leggero. Yoko era una vera calcolatrice, non lasciava nulla al caso ed era capace di giudicare se stessa come nessun'altra donna al mondo.
Lo show ebbe inizio all'improvviso, cogliendomi di sorpresa. Non fu dato nessun annuncio. Prima che le luci si spegnessero del tutto, nella sala prese a risuonare a pieno volume un pezzo di musica house e sul piccolo palco fece il suo ingresso una giovane donna molto bella, con indosso solo un reggiseno e delle culottes in lattice nero lucidi e aderenti. Aveva le labbra truccate di rosso fuoco e una linea di eyeliner ben definita sugli occhi in stile un po' rtro. I suoi lunghi capelli erano legati in una coda di cavallo molto alta. Con un frustino stretto in una mano, cominci a danzare languidamente.
Il pubblico, che adesso contava un'ottantina di spettatori, sembrava essere attratto soprattutto dalle lunghe gambe della ballerina e dal suo sottile bacino, che si intravedeva perfettamente al di sotto delle culottes di lattice nero, pi che dai suoi movimenti sinuosi. Ma proprio quando sembrava dovesse accadere qualcosa di eclatante, approfittando di un momento di pausa della musica, la ballerina sgattaiol nel backstage. Il suo viso non mi era nuovo, forse l'avevo vista in qualche rivista o chiss dove. Provai a spremermi le meningi, nel vano tentativo di ricordare chi potesse essere. Mentre riflettevo, un po' contrariata perch non mi veniva in mente nulla, inizi uno striptease. Un'altra donna, giovane e bella e con un trucco all'antica, entr in scena e prese a muoversi flessuosamente, facendo ondeggiare piano il corpo. Indossava un vestitino nero e un boa di piume di struzzo che agitava all'unisono con i suoi movimenti. Intanto la musica house aveva ceduto il passo a un noto successo di Vanessa Paradis. La donna sul palco, senza lasciar trapelare nemmeno un filo di partecipazione, si liber di un indumento dopo l'altro. Non esib un sorriso neppure quando si sbarazz del reggiseno e mostr le sue mammelle grandi e sode, sembrava una bambola rotta. Alla fine, dopo che si fu sfilata di dosso il piccolo tanga a farfalla e si fu coperta abilmente le parti intime con il boa, fece un inchino abbassando la testa e si ritir dietro le quinte. Il pubblico, tra cui c'erano molte ragazze, sembrava piuttosto freddo e assente. Negli occhi e nella reazione degli spettatori non erano presenti emozioni forti, non c'erano passione o vivo desiderio. C'era per qualcosa che lasciava intendere che pi o meno tutti fossero venuti perch si attendevano di assistere a qualcosa di raro e sorprendente, forse persino un po' spaventoso. Come era ovvio che fosse, considerato il posto, tra il pubblico c'erano anche alcuni uomini occidentali, i quali lanciavano frequenti sguardi sprezzanti in direzione dei giovani giapponesi dal look stravagante.
A seguire, fu la volta di uno strip maschile. Un ragazzo con indosso una giacca e le mani infilate nelle tasche dei pantaloni avanz verso il centro del palco e inizi a ballare con la massima naturalezza, senza nemmeno beneficiare del classico fascio di luce conico. Dava l'idea di essersi messo ad ascoltare musica a casa sua e che si fosse lasciato trascinare a poco a poco dal ritmo. Tuttavia, a differenza della donna di prima, si spogliava in un modo molto pi coinvolgente e sensuale. Si liber della giacca quasi come se qualcuno gliel'avesse strappata di dosso, si sbotton la camicia partendo dal basso, lentamente, si abbass i pantaloni un po' alla volta, come se si facesse pregare, e lanci via i calzini quasi si trattasse di cartacce sporche. Quando addosso gli fu rimasto solo un perizoma dai colori dell'arcobaleno, prese a muovere il bacino avanti e indietro a un ritmo indiavolato, lanciandosi in una danza sfrenata. Sembrava quasi che con la sua performance volesse far dimenticare e surclassare il numero poco trascinante della donna che lo aveva preceduto.
Tocc poi a un secondo ragazzo, apparso in scena gi completamente nudo e con il corpo costellato di piercing. Gli anelli alle orecchie e quelli ai capezzoli erano collegati tramite diverse catenelle, cos come erano collegati, in modo decisamente precario, l'anello all'ombelico e quello al pene. A parte la sorpresa iniziale, osservare quel tipo danzare mi diede presto una certa noia, pertanto rivolsi la mia attenzione verso gli spettatori in sala. Ero circondata da facce completamente sconosciute, mai viste in vita mia. La prima e bellissima danzatrice che avevo visto esibirsi rappresentava l'unica possibile eccezione.
A un certo punto, senza accorgermene, mi ero appisolata. Mi risvegliai al suono di un grido smorzato a pi voci, che riecheggi da un angolo all'altro della sala. Le esibizioni dal vivo sembravano essere giunte al termine, adesso in mezzo al palco campeggiava uno schermo sul quale venivano proiettate immagini in bianco e nero. Non appena mi resi conto di cosa si trattava, mi si blocc il fiato in gola: un cadavere nudo, disteso orizzontalmente al centro dello schermo!
Quel corpo esanime apparteneva a una donna bianca di giovane et ed era adagiato su una sorta di tavolo operatorio d'acciaio. Una persona con indosso un camice bianco e le mani avvolte in sottili guanti di lattice entra di spalle nel campo di ripresa e si avvicina al tavolo. La macchina stringe sulle mani guantate, che sollevano agilmente le palpebre della donna. Due pupille nere prive di qualsiasi luce dominano lo schermo. Tutto lasciava intendere che stesse per avere luogo un'autopsia. Nel rendermene conto, mi sentii scuotere da un brivido e mi strinsi nelle mie stesse braccia. Quel tavolo d'acciaio mi ricordava qualcosa di molto triste e spiacevole.
Di colpo la mano guantata impugna un grosso e affilatissimo coltello da cucina e taglia una palpebra, lasciando sporgere fuori il bulbo oculare. In quel preciso istante si lev dalla sala un grido di orrore. Si ud anche il clamore indistinto di voci maschili. Ero inorridita, mi sembrava di sentire tutti coloro che mi stavano intorno deglutire di continuo.
La mano scivola verso il basso e con fare esperto discosta le labbra della vagina della donna. Non potei fare a meno di distogliere lo sguardo per qualche istante, poi diressi di nuovo gli occhi verso lo schermo, timorosamente, pronta a voltarmi da un lato. La mano aveva impugnato ancora una volta il coltello da cucina. No, basta! urlai dentro di me. Nemmeno il tempo di pensarlo, la punta del coltello penetra nella coscia sinistra della donna e scorre gi fino alla caviglia, disegnando una linea dritta. Sotto la pelle, squarciata in profondit, si distingue uno spesso strato di adipe biancastro e, pi in basso, la massa carnosa rosso bruno. Dalla platea si alz un nuovo urlo di terrore. Stavo male, sentivo la nausea salire. Allora mi sventolai forte con il volantino che stringevo in mano, ripetendo a me stessa che in fondo si trattava solo di un video.
La mano guantata  terribilmente veloce e precisa. Punta il coltello giusto sopra l'orecchio e incide tracciando una circonferenza perfetta tutt'intorno al capo. Quasi si trattasse di una parrucca, i capelli e l'epidermide sottostante vengono via con una facilit sconcertante. Si vedono chiaramente le ossa del cranio. Incapace di continuare a guardare, abbassai definitivamente lo sguardo e cominciai a ricordare... L'odore di quel giorno a Giacarta. Quell'odore unico e inconfondibile di fiori misto a qualcosa di marcio. Ed era forse proprio quel tanfo putrido a inquietarmi pi di ogni altra cosa. La salma di Hiroo era posta su un tavolo d'acciaio, irrigidita e congelata, eppure continuava a emanare un lieve odore putrescente. Un odore che mi  rimasto dentro e che non dimenticher per tutta la vita... Mi mancava l'aria, mi sentivo svenire, allora ripresi a farmi vento pi forte che potevo, stavolta con le mani. Quasi senza volerlo, guardai lo schermo con la coda dell'occhio. La mano guantata  ancora l, adesso incide il cadavere dalla base della gola fino al centro dell'addome con un gesto da manuale, in una frazione di secondo. La lacerazione  profonda, i lembi della pelle si aprono, le budella emergono come se volessero fuoriuscire. Mi piegai in due tenendomi lo stomaco, mi tremavano le gambe. Tutto bene? mi chiese di colpo qualcuno sorreggendomi da dietro. Era un uomo. Naruse! Era arrivato chiss quando, senza farsi notare. Colma di stupore, sollevai lo sguardo e lui mi aiut a tirarmi su stringendomi tra le sue braccia possenti.
Mi  venuta una nausea tremenda... gli dissi, parlando con difficolt.
Forse  meglio uscire a prendere una boccata d'aria propose lui, cingendomi la schiena con un braccio e facendosi largo tra gli spettatori, tutti con lo sguardo fisso al video dell'autopsia come ipnotizzati. Raggiungemmo l'andito d'ingresso, dove c'erano solo due o tre persone, qualcuna intenta ad acquistare un drink al piccolo bar, l in un angolo, e qualcun'altra diretta alla toilette. Senza pensarci su due volte, mi sedetti sul pavimento. Cominciai a sentirmi subito meglio, respirando l'aria fresca che entrava dall'esterno.
Vuoi bere qualcosa? mi chiese in tono gentile Naruse, inginocchiatosi al mio fianco.
No, grazie risposi fissandolo in viso. Ti sei calmato, eh? Mi hai detto un sacco di cose terribili.
Ti chiedo scusa, mi sono comportato da idiota. Ho perso completamente il controllo mi disse in tutta onest. Ero un po' fuori di me perch ero convinto che mi stessi mentendo.
Solo un po'? ribattei sorridendo sarcastica. Nessuno mi aveva mai trattata in quel modo, urlandomi tutte quelle cattiverie.
Mi dispiace, non posso negare di averti detto certe cose, n posso cancellarle con un colpo di spugna, ma ti assicuro che in quel momento non ero io sussurr a bassa voce, con un'espressione mite e sincera in volto. Te lo ripeto, ero fuori di me perch credevo che volessi fregarmi. Ho sbagliato, ti ho giudicato male e avevo pensato di ferirti con le parole.  stato un comportamento puerile, lo so, ma ti chiedo di perdonarmi, per favore. A meno che tu non sia una di quelle donne che non concedono mai una seconda possibilit.
Non sapevo cosa pensare, e soprattutto non sapevo cosa fare. Le parole di Naruse mi avevano presa in contropiede, non mi sarei mai aspettata un simile dietro-front da parte sua, ormai lo ritenevo un uomo vile e spregevole. E comunque, se anche avessi deciso di perdonarlo seduta stante, le cose che mi aveva detto mi sarebbero rimaste dentro per un bel pezzo. Peccato che il perdono non serva a cancellare i brutti ricordi. Pi che perdonarlo, in quell'istante avrei preferito di gran lunga eliminare con un semplice clic i brutti momenti a casa mia.
Mmh, chiss risposi evasivamente. Allora lui, forse perch riteneva che gli avessi gi concesso il mio perdono, mi si sedette accanto e mi sorrise.
Ti prometto che oggi andr via, non star pi da te mi disse senza smettere di sorridermi. Nell'udire quella frase, mi sentii il viso distendersi in un'espressione di puro sollievo. Quelle parole rappresentavano la conferma definitiva che non aveva trovato nessuna prova contro di me.
E adesso che si fa? gli chiesi.
Gi, e adesso che si fa? ripet lui voltandosi da un lato, lo sguardo perduto nel vuoto. In tutta franchezza, non so proprio come e da dove ricominciare.
Mi vennero in mente la lettera di Kawazoe e il quaderno della contabilit di Yoko: Naruse non era al corrente della loro esistenza, non gli avevo detto niente. Mi sentivo strana, insicura, anch'io come di fronte a un punto morto.
A proposito, Kimishima non ti dar pi fastidio aggiunse. Oggi, quando sei andata via, gli ho telefonato e gli ho detto di non farsi pi vivo.
Ma sei nella posizione di fare una cosa del genere? Voglio dire, sei sicuro che ti dar ascolto?.
S, credo di s.
Domani  gi mercoled. Abbiamo solo altri tre giorni fino a sabato... dissi contando sulle dita, terrorizzata nel constatare cos in concreto che il tempo a nostra disposizione era pochissimo. Eravamo inchiodati al punto di partenza e non sapevamo in quale direzione muoverci.
Mentre riflettevo disperata, dalla sala riecheggi un applauso fragoroso.
Forse sta per iniziare qualcosa dissi a Naruse.
Andiamo a vedere? mi propose lui, dirigendo uno sguardo incuriosito verso la sala.
Al centro del palco c'era una donna dai capelli corti con indosso un vestitino con zip sul davanti. Al suo fianco, con mia grande sorpresa, c'era la coppia con i piercing che si era messa in fila dietro di me all'ingresso.
Chiss cosa faranno adesso dissi guardandomi intorno. Del posto dov'ero stata seduta fino a poco prima si era gi impadronito qualcun altro. Io e Naruse, fianco a fianco, ci mettemmo ad assistere allo spettacolo dal fondo della sala, in piedi insieme ad altri spettatori.
Il tipo con la coda di cavallo apr una borsa nera, tir fuori qualcosa che sembrava essere un ago e prese a disinfettarlo. Con ogni probabilit si apprestava a eseguire un piercing. La sua compagna, tutta vestita di nero e con il viso cosparso di piercing di ogni tipo e dimensione, sembrava destinata a fungere da assistente e da esempio vivente. Intanto la donna dai capelli corti si era messa distesa supina su un lettino e si era tirata gi la lampo del vestito. Il piercer e la sua assistente le si avvicinarono e si chinarono su di lei, concentrati a fare qualcosa. In sala si levarono inequivocabili grida di protesta: Non si vede niente!, Spostatevi!, ma i due, intenti a compiere il loro lavoro, non si mossero di un solo millimetro. Entro breve tempo, l'opera fu ultimata e la donna si alz dal lettino e venne avanti mostrando rapidamente la pancia.
Sei riuscito a vedere che cosa le hanno fatto? provai a chiedere a Naruse, ben pi alto di me.
Niente, le hanno solo applicato un piercing all'ombelico mi rispose annoiato.
E questo  tutto? ribattei un po' delusa. Per quanto tempo ancora dovevo restare l dentro ad assistere a quell'insulso show? Cominciavo ad averne le tasche piene, ero sempre pi impaziente. Perch Yoko ci teneva cos tanto a vedere quello stupido spettacolo? Eppure mi aveva detto che c'era una cosa che la intrigava molto. Nemmeno il tempo di finire di pensarlo e Naruse mi diede di gomito per richiamare la mia attenzione.
Che succede?.
Guarda l mi fece, indicando il palco. Mi alzai sulle punte pi che potevo e guardai di fronte a me. Non ci potevo credere: al centro della scena c'era Kobayashi Yukari!
Era proprio lei, Yukari, tutta sorridente, con il trucco pi marcato del solito e i capelli sciolti e ondulati. Indossava solo un paio di jeans, sopra era completamente nuda. I suoi seni erano piccoli, ma ben fatti e rivolti all'ins. Aveva le spalle belle dritte e un fisico asciutto che esaltava al meglio la sua giovane et. A colpirmi in misura maggiore e a lasciarmi incantata, pi che il trucco pesante, il sorriso e la sua impreparazione nei confronti di un ruolo di quel tipo, era il fatto che Yukari nell'insieme emanava un fascino unico e irresistibile da tutto il corpo e da ogni suo atteggiamento.
Il piercer dalla lunga coda di cavallo le si avvicin e la invit a prendere posto sulla sedia al centro del palco. Poi, con un gesto improvviso, le strinse il capezzolo roseo ed eretto tra le dita. Yukari corrug solo per un attimo la fronte, continuando ad apparire molto sexy. L'assistente porse al piercer un batuffolo di ovatta imbevuto di disinfettante, con il quale l'uomo terse il capezzolo e la parte circostante.
Ah,  freddo! esclam Yukari con una vocina timida e acuta che risuon fino in fondo alla sala. Era evidente che stavano per praticarle un piercing al capezzolo.
Far male? mi venne da chiedermi ad alta voce. Al che Naruse mi guard solo per un attimo e continu a fissare il palco in silenzio tenendo le braccia conserte. Il piercer si mise in ginocchio davanti a Yukari e le perfor il capezzolo orizzontalmente, senza difficolt, con un ago abbastanza grosso e spesso. Dal pubblico si lev un breve e fievole grido, ma Yukari sembrava tranquilla, se non addirittura imperturbabile.
Tutto bene? Fa male? le chiese il piercer sollevando il capo. Yukari rispose qualcosa a bassa voce, probabilmente: No, nessun problema, almeno a giudicare dalla lettura del labiale. Al posto dell'ago, le fu poi inserita una barretta metallica grossomodo delle stesse dimensioni, alle cui estremit erano sospesi due piccoli anelli. Ci era voluto pochissimo tempo, il piercing al capezzolo sinistro di Yukari era completo. Il pubblico aveva assistito all'esecuzione col fiato sospeso, ma adesso, anche perch Yukari appariva estremamente rilassata, i pi commentavano pronunciando frasi del tipo: Non  stato niente di speciale, pensavo chiss che cosa.
Dopo aver tirato un sospiro di sollievo, senza accorgermene e credendo di parlare solo nella mia mente, bisbigliai a bassa voce: Dunque era questa la cosa alla quale Yoko si riferiva. Voleva venire a tutti i costi per vedere Yukari!.
Dove e quando te lo avrebbe detto? mi chiese seccamente Naruse, voltandosi dalla mia parte con aria meravigliata. Mi diede un gran fastidio, sembrava che avesse ricominciato a dubitare di me.
Al telefono, subito prima di inviarmi il volantino via fax.
Ah....
Non sapevo che stasera si sarebbe esibita anche Yukari, non me l'aveva detto.
Chiss che cos'ha nella testa quella ragazza,  molto strana comment Naruse in tono sdegnoso, fissando Yukari sul palco. Dopo di che fece vagare lo sguardo intorno e aggiunse: Questa gente proprio non la capisco.
 vero, hai ragione concordai io.
In effetti, da Uesugi, Yukari era terrorizzata e sembrava sul punto di scoppiare in lacrime, e invece in quel locale si era presentata in pubblico mezza nuda e si era lasciata praticare un piercing al capezzolo come fosse la cosa pi normale di questo mondo. E in pi, quando si era accorta che in sala c'era un ragazzo con l'obiettivo della macchina fotografica puntato verso il palcoscenico, non aveva esitato a sorridergli e a fare il segno di vittoria sollevando l'indice e il medio.
Al termine di una breve pausa, il piercer si riavvicin a Yukari e prese a disinfettarle il capezzolo destro. Wow, gliene fanno un altro! mormor una ragazza, in piedi giusto davanti a me, all'orecchio dell'amica, la quale rispose: Cavolo, dicono che il nipple piercing faccia molto male!. Il piercer, di nuovo con mano ferma ed esperta, infilz da parte a parte il capezzolo destro di Yukari utilizzando lo stesso ago. Stavolta, per, la reazione di Yukari fu decisamente diversa.
Ahi, fa male! grid, distorcendo il viso in una smorfia di dolore. Mi fa male! Mi fa male! ripet disperata a voce ancora pi alta.
L'assistente si precipit al suo fianco visibilmente preoccupata, mentre il piercer si ferm per qualche istante e scrut Yukari in volto.
No, basta, mi fa troppo male! continu a gridare con la faccia stravolta, serrando forte gli occhi nel tentativo di sopportare il dolore. Intanto la sala era sprofondata nel silenzio. Il piercer riprese il suo lavoro e, con una rapidit perfino maggiore rispetto a prima, complet subito l'opera. Con la schiena abbandonata contro la spalliera della sedia, Yukari biascic in modo sommesso: Non mi sento bene....
Non preoccuparti, hai solo bisogno di stenderti un po' le disse l'uomo, mentre l'assistente l'aiutava ad alzarsi e l'accompagnava verso il lettino dove in precedenza era stata distesa la donna dai capelli corti. Nel frattempo, con fare molto professionale e sbrigativo, il piercer mise via i suoi strumenti e li ripose nella borsa nera. Quindi, senza nemmeno assicurarsi che Yukari stesse meglio, lasci in fretta il palco insieme alla compagna. La dimostrazione di piercing sembrava essere giunta al termine. Incredibile ma vero, nessuno si decideva a prendersi cura di Yukari, abbandonata su quel misero lettino a seno nudo e sul punto di svenire.
Andiamo a vedere che cos'ha proposi a Naruse, provando come al solito pena per Yukari.
No, aspetta rispose lui, trattenendomi per un braccio.
Ma....
Guarda un po' l.
Seguii con gli occhi la direzione indicata dal suo dito e, da un lato del palco, vidi avanzare a passo veloce Fujimura. Aveva con s un grande asciugamano, che sistem alla meno peggio intorno al busto di Yukari. Poi la aiut ad alzarsi dal lettino e, sorreggendola per le spalle, la condusse dietro le quinte. Dunque Fujimura si occupava anche dell'organizzazione di quel tipo di eventi, adesso si spiegava come mai Yukari era apparsa in scena. Questo significava inoltre che tra i due doveva esistere un legame molto forte, che andava ben al di l del fatto che lei fosse una dipendente di Yoko. In quel momento mi rimbombava nella mente il tono di voce di Yukari mentre parlava al telefono con Fujimura.
Ci fu un intervallo di dieci o quindici minuti. Bevvi una birra in lattina e ne approfittai per andare alla toilette al piano superiore. E l mi imbattei in Yukari. Era pallidissima, aveva un cardigan nero sulle spalle, direttamente sulla pelle nuda.
Yukari! la chiamai.
Miro, che paura! replic lei facendo una faccia spaventata, quasi come se avesse visto un fantasma. Che cosa ci fai qui? Hai visto tutto?.
S... Come ti senti? Hai sentito molto dolore?.
Qui  stato terribile rispose, accostando piano la mano al seno destro.
Ti fa ancora molto male?.
Purtroppo s. Ho provato a chiedere a un paio di persone e mi hanno detto che, se sei sfortunata, il problema si pu trascinare anche per circa un anno. Pu fare infezione, e allora sono guai. Avrebbero dovuto dirmelo prima, accidenti!.
Era visibilmente scossa. Distolse lo sguardo e inger alcune compresse che teneva nel palmo della mano. Probabilmente si trattava di un antisettico o di un analgesico, o forse anche di entrambi.
Non preoccuparti, ti rimetterai subito in sesto, sei giovane. Per non sapevo che ti piacesse questo genere di cose le dissi con l'intento di estorcerle qualche informazione. Lei diresse lo sguardo verso lo specchio, assumendo un'espressione un po' guardinga. Forse  stata Yoko a influenzarti?.
S, sicuramente c'entra anche lei. Per... di solito la signora Usagawa non si spinge mai oltre un certo limite replic in un tono che rivelava un certo disprezzo. Probabilmente voleva dire che Yoko frequentava quel mondo senza farne parte per davvero, limitandosi pi che altro a vestirsi in un certo modo e a partecipare a eventi ben poco estremi. Poi, stavolta in un tono serio e maturo, aggiunse: La signora Usagawa  molto brava a individuare in anticipo le cose destinate a fare tendenza.
Uhm, forse hai ragione... A proposito, l'hai sentita? Hai avuto sue notizie?.
No, niente di niente rispose seccamente, senza guardarmi negli occhi e mettendo un punto fermo alla nostra conversazione.
Di ritorno dalla toilette, trovai Naruse appoggiato alla parete in prossimit del piccolo bar nell'andito d'ingresso, birra in mano e intento a leggere il libro di Kawazoe Katsura che avevo comprato quando ero arrivata al locale.
Hai gi dato un'occhiata a questo libro? mi disse sollevando lo sguardo.
No, perch?.
 pieno di foto come queste mi fece, volgendo il volume verso di me e sfogliandolo lentamente. Nel vedere quelle immagini non provai alcun orrore, ma mi ritorn il cattivo umore. Si trattava di una sorta di raccolta fotografica di cadaveri di persone decedute per cause accidentali. Non ti danno il voltastomaco? insistette, storcendo le labbra in una smorfia.
No, in fondo si tratta solo di corpi senza vita.
Per prima ti sei sentita male, o sbaglio?.
S, ma.... Mi interruppi ed evitai di dire che il mio malore era stato causato pi che altro dal ricordo di un evento passato.
Naruse, forse avendo intuito qualcosa, si limit ad annuire con un cenno del capo e cambi bruscamente argomento. Secondo te mi chiese, Yoko ha tendenze masochistiche?.
La domanda mi colse alla sprovvista, non ci avevo mai pensato. A Yoko piacevano molto gli spettacoli BDSM, andava spesso a vederli e scriveva indubbiamente libri su quel particolare mondo, ma non mi era mai venuto in mente che potesse farlo perch aveva lei stessa certi gusti e tendenze. Dentro di me, senza mai farne parola con la diretta interessata, ero sempre giunta alle stesse identiche conclusioni di Yukari. A dirla tutta, ero fermamente convinta che Yoko agisse secondo principi del tutto utilitaristici, ovvero scegliendo l'argomento dei suoi libri in base alla vendibilit, dopo aver condotto accurate ricerche sui fenomeni di potenziale successo. In fondo la consideravo una scrittrice in possesso di quel particolare fiuto giornalistico che, in senso buono, permette di realizzare grandi scoop. E comunque non mi aveva mai parlato delle sue preferenze in fatto di sesso.
Non credo risposi, dopo averci pensato su. Ma questa  una cosa che tu dovresti sapere meglio di chiunque altro....
Con me era assolutamente normale replic lui, alzando le spalle. Per, visto che le piaceva certa roba strana, mi viene il dubbio che la vera Yoko non fosse quella che conoscevo io....
Naruse abbozz un sorrisetto timido e chiuse rumorosamente il libro di Kawazoe, Memento mori. Le sue ultime parole mi si erano conficcate nel petto, in profondit: Mi viene il dubbio che la vera Yoko non fosse quella che conoscevo io...
Tutt'a un tratto dalla sala udimmo risuonare un caloroso applauso e grida esultanti. Con passo lento, chinando garbatamente il capo in segno di saluto, Kawazoe Katsura stava facendo il suo ingresso in scena.
Buonasera miei cari esord in tono ossequioso e gentile. Vi ringrazio con tutto il cuore per essere venuti, nonostante il gran caldo di oggi. Indossava un'ampia camicia bianca con un fiocco dello stesso colore all'altezza del petto. In mano stringeva un violino. Quella breve frase di saluto era bastata a far sprofondare la sala in un silenzio religioso. Evidentemente quell'uomo possedeva il tipo di carisma e di energia di cui sono provvisti solo coloro che sono abituati a frequentare un mondo di tenebre, dove pochi possono osare avventurarsi. Dunque prosegu, il brano che vado a eseguire vorrei dedicarlo a una donna bellissima, che io stimo e amo molto: Usagawa Yoko! Yoko-san,  qui in sala? chiese dal palco, illuminato dalla luce dei proiettori, tendendo una mano in avanti come se cercasse tra il pubblico immerso nella penombra. Al che gli spettatori, evidentemente sconcertati, presero a guardarsi gli uni gli altri e a rumoreggiare piano. Avendo letto di nascosto la lettera di Kawazoe, non mi sorpresi pi di tanto nel sentir pronunciare il nome di Yoko, ma Naruse fece una faccia allibita e mi lanci uno sguardo a dir poco perplesso. Perdonatemi per aver chiamato il nome di una mia conoscente da quass continu Kawazoe, parlando lentamente e scandendo bene le parole, vi chiedo umilmente scusa. Allora, veniamo a noi: questa stagione delle piogge, cos triste e cupa,  una stagione che mette a questo mio caro violino tanta voglia di piangere. Lui  nato in Italia ed era abituato a respirare il venticello fresco e secco del Mediterraneo. Qui da noi, ora che la pioggia cade incessantemente giorno dopo giorno, questi poveri strumenti respirano male, i loro pori invisibili si otturano e non si riesce a trarne il suono desiderato. Tuttavia oggi, per nostra fortuna, il cielo  alto e terso e l'umidit sembra essere scemata. Forse anche il cielo ha voluto offrire in regalo questo bel tempo alla splendida Yoko-san... Mi sto dilungando oltre il dovuto, scusatemi di nuovo, adesso  venuto il momento di suonare. E mentre io eseguir il mio brano, su questo palco danzer un bellissimo cadavere.
Kawazoe, con la schiena ben dritta, prese posto sulla sedia dove prima era stata seduta Yukari. Subito dopo, come fosse sbucata fuori dal nulla, giunse sul palco una giovane donna a piedi nudi e con indosso una veste bianca simile alla tunica in cui si  soliti avvolgere la salma del defunto durante il rito funebre buddhista. La ragazza avanz al centro della scena e si profuse in un soffice e aggraziato inchino. Di profilo assomigliava a Yoko: sussultai sul posto e mi alzai sulle punte dei piedi nel tentativo di vedere meglio. No, mi ero sbagliata, non era lei.
Assorto come se fosse caduto in trance e avesse quasi smesso di respirare, Kawazoe inizi a far scivolare l'archetto sulle corde del suo strumento e il suono intenso e vibrante del violino riemp la sala squarciando l'aria. Si trattava di un incantevole tango che non avevo mai ascoltato prima di allora. Tuttavia, non appena il bellissimo cadavere prese a danzare e a muovere con estrema grazia le sue lunghe e affusolate membra, la musica mi apparve incredibilmente impudica e lasciva.
Forse perch aveva percepito il mio sguardo stupito, Naruse si chin alla mia altezza e mi sussurr all'orecchio: Questa  l'Havanaise di Saint-Sans.
Il programma dello spettacolo non sembrava destinato a esaurirsi con l'esibizione di Kawazoe. Al termine della sua performance, una voce alle mie spalle disse in tono eccitato: Adesso viene il bello, bevono la pip!.
No, davvero? rispose una seconda voce.
S! Pare che sul palco ci saranno un uomo e una donna: lei far la pip e lui la berr!.
Andiamo via mi esort Naruse spingendomi piano verso l'uscita non appena ebbe ascoltato quello stralcio di conversazione. Mi mostrai pienamente d'accordo, non valeva la pena perdere un solo istante di pi in quel posto.
Per gli proposi ripensandoci, forse ci conviene scambiare almeno due parole con Kawazoe.
S, hai ragione. Ha fatto il nome di Yoko, potrebbe sapere qualcosa concord lui, annuendo e inclinando pensieroso il capo da un lato. Ci avvicinammo al banchetto all'entrata e chiedemmo al tizio l seduto se fosse possibile incontrare Kawazoe, al che quello ci condusse senza problemi ai camerini. Percorremmo alle sue spalle l'intero ingresso e proseguimmo oltre una porta che recava la scritta: Riservato al personale. In fondo a uno stretto corridoio ci ritrovammo davanti a due porte identiche, su una delle quali era stato attaccato un foglio con su scritto: Sig. Kawazoe Katsura.
Prego,  l dentro ci disse il tizio del banchetto prima di andarsene, indicando la porta con il nome di Kawazoe.
Bussammo e ci rispose subito una voce cordiale e gentile: Avanti, la porta  aperta.
Permesso... bisbigliammo all'unisono io e Naruse.
Seduti su un divano a chiacchierare, c'erano Kawazoe e la ballerina cadavere. Quest'ultima, vedendoci entrare, and via a capo chino, sentendosi evidentemente di troppo.
Piacere di conoscerla esordii, noi siamo amici di Yoko. Lui  Naruse, io mi chiamo Murano.
Kawazoe dimostrava un'et tra i cinquantacinque e i sessant'anni ed era piccolo di statura. Ci guardava sorridendo bonariamente, passandosi la mano tra i capelli appena un po' radi, ma i suoi occhi emanavano una luce incredibilmente viva e penetrante.
Il piacere  tutto mio rispose alzandosi in piedi. E grazie infinite per essere venuti.
Naruse gli porse il biglietto da visita. Allora Kawazoe prese il suo elegante borsello, tir fuori due splendidi e raffinati biglietti da visita scritti a pennello e ne allung uno a lui e l'altro a me.
Yoko non  venuta? ci chiese, parlando lentamente.
Purtroppo no rispose Naruse.  da sabato sera che non abbiamo pi notizie di lei.
Sabato? Che strano... replic Kawazoe, abbassando lo sguardo con espressione meditabonda. Mi aveva telefonato assicurandomi che sarebbe venuta. Speravo tanto di rivederla, dopo tanto tempo, peccato.
 la stessa cosa che aveva detto anche a me dissi. Mi aveva anche inviato il volantino dello show via fax.
Le sar capitato qualcosa? chiese Kawazoe con occhi di colpo pieni di ansia e paura.
Non lo sappiamo rispose Naruse dopo che ci fummo scambiati un rapido sguardo d'intesa. La stiamo cercando, ma finora non siamo riusciti a scoprire nulla.
Come era lecito attendersi, aveva preferito non menzionare nemmeno la questione dei soldi. Tuttavia ebbi l'impressione che avesse intuito, chiss come, che Kawazoe era convinto che Yoko potesse essere rimasta coinvolta in qualche brutta faccenda.
E gi ribatt Kawazoe con un'espressione vacua, gli occhi assenti, mettersi da soli sulle tracce di qualcuno  tutt'altro che un'impresa facile.
Mi scusi se glielo chiedo mi inserii di nuovo, rompendo gli indugi, ma oggi Yoko doveva venire qui per parlarle di qualcosa in particolare?.
No, affatto rispose lui, scuotendo il capo con decisione. Voleva solo essere un'occasione per rivederci. Non c'era nessun altro motivo.
Non  che per caso al telefono le ha accennato qualcosa a proposito del libro che stava scrivendo?.
No, non mi ha detto niente, non ne so assolutamente nulla.
Kawazoe si ammutol e non aggiunse altro. Il camerino rimase avvolto nel silenzio, la conversazione si era interrotta all'improvviso e sembrava giunta al termine. Senza avere altra scelta, mi ero rassegnata a tirare i remi in barca. Purtroppo non avevo avuto modo di tirare in ballo la lettera che Kawazoe aveva scritto a Yoko e in quel momento pensai di rimandare tutto a una successiva telefonata o anche a un nuovo incontro.
Quando ormai mi apprestavo a fare dietro-front e a uscire dal camerino, Naruse mi venne in aiuto rivolgendo a Kawazoe un'ulteriore e insperata domanda.
Mi scusi gli chiese, mostrandogli la copia di Memento mori che stringeva in mano e porgendogliela, posso osare chiederle dove ha trovato le fotografie raccolte in questo libro?.
Ah, queste sono tutte vecchie foto. Si tratta soprattutto di roba arrivata dalla Germania, dai dipartimenti di medicina legale di varie universit. Di fotografie di questo tipo se ne potevano trovare parecchie anche presso alcuni vecchi studi fotografici nei nostri quartieri popolari, perch in passato qui in Giappone erano loro che si occupavano di scattare foto sulle scene di crimini, di incidenti e cos via. E poi, stando a quanto ho sentito dire in giro, c'erano anche un bel po' di tipi loschi abituati a bazzicare i dipartimenti di medicina legale delle nostre universit e a dare vita a un vero e proprio commercio di cadaveri. Lo so, sono brutte storie, ma c'era gente disposta a comprare un braccio o altre parti del corpo umano avvolti in un bel sacchetto di plastica nero... Tutto bene? Non le d fastidio guardare queste immagini a quest'ora della sera? mi chiese all'improvviso Kawazoe ridendo sotto i baffi e interrompendo il suo eloquente racconto.
S, un po'.
Ce n' qualcuna che la disturba pi delle altre? mi domand ancora, volgendo il libro nella mia direzione e sfogliandone le pagine.
Quella di questo cadavere annegato, per esempio risposi, indicando la fotografia di un corpo grottescamente gonfio e tumefatto. Mi trasmette un senso di atrocit e di efferatezza, oltre che di orrore.
Giusto, perfetto! comment lui a voce alta, annuendo tutto soddisfatto. Le fotografie di cadaveri annegati sono le preferite dagli amanti del genere. E il motivo  racchiuso in ci che lei stessa ha appena detto: perch sono atroci, efferate e destano pi orrore delle altre. Al secondo posto ci sono quelle dei corpi feriti e mutilati dei caduti in azioni di guerra. E quanto pi un corpo risulta martoriato, tanto pi la fotografia desta interesse. Kawazoe si interruppe e liber una risata cinica, poi diede un colpetto di tosse per schiarirsi la gola.
Ma come  possibile gli chiese Naruse, approfittando della pausa, che queste orrende fotografie di cadaveri possano destare l'interesse di qualcuno?.
 semplice rispose lui, assumendo un'aria tutta seria, si tratta di un atteggiamento sadico. In un certo senso la morte altrui, rappresentata nella maniera pi atroce e crudele possibile in queste fotografie, permette al sadico di avere conferma della propria esistenza.
Anche in Giappone ci sono appassionati e collezionisti di questo genere di fotografie?.
Credo di s replic Kawazoe sorridendo. Dopo di che si alz in piedi come a voler porre fine alla conversazione e aggiunse: Se mi capiter di sentire qualcosa, mi metter subito in contatto con voi.
Grazie, e ci scusi per averla disturbata. Arrivederci.
Sorpresi dal brusco epilogo dell'incontro, io e Naruse lasciammo in fretta il camerino. Tornati nel corridoio d'ingresso, dalla sala udimmo provenire un applauso scrosciante: con ogni probabilit era in pieno corso il numero della pip. Esausta, diedi un'occhiata all'orologio: mezzanotte passata.
 tardi, andiamo via dissi a Naruse, il quale non fece una piega.
Mentre ci apprestavamo a scendere la rampa di scale che portava verso l'uscita, notammo una coppia scambiarsi effusioni nella penombra. Erano Yukari e Fujimura, si stavano baciando.
La macchina di Naruse era parcheggiata in sosta vietata, i coni segnaletici che delimitavano l'area di divieto giacevano per terra, abbattuti come birilli.
Ti accompagno a casa mi disse Naruse. Ne fui molto contenta, forse aveva deciso per davvero di smettere di farmi la guardia.
Non hai avuto anche tu la sensazione che Kawazoe ci stesse nascondendo qualcosa? gli chiesi mentre metteva in moto la Mercedes.
Mmh, non saprei rispose in tono esitante. In generale, per, se proprio debbo dirti la mia, non credo che Yoko sia coinvolta in chiss quale complotto o affare losco.
S, certo, di questo sono convinta anch'io.
Sono sicuro che, magari aiutata da qualcuno dei suoi amici,  fuggita con i soldi o si  nascosta da qualche parte. Non penso ci sia sotto chiss che. E comunque non credo che Kawazoe c'entri qualcosa in tutto questo.
Naruse si ferm al semaforo e prese dalla tasca un pacchetto di Marlboro Lights mezzo schiacciato. Quindi tir fuori una sigaretta tutta piegata, se l'accese e abbass il finestrino, mostrando una certa premura nei miei confronti.
Sar pure stata aiutata da qualcuno dei suoi amici dissi, fissando il semaforo in attesa che diventasse verde, ma io non c'entro niente. E a dirtela tutta credo che non c'entrino niente nemmeno le persone che abbiamo preso in considerazione finora.
Nell'istante in cui si accese la luce gialla del semaforo, un gruppetto di uomini e donne ubriachi attravers la strada ridendo e schiamazzando. Mentre ascoltava le mie parole, Naruse annu lievemente col capo, ma continuava a tenere lo sguardo fisso in avanti mostrando ben poca fiducia nei miei confronti. Aveva detto e ripetuto che non aveva pi intenzione di stare a casa mia e sorvegliarmi, ma evidentemente questo non significava che avesse cambiato idea su di me. Nel rendermene conto, mi sentii assalire da una sensazione molto spiacevole.
Tuttavia c'era ancora una possibilit. Mi venne in mente mentre fissavo Naruse e la sua espressione fredda e imperturbabile. Nulla poteva escludere che lui e Yoko fossero d'accordo. Forse continuava di proposito a dubitare di me e a volermi addossare la colpa di quanto era accaduto. E finch fingeva di fare il detective portandomi a spasso con lui, magari Yoko se ne stava nascosta al sicuro chiss dove in attesa che le acque si chetassero. Poi, al momento giusto, se la sarebbero svignata in due, fregandomi di brutto. Ma a quale scopo? Per una come me, cento milioni di yen rappresentavano una somma enorme, ma per loro due, una coppia di amanti forse intenzionata a rifarsi una vita, quel denaro non corrispondeva a chiss quale tesoro.
Non riesco a comprendere per quale motivo Yoko avrebbe dovuto mollare tutto e scappare con i soldi dissi nel tentativo di approfondire l'argomento.
Era in difficolt economiche rispose Naruse cogliendomi di sorpresa, mentre spegneva il mozzicone nel portacenere e annuiva convinto, come se la sapesse molto lunga in proposito.
Davvero? gli chiesi incredula. Avevo sempre pensato che le entrate di Yoko non fossero esorbitanti e che le permettessero solo a stento di condurre un certo stile di vita, ma non avrei mai immaginato che potesse addirittura essere in difficolt. Mi strinsi forte al petto la borsa. Dentro c'era il quaderno della contabilit che avevo preso dal suo ufficio: dissi a me stessa una volta di pi che ne avrei verificato il contenuto minuziosamente, dal primo all'ultimo rigo. Volevo vederci chiaro e ricevere conferma di ci che aveva appena detto Naruse.
Non riusciva nemmeno a pagare le rate della BMW precis. Da un certo punto in poi ho dovuto pensarci io.
A quanto ammontava la rata mensile?.
Circa centomila yen rispose lanciandomi uno sguardo di sfuggita. Non mi credi?.
No, no, per carit. Conoscendo Yoko, era pi che plausibile. Per... dissi per prendere tempo, riflettendo bene sulla domanda che stavo per fargli. Tu Yoko la amavi sul serio?.
S, mi piaceva molto replic, guardandomi negli occhi mentre stringeva il volante. Ho un debole per le donne come lei, imprevedibili e pericolose.
Del tutto inaspettatamente, in quell'istante mi sentii scuotere da un tremito di pura gelosia.
Me ne andr via subito mi disse Naruse quando arrest il motore della Mercedes davanti al mio palazzo, permettimi solo di salire a controllare la segreteria telefonica.
Va bene, d'accordo.
Giunti all'undicesimo piano, quando le porte dell'ascensore si aprirono, mi ritrovai di fronte Kimishima e per poco non mi prese un colpo. Rimasi molto amareggiata, non mi aspettavo di ritrovarmelo davanti. Era vestito come al mattino, solo che la camicia di seta leopardata nera e blu era zuppa di sudore e gli si era incollata alla pelle, facendolo apparire ancor pi viscido e disgustoso. Sembrava stanco di aspettare, immusonito come un bambino viziato.
Naruse! url.
Kimishima! Che ti prende? gli rispose per le rime Naruse, chiaramente seccato.
Avete fatto tardi, eh? ribatt Kimishima in tono insinuante. E quando mi vide dirigere lo sguardo verso Naruse, fece una smorfia volgare e aggiunse: Ve la siete spassata alla grande, vero?.
Lo ignorai di sana pianta, aprii la porta e feci per entrare. Allora Kimishima mi venne dietro come un'ombra, lo scalpiccio delle sue scarpe che risuonava in tutto il pianerottolo.
Ho un messaggio da parte del capo annunci in tono lamentoso. Domani, alle nove in punto, dovrete essere nel suo ufficio per informarlo sull'evolversi della situazione. E poich di questa furbastra non ci si pu fidare disse, indicandomi col mento e rivolgendosi a Naruse, dovrai continuare a tenerla sotto stretta sorveglianza. Ci vediamo, buona fortuna!.
Ci detto, gir i tacchi e se ne and. Dal primo istante in cui lo avevo visto davanti all'ascensore avevo subito intuito perch era l. Lasciai la porta spalancata e, mentre mi avviavo verso l'interno dell'appartamento, dissi ad alta voce a Naruse: Prego, entra pure, a quanto pare si tratta di un ordine.
Mi dispiace... si scus lui, seguendomi mogio.
Niente. Evidentemente, da domenica scorsa, noi due siamo condannati a dormire sotto lo stesso tetto commentai con voce tediata.
Gi, stiamo sempre insieme ed evidentemente la cosa ti annoia perch non riesci a chiamare Yoko, eh? disse scherzando ma senza minimamente sorridere, d'un modo che mi rese ancor pi convinta che non si fidasse di me, raggelandomi il cuore. Come se non bastasse, avrei dovuto rimandare all'indomani la lettura del quaderno della contabilit di Yoko.
Ehi, vieni un po' a vedere mi fece poco dopo, invitandomi con un cenno della mano, sembra che ci sia un messaggio nella segreteria.
Da quando mi ero trasferita in quell'appartamento che in precedenza mio padre usava come ufficio nessuno mi aveva mai telefonato, a parte Yoko. Avevo preferito non dare il numero di telefono ad altri amici e conoscenti, per cui l'apparecchio squillava solo di rado, per esempio quando qualcuno chiamava per errore credendo di rivolgersi all'agenzia investigativa di mio padre. Fino a pochi giorni prima, la mia vita era molto tranquilla e silenziosa.
Era stata Yoko a telefonare e a lasciare un messaggio? Dopo la telefonata muta presa da Kimishima, domenica, non c'era stata nessun'altra chiamata. Tesa, con mano tremante, schiacciai il tasto di ascolto della segreteria.
Pronto? Sono io. Stai bene? Se non ci sei, prover a richiamarti pi tardi. Non telefonare tu, ti chiamo io.
Naruse mi lanci uno sguardo interdetto.
Mio padre! esclamai. Subito dopo mi venne uno sbadiglio. Ero stanca morta, avevo bisogno di dormire, anche perch l'indomani mattina ci toccava presentarci da Uesugi. Ma Naruse si avvicin alla porta d'ingresso ed estrasse una busta marrone dalla buca solitamente riservata alla ricezione del giornale del mattino.
Sono le bozze di Yoko! disse ad alta voce.
Mita, esattamente come aveva detto, aveva fatto le fotocopie delle prime bozze e ce le aveva mandate.

7.

Le bozze contavano in tutto una settantina di pagine battute al computer. La pubblicazione era prevista entro i mesi successivi, in una delle riviste generaliste della Rondansha. Io e Naruse cominciammo a leggerle a turno, una pagina dopo l'altra.
Il sogno di Berlino nascosto in una fortezza
(prima stesura)
Usagawa Yoko
Berlino, aprile.  il mio primo giorno in citt. Il vento  gelido e tagliente, il cielo  gravido di nuvole basse e grigie.
La gente per strada  avvolta in cappotti dai colori sobri e procede a passo spedito, lo sguardo puntato dritto in avanti, come se non avesse altro pensiero all'infuori della destinazione da raggiungere. Tutti sembrano tristi e scontenti, quasi si fossero ridestati da un bel sogno, forse a causa dell'inaspettato ristagno economico seguito all'unificazione di Est e Ovest.
 diverso dalle altre cose che aveva scritto finora commentai con voce stupita dopo aver letto l'incipit.
S,  vero concord Naruse, sembra tendere molto al sociale.
Di solito Yoko cominciava in modo molto enfatico e incisivo, per non dire drammatico, strizzando l'occhio soprattutto al lettore di sesso maschile. Invece stavolta il brano di apertura aveva tutto un altro sapore. Forse ci era attribuibile almeno in parte alla dichiarata volont e alla determinazione di puntare al premio O.
All'ingresso dello zoo, un gruppo di teenager forse nel pieno delle vacanze primaverili attende l'apertura dei cancelli battendo i piedi per terra per combattere il freddo. Sono vestiti di jeans da capo a piedi, infagottati e imbottiti come palloni di gomma. Qui l'abbigliamento costituisce un segno identificativo pressoch inequivocabile. Le persone che indossano abiti costosi ed eleganti sono quasi certamente del lato Ovest; quelle con indosso roba vecchia e di qualit scadente seguono invece la nuova tendenza dell'Ostalgie, come chiamano qui la nostalgia per i giorni passati della DDR, e vengono dal lato Est. I pantaloni e le giacche di jeans rappresentano la divisa dei giovani. Mi sto abituando molto in fretta a Berlino, mentre vago senza una meta per le sue strade.
Osservo e studio le facce dei passanti una a una, come fossi alla ricerca di qualcuno, procedendo a passo lento. Sul volto di coloro che incrociano il mio sguardo, si disegna di primo acchito un'espressione di meraviglia, che a poco a poco si trasforma in un ghigno beffardo oppure in un'occhiata di curiosit.
 questa, in generale, la reazione dei berlinesi nel vedermi.
Rientro in hotel verso mezzogiorno e mi fermo nella hall in attesa dello studente incaricato di farmi da guida e interprete. Ho fatto specifica richiesta alla persona che ha organizzato il mio soggiorno in citt di procurarmi un ragazzo giovane e in gamba. Una guida eccessivamente esperta e ligia all'etica professionale molto probabilmente si rifiuterebbe di condurmi nei posti dove ho in mente di andare.
Nella sala conferenze in fondo alla hall deve essere da poco terminato un meeting: alcune decine di uomini in giacca e cravatta si dirigono verso il ristorante chiacchierando allegramente. Mi accendo una sigaretta e mi soffermo a osservarli mentre mi sfilano davanti. In genere gli europei sono molto sensibili agli sguardi altrui: quando qualcuno li fissa, reagiscono subito e ricambiano lo sguardo, il pi delle volte in maniera ostile. Quegli uomini d'affari si accorgono di me immediatamente, l'uno dopo l'altro. Sono attratti prima di tutto dalla mia eccentrica capigliatura bionda, ma poi mostrano la stessa identica reazione delle persone che ho incrociato per strada: meraviglia, curiosit, scherno. Dalla loro espressione incredula  fin troppo chiaro che si stanno chiedendo perch una donna asiatica voglia imitare una donna bianca.
Tutt'a un tratto vedo entrare nell'albergo un ragazzo che, almeno a giudicare dall'abbigliamento, ha l'aria di essere uno studente. Indossa un paio di jeans scoloriti e un giubbotto di pelle marrone. Inoltre porta uno zainetto nero sulle spalle. Si guarda intorno alla ricerca di qualcuno, poi mi nota e fa una faccia sorpresa. In giro non ci sono altre donne orientali all'infuori di me.
Mi si avvicina e mi chiede, in giapponese: Lei  la signora Usagawa Yoko?.
S, e tu?.
Sono Carl Shinri Richter.
Dopo essersi presentato, attento a sottolineare il suo secondo nome giapponese, prende a fissare con aria perplessa i miei capelli tinti di biondo. I suoi occhi sono al contempo colmi di pura curiosit giovanile.
Che lavoro fa? Di che cosa si occupa? mi chiede in un perfetto giapponese. La sua pronuncia  eccellente, parla come un qualsiasi ragazzo del nostro paese. Ha dei lineamenti molto belli, ben al di sopra della media, al punto da farmi temere che insieme rischiamo di dare troppo nell'occhio. Mi spiega che i suoi genitori sono uno tedesco e l'altro giapponese e che  stato in Giappone fino al diploma liceale, dopo di che  venuto a studiare all'Universit Tecnica di Berlino.
Sono una scrittrice gli rispondo mentre gli tendo il mio biglietto da visita. Sono qui per svolgere una specie di ricerca sul campo.
Che tipo di ricerca, se  lecito chiederlo?.
Voglio andare nell'ex Berlino Est con questo look.
Cio vestita in quel modo? mi chiede, fissando il mio vestito rosso attillato e i tacchi alti. Per fare cosa di preciso?.
Ho intenzione di studiare la reazione della gente del posto, in particolare di punk e naziskin, alla vista di una donna asiatica dai capelli tinti di biondo, truccata e vestita in modo sexy.
Ma  pericoloso mi ammonisce, scrollando le spalle. I suoi gesti e la mimica facciale sono da puro occidentale. In tutta sincerit, non credo valga la pena fare una cosa del genere. Mi pare insensato, oltre che rischioso.
S, pu darsi. Ma il mio scopo  provare su me stessa che cosa significhi essere oggetto di discriminazione razziale. In realt, pare che di recente in questa citt si sia verificato un episodio molto spiacevole, dal quale ho preso spunto per condurre la mia indagine: una prostituta di nazionalit giapponese che indossava una parrucca bionda  stata assalita da un gruppo di giovani neonazisti e massacrata di botte. Si tratta di una notizia che mi  stata riferita in via del tutto confidenziale da un mio conoscente, di cui i media giapponesi non sono per ora al corrente.
All'inizio addirittura avevo in mente di andare in giro conciata come una prostituta confesso senza alcuna reticenza.
Carl sgrana gli occhi stupefatto e mi dice: Incredibile, ma lo sa che proprio ultimamente ho sentito di una donna giapponese aggredita per strada?.
Davvero? replico, facendo la gnorri e tirando fuori il mio bloc-notes. Mi piacerebbe saperne qualcosa di pi. Si trattava di una turista?.
Boh, e chi lo sa? mi risponde lui senza troppo interesse, scuotendo il capo.
Dove posso rivolgermi per avere informazioni dettagliate?.
In biblioteca. Dovrebbe esserci qualche trafiletto sui giornali, no?.
Ma io il tedesco non lo conosco... Spero vorrai aiutarmi.
A proposito, il fotografo? mi chiede cambiando argomento, come per prendere tempo. Evidentemente sta riflettendo se accettare o no il lavoro.
Non c' nessun fotografo, sono sola gli rispondo in tono risoluto. Ci penser io stessa a fare qualche scatto, e tu farai qualche foto a me mentre andr in giro. La sai usare la macchina fotografica, no?.
Mmh, forse ci sarebbe bisogno di rinforzi, per non dire di un paio di guardie del corpo. Non so se me la sento, non credo di potercela fare da solo.
E dai, almeno proviamoci.
Carl ci riflette su per un po', poi comincia un tira e molla sull'entit del suo compenso. Insiste sul fatto che il contenuto del lavoro  ben diverso da ci che gli era stato proposto telefonicamente e pretende il doppio della cifra. Alla fine, senza avere altra scelta, accetto. Lui cambia faccia, sorride e si mette subito all'opera. Gli affido il compito di andare a noleggiare una macchina. Esegue a puntino, dicendo che far in un attimo. Sono contenta, credo di essermi assicurata davvero un'ottima guida.
In breve Carl fa ritorno in albergo, ma non mi sembra granch soddisfatto.
Purtroppo c'era solo quella mi fa mentre indica un'Audi rosso fiammante parcheggiata davanti all'ingresso.
Perch? Non va bene?.
D troppo nell'occhio. Dobbiamo andare nell'ex Berlino Est, no? Ci scambieranno per turisti straricchi. Senza contare che, se la posteggeremo da qualche parte in strada, rischieremo di farcela ridurre assai male.
Yoko, quello stesso giorno, affidandosi alla giovane guida tedesca, diede inizio alla sua missione per le vie di Berlino.
Tu ne sai qualcosa di questo Carl? chiesi a Naruse, immerso nella lettura.
No rispose senza sollevare lo sguardo e scuotendo leggermente il capo. Yoko non mi parlava mai del suo lavoro, non ne sapevo assolutamente nulla. Poi finalmente alz la testa e aggiunse: Non sapevo nemmeno che si fosse fatta bionda.
Quindi i capelli non se li  tinti in Giappone?.
Non lo so, credo di no. Quando l'ho accompagnata all'aeroporto di Narita erano neri, come sempre... e anche quando  tornata disse, facendosi una risatina.
Anche se eravamo amiche e andavamo molto d'accordo, Yoko viveva a casa sua e aveva una vita. Non potevo sapere tutto di lei, i suoi progetti, i suoi cambiamenti. Ma era mai possibile che Naruse, il suo uomo, ne fosse completamente all'oscuro e non sapesse nulla del suo lavoro? Presa da mille dubbi, mi soffermai a osservare il suo profilo. Forse la loro storia era finita gi da un pezzo.
Carl mi spiega che fare la guida per i turisti giapponesi  molto semplice, perch vogliono andare pi o meno tutti sempre negli stessi posti. Spese in grande stile al Kurfrstendamm, principale via dello shopping della citt, e visita al castello di Charlottenburg; puntatina alla colonna della Vittoria, ingresso nell'ex Berlino Est e rapida sosta davanti alla porta di Brandeburgo e al palazzo del Reichstag; passeggiata a ritmo di marcia lungo l'Unter den Linden, poi Alexanderplatz e Carl-Marx-Allee; attenta e meravigliata osservazione, strada facendo, dei mutamenti nello stile architettonico degli edifici, che da hitleriano diventa staliniano; infine visita veloce al Checkpoint Charlie e al museo annesso, con immancabile acquisto di un frammento di Muro.
Raggiungiamo in auto il KaDeWe, famoso ed elegante centro commerciale di Berlino situato a breve distanza dall'albergo. Mettiamo l'Audi nel parcheggio ed entriamo.
Allontanati e scattami qualche foto dico a Carl, facendogli segno di andare avanti e procedendo lentamente e con disinvoltura per i corridoi del grande magazzino.  sabato pomeriggio, c' un bel po' di gente impegnata a fare acquisti. Ma io sono l'unica giapponese in giro. Mi dirigo verso il reparto abbigliamento donna, mi guardo intorno, esamino la merce facendo finta di niente.
I tedeschi mi fissano senza distogliere lo sguardo, quasi tutti mi osservano e mi squadrano da capo a piedi, con insistenza. Che cos' di preciso che li rende tanto curiosi e talvolta perfino indignati? Per me resta un mistero. Noi giapponesi non ci meravigliamo a tal punto nemmeno quando vediamo uno straniero in kimono. N d'altra parte mostriamo stupore se ci imbattiamo in un tedesco dagli occhi e dai capelli neri.  forse che in questo mio aspetto camuffato colgono una sorta di affronto alla loro identit?
In ascensore, un'anziana signora mi guarda senza staccarmi gli occhi di dosso e, uscendo, borbotta: Japaner!, o qualcosa del genere. Che cosa mi avr detto? Giapponesi!, forse, in tono decisamente dispregiativo. Quindi potrebbe essere tutta una questione relativa alla razza.
Faccio un altro giro e continuo a farmi fotografare da Carl di nascosto. Poi decidiamo di recarci presso un mercatino all'aperto, a quest'ora di certo affollato.
Yoko e Carl si diressero per la precisione al caratteristico mercatino delle pulci della Strae des 17. Juni, dove lei, tra l'altro, attrasse in particolare l'attenzione di un gruppo di giovani alti e robusti dai capelli lunghi, i quali tenevano al guinzaglio alcuni esemplari di pastore tedesco. Quando passiamo noi, tutti si fermano e prendono a fissare con sguardo severo la mia capigliatura bionda. Sembra quasi che dicano: Smettila di imitarci, i capelli biondi appartengono solo a noi!, si leggeva in quella parte del dattiloscritto.
Seguivano altre pagine in cui Yoko continuava a raccontare in presa diretta i suoi giorni a Berlino, dall'incontro con una ragazza del lato Est presentatale da Carl, la quale aveva alle spalle una storia triste e sofferta, fino alla visita al campo di concentramento di Sachsenhausen. Si trattava in definitiva di un reportage ben scritto, interessante e non privo di fascino. Qua e l, a pi riprese, Yoko sottolineava il suo disappunto nel non riuscire a trovare tracce riguardanti il pestaggio della prostituta giapponese e, pi in generale, si rammaricava per il mancato incontro ravvicinato con naziskin e altri gruppi del genere. Tuttavia la forza della sua scrittura era davvero impressionante.
A rendere il tutto ancora pi suggestivo contribuiva la divergenza di vedute fra il giovane e prudente Carl e la stessa Yoko, audace come al solito e pronta a sfidare il pericolo. Carl, in possesso di un'identit quasi esclusivamente tedesca, non faceva mistero di nutrire una certa avversione nei confronti di Yoko e del suo atteggiamento, lei che si mostrava sempre cos sfrontata nel provocare la gente, vestita in quel modo assurdo. A volte si presentava con notevole ritardo all'appuntamento in albergo al mattino, altre volte faceva la voce grossa e si rifiutava di assecondare le richieste di Yoko. Risultava per addirittura commovente il fatto che, man mano che i giorni si susseguivano e il lavoro procedeva, il rapporto tra i due diventasse via via pi intimo, al punto che di tanto in tanto si confidavano l'un l'altra i propri pensieri senza alcun riserbo.
Ah, eccolo! esclam di colpo Naruse, mentre ero assorta nelle mie riflessioni.
Che cosa?.
L'omicidio! mi rispose, mostrandomi la parte del dattiloscritto che aveva appena letto.
Trovandosi Berlino a una latitudine piuttosto settentrionale, le ore di luce sono maggiori rispetto al Giappone. Sono gi le otto quando infine comincia a calare la sera. Abbiamo cenato in un ristorante indiano a Charlottenburg, suggerito da Carl, e ci siamo diretti in un noto caff del quartiere turco di Kreuzberg. Si tratta di un posto molto particolare, strutturato a imitazione di un piccolo monastero. Da quando ci siamo venuti per la prima volta, il giorno stesso del mio arrivo a Berlino,  diventato il mio locale preferito.
In passato Kreuzberg era visto come un semplice sobborgo di periferia, poi, in seguito all'unificazione della citt, si  trasformato in men che non si dica in un luogo alla moda e molto frequentato dai giovani berlinesi.
Ed  precisamente qui, a Kreuzberg, che ci siamo imbattuti nostro malgrado in qualcosa di spaventoso e inaspettato.
Verso le dieci, mentre io e Carl chiacchieravamo sorseggiando il nostro caff seduti in prossimit dell'ingresso del locale, vediamo entrare due tipi sulla quarantina dall'aria truce. Me li ricordo molto bene perch entrambi, nel venire avanti, si sono messi a fissare per alcuni secondi e con occhi taglienti i miei capelli biondi. Poi sono andati a piazzarsi a un tavolino in fondo e hanno cominciato a discutere calorosamente di chiss cosa, seduti con la faccia rivolta verso la parete.
Io e Carl stavamo giusto dicendo che si era fatta ora di andare, per cui paghiamo il conto e usciamo dal locale, lasciandoci subito alle spalle i due tipi loschi.
Si gela, due sotto zero. Siamo ad aprile, eppure la temperatura  pi bassa rispetto al pieno inverno di Tokyo. Sto tremando dal freddo, ho addosso un miniabito e dei collant velati. A passo svelto, quasi correndo, ci avviamo verso la nostra auto a noleggio; non vedo l'ora di tornare in albergo. Ma ecco che accade qualcosa.
Da un angolo spunta all'improvviso una macchina e si ferma inchiodando davanti all'entrata del caff. Si tratta di una Ford di piccola cilindrata, come se ne vedono tante qui a Berlino. Dal suo interno, l'uno dopo l'altro, vengono fuori tre tizi enormi, dei veri colossi, i quali si fiondano dentro il locale. Io e Carl, immobili a breve distanza, subodoriamo che c' qualcosa di strano e ci guardiamo l'un l'altra negli occhi. Al volante della Ford c' una donna, si  accorta di noi e ci sorveglia attraverso lo specchietto retrovisore. Vuoi vedere che..., comincio a pensare, il cuore che prende a martellarmi nel petto. Ehi, ma quella donna non  giapponese? chiedo a Carl. Nemmeno il tempo di dirlo e l'aria notturna viene squarciata dal rumore secco di colpi di arma da fuoco. Dirigiamo lo sguardo verso il caff e vediamo schizzare fuori come proiettili i tre uomini di poco prima.
Attenzione! mi urla Carl a denti stretti, abbassandomi la testa con una mano e costringendomi a mettermi pancia a terra al suo fianco sul marciapiede gelato. Sono confusa, intontita, non riesco a capire che cosa stia accadendo, ho davanti agli occhi solo l'immagine di quei tre colossi che balzano fuori dal locale. In pugno stringevano qualcosa: una rivoltella!
Che sensazione strana, mi sembra che tutto questo non sia vero, come se fosse solo la scena di un film. Molto probabilmente  per questo che non ho paura. Distesa faccia a terra sull'asfalto, mentre mi convinco una volta per tutte che i botti appena uditi erano colpi di pistola, mi giungono all'orecchio il rumore di portiere d'auto sbattute con forza e il rombo di un motore che riparte a tutto gas.
Ma che cosa  successo? chiedo sollevando piano la faccia. Carl si  gi rimesso in piedi e tiene lo sguardo incollato all'entrata del caff. Mi rialzo in piedi anch'io e vedo un mucchio di gente sbucare da ogni dove correndo e radunarsi davanti al locale. Mi avvicino in fretta e provo a sbirciare all'interno: i due tizi entrati poco prima che io e Carl ce ne andassimo giacciono abbandonati al suolo, ricoperti di sangue. Uno  assolutamente immobile, forse  gi morto; l'altro sembra ferito a un braccio e si contorce in quella pozza rosso cupo, urlando chiss cosa. In breve giunge sul posto la polizia e comincia a informarsi sull'accaduto. I clienti ancora presenti nel caff vengono mandati subito via, dopo aver risposto in fretta a un paio di domande.
Uno dei due  morto mi informa Carl. Pare si tratti di Max Hfer,  un personaggio ben noto.
Chi era? Che cosa faceva? gli chiedo in tono concitato.
Era il leader della Lega per la difesa e la tutela della pura e superiore razza tedesca mi risponde lui con uno sbuffo ironico.
Cio? Non capisco.
Era il capo di uno di quei gruppi di sporchi neonazisti che lei non vede l'ora di incontrare.
E gli attentatori? Chi erano?.
Non si sa ancora... Un gruppo di sinistra, o forse un'organizzazione turca, o magari anche gente di qualche movimento antinazista. I neonazi hanno molti nemici, ovviamente: comunisti, verdi, pacifisti, antirazzisti, ebrei e cos via.
Sei riuscito a vedere la persona al volante della macchina? provo a chiedergli, finalmente un po' pi tranquilla.
No... replica lui scuotendo il capo a destra e a sinistra, mentre fa un respiro profondo e trema infreddolito.
Era una donna, sembrava giapponese.
Davvero? Mi pare strano, magari era una cinese. Qui a Berlino  pieno di cinesi e la cosa di certo non fa piacere ai neonazisti. Se in giro capita di sentire che una donna giapponese ha subto un'aggressione, il pi delle volte  probabile che si tratti di un errore e che a essere stata aggredita sia una donna cinese.
Stando cos le cose, non posso scommettere di averci visto giusto. In ogni caso, la donna seduta al posto di guida di quella piccola Ford, nell'attimo in cui ha scorto il mio viso e i miei capelli biondi attraverso lo specchietto retrovisore, ha assunto un'espressione di chiaro sollievo. Di questo ne sono pi che certa, non posso essermi sbagliata. Nel vedermi inaspettatamente, deve aver provato qualcosa.
Questa esperienza agghiacciante ha avuto su di me un impatto notevole. Rientrata in albergo, mi metto a letto ma non riesco a chiudere occhio, sono troppo terrorizzata. E se quella donna asiatica, per paura di essere riconosciuta, venisse qui ad ammazzarmi? penso sudando freddo. Non puoi correre questo rischio, ordino a me stessa, domattina devi fare i bagagli e tornare in Giappone col primo volo disponibile.
Tuttavia l'indomani mattina Yoko non torn in Giappone e decise di restare ancora a Berlino. Non appena Carl, sconvolto pi o meno quanto lei, si present in albergo, gli disse: Se hai intenzione di tirarti indietro, prego, fa' pure. Per ti chiederei almeno di presentarmi un'altra guida. Ma alla fine anche Carl, contagiato dall'entusiasmo e dalla passione di Yoko, decise di continuare il lavoro.
D'altra parte feci notare a Naruse, Yoko gli dice: Carl, se stamattina sei venuto qui, forse significa che non vuoi smettere di aiutarmi.
Caspita, che determinazione, voleva andare fino in fondo comment lui in tono stupefatto, traendo un sospiro. Yoko esagera sempre aggiunse poi a bassa voce.
Il sole tramonta, le luci per strada si accendono. I lampioni dell'ex Berlino Est emanano una fioca luce arancione, che trasforma queste vie lastricate e in rovina in un paese delle favole cupo e malinconico.
Dall'altra parte  diverso mi dice Carl indicando la riva opposta della Sprea, le luci sono forti e bianche.
Dirigo lo sguardo oltre il fiume e mi accorgo che in effetti il lato ovest  illuminato da luci chiare e intense.
In questo momento stiamo passeggiando lungo Oranienburger Strae, nei pressi della Kunsthaus Tacheles, una splendida galleria d'arte moderna ricavata dalla demolizione di un centro commerciale e gestita da collettivi di liberi artisti. Si tratta di un edificio storico costruito in pieno periodo modernista e con influenze classiche e gotiche, adesso privo di buona parte dei muri esterni e perci simile a un'enorme e antica casa delle bambole.
Oltrepassiamo la recinzione muraria che cinge solo parzialmente la Kunsthaus Tacheles e ci portiamo alle sue spalle, dove si estende un'area desolata tipica dell'ex Berlino Est di quest'epoca: ammassi di macerie, scheletri di vecchi e mostruosi ospedali, fabbriche abbandonate e fatiscenti, erbacce incolte dappertutto. Procedendo in quella direzione, i tacchi alti delle mie scarpe affondano sempre pi nello strato di terra polverosa simile a sabbia che ricopre il suolo, non infrequente in queste zone di Berlino, rendendo poco agevole il mio cammino. Il paesaggio davanti ai miei occhi va ben oltre la mia immaginazione, non mi sarei mai aspettata di ritrovarmi di fronte a un tale squallore. Sono sbalordita, esterrefatta, travolta da questo spazio che evoca un tempo perduto.
Eccole, laggi ci sono delle prostitute! mi urla Carl, il quale mi precede di una decina di metri. Mi affretto a raggiungerlo e, in fondo a Oranienburger Strae, scorgo alcune prostitute in fila sul bordo del marciapiede. Sono equidistanti l'una dall'altra, come i lampioni dalla luce arancione. Ci avviciniamo.
Sono vestite pi o meno tutte allo stesso modo, incuranti del freddo: body sgambato blu elettrico e giacchino corto bianco. I capelli biondo platino sono un imperativo assoluto.
Dai, prova a chiedere di quella faccenda dico al giovane Carl.
Quale faccenda? mi domanda lui sconcertato, come se cadesse dalle nuvole.
Se sanno della prostituta giapponese aggredita e picchiata dai neonazi.
Va bene, ho capito.
Ancora titubante, Carl si accosta alla donna pi vicina a noi, la prima della fila, e le rivolge la parola. Poi si gira verso di me e scrolla le spalle, evidentemente ha ricevuto una risposta negativa. Andiamo avanti piano e proviamo a fare la stessa domanda a ognuna di quelle donne. Finalmente, la ragazza posizionata nel luogo peggiore, sotto il ponte della S-Bahn, ci rivela qualcosa. Tra l'altro dice di essere una studentessa della Humboldt-Universitt, costretta di tanto in tanto a prostituirsi perch le hanno sospeso la borsa di studio (pi tardi Carl mi spiegher che questo  alquanto inattendibile).
In ogni caso, ecco come risponde alla nostra domanda: S, ho sentito parlare di quella giapponese. Per non era una prostituta, lavorava in certi locali, mi pare come ballerina e spogliarellista o qualcosa del genere. Pare fosse finita in un giro sporco, un business dove circolava un mucchio di soldi.
Non riesco a comprendere di cosa stia parlando: un giro sporco, un business dove circolava un mucchio di soldi... Intanto Carl, battendo i denti per il freddo, mi fa un cenno e mi dice: Sar meglio andare,  pericoloso restare qui troppo a lungo. Dietro queste povere ragazze ci sono organizzazioni criminali che non scherzano.
Mentre sono l a dirmi che Carl ha perfettamente ragione, i fari di un'automobile alle nostre spalle, sbucata da chiss dove, illuminano la strada. Io e Carl ci voltiamo indietro nello stesso istante e scorgiamo una Porsche nera, rara a vedersi nell'ex Berlino Est, avanzare lentamente verso di noi. Il tizio al volante abbassa il finestrino e ci rivolge la parola, Carl assolve molto bene al suo ruolo di interprete.
Che cercate? Che cosa volete dalle ragazze?.
Sono una scrittrice giapponese, sto scrivendo un libro sul tema della xenofobia e del razzismo. Ho sentito dire che di recente una prostituta giapponese con una parrucca bionda  stata aggredita da una banda di neonazisti e sto raccogliendo informazioni in proposito. Non  che per caso lei ne sa qualcosa?.
Le nostre ragazze non hanno nulla a che fare con quella faccenda, okay? Quella  roba in cui c'entra la mafia.
La mafia? Anche qui a Berlino c' la mafia?.
S, certo. Perch, da voi non c' la yakuza?  la stessa cosa, la mafia fa affari alla grande in diversi settori e pu contare sull'appoggio politico della destra.
Che tipo di affari?.
Ehi, non le sembra di esagerare con tutte queste domande? Io non ne so pi di tanto, ma tutta la zona qua intorno, per esempio,  nelle mani dei mafiosi. Se ne sono impadroniti sfruttando tutto il casino che c'era sotto. La terra apparteneva al Partito comunista, ma prima era propriet privata, e prima ancora era in mano ai nazisti. Poi, a un certo punto, sono venuti fuori pure gli ebrei e hanno cominciato a dire che era roba loro. Allora si  messa di mezzo la mafia e ha arraffato tutto a modo suo, iniziando a vendere il terreno a imprese dell'Ovest e ricavandoci una montagna di soldi. Tra l'altro i mafiosi, ma forse questo lo sa gi, vendono anche armi ai neonazisti, quella  gente che gli affari ce li ha nel sangue.
Quindi lei non appartiene alla mafia?. Il tipo resta muto e si mette a fissare tutto serio i miei capelli biondi, senza minimamente sorridere. Dove mi conviene andare insisto, per avere informazioni sulla prostituta giapponese?.
Non ne ho la pi pallida idea risponde lui, facendo spallucce e allontanandosi in fretta con la sua Porsche nera.
Quella era l'unica parte in cui si faceva riferimento diretto alla faccenda dei neonazisti e della prostituta dalla parrucca bionda. Da l innanzi, Yoko proseguiva il racconto delle sue esperienze per le strade dei quartieri malfamati dell'ex Berlino Est. Riferiva soprattutto, con dovizia di dettagli, gli episodi di razzismo che era costretta a subire e di tanto in tanto rifletteva sui possibili motivi alla base del morboso attaccamento della gente alle questioni legate alla razza e alle differenze etniche. Inoltre, affrontando il tema dell'immigrazione, disquisiva con sottigliezza ed estrema competenza sulle possibili cause della recente e improvvisa escalation degli episodi di violenza perpetrati dai neonazisti nell'ex Germania Est.
 sorprendente, non credevo che Yoko fosse capace di scrivere una cosa del genere, cos solida e seria comment Naruse al termine della lettura.
In effetti si tratta di un punto di svolta che potrebbe imprimere una nuova e importante direzione al suo lavoro. E poi finora era stata eccessivamente... morbida e leggera, no?.
Uhm,  vero.
Per non riesco a capire perch ci tenesse tanto a revisionare il tutto e a consegnare una nuova versione dissi, esprimendo senza freni il mio dubbio. Secondo me,  gi perfetto cos com'.
Forse non era abbastanza soddisfatta, magari voleva aggiungere alcuni dettagli ed essere pi precisa.
S, per Yoko non  mica una giornalista. Lei  una scrittrice, pi che la precisione e il dettaglio della notizia,  importante che venga fuori il suo stile, la sua anima.
Naruse assent convinto. Poi, mentre infilava il dattiloscritto nella busta con su stampato il nome della casa editrice, mi disse, quasi come se lo chiedesse a se stesso: Chiss chi sar stato a parlarle della prostituta dalla parrucca bionda.
Tu non ne sai nulla? gli domandai, guardandolo negli occhi.
Assolutamente no rispose lui, scuotendo il capo con aria mesta. Non parlavamo mai di lavoro, te l'ho detto.
S, ma ti avr almeno manifestato l'idea di andare a Berlino, no? Quando ha cominciato a parlartene?.
Mmh, in effetti mi aveva accennato qualcosa gi da un po' di tempo rispose mentre ci pensava su. Per era rimasta molto sul vago, non aveva parlato di Berlino. Mi aveva solo detto che sarebbe andata all'estero e che aveva intenzione di scrivere un reportage nuovo e originale. Adesso che ci penso, forse aveva deciso gi da un po' di dedicarsi a tematiche e argomenti di un certo spessore.
L'affermazione di Naruse mi fece riaffiorare alla mente alcune parole che avevo letto nella lettera di Kawazoe: Mi auguro vivamente che, venendo ad assistere alla performance, riuscir a trovare la risposta a quella cosa. Sarebbe di certo un gran bene se potesse utilizzare nel vero mondo della luce la grande energia che arde dentro di lei. Dopotutto, coloro che tendono verso il buio e le tenebre non hanno un destino.
Il vero mondo della luce... Kawazoe voleva forse alludere alla svolta impegnata di Yoko? In questo caso, era scontato che fosse al corrente del contenuto del suo nuovo progetto. E non era da escludere che fosse stato proprio lui a riferire a Yoko la notizia della prostituta bionda aggredita dai neonazisti. Dovevo telefonargli al pi presto, adesso era il mio primo pensiero.
Secondo me, la faccenda della prostituta giapponese era venuta a saperla o da Kawazoe Katsura o da quell'agente, Fujimura dissi senza minimamente accennare alla lettera.
S, da uno dei due, di l non si scappa approv con un cenno del capo Naruse.
Non  che magari Yoko aveva qualcosa a che fare con l'attentato al quale aveva assistito a Kreuzberg? asserii mentre riprendevo la busta della Rondansha, che Naruse aveva appoggiato sulla scrivania, e tiravo di nuovo fuori le bozze. Trovai il punto che mi interessava e lo rilessi in fretta.
Mmh... chiss replic Naruse, facendo un mezzo sorriso e incrociando le braccia sul petto. Ci che avevo appena affermato appariva improbabile e assurdo perfino a me stessa, per lo avevo pensato ugualmente.
Bisogna fare ipotesi su ipotesi e pensare a tutto, anche all'impossibile dissi, quasi come per giustificarmi.
S, forse hai ragione,  meglio darsi da fare. Domani proveremo a chiamare Fujimura e Kawazoe concluse esausto Naruse, la voce distorta da uno sbadiglio improvviso.
...
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FINE Parte 1.

